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Quanto durerà ancora il miracolo polacco?

Quanto durerà ancora il miracolo polacco?

Quanto durerà ancora il miracolo polacco? Il Pil pro-capite della Polonia -a parità di potere d’acquisto- si è impennato del 131% a partire dall’anno 2000. Tuttavia, alcuni catalizzatori della crescita cominciano a perdere forza

Nello stesso periodo, il tasso di disoccupazione è sceso dal 21% fino all’attuale 3,5%. Lo sviluppo economico del paese ha del miracoloso dopo un lungo periodo -posteriore alla caduta del Muro di Berlino del 1989- in cui aveva registrato uno dei tassi di disoccupazione più elevati tra i paesi ex-comunisti. Adesso, dopo questa lunga corsa benefica, i pericoli arrivano dalla fine del boom economico, da un mercato del lavoro a secco di manodopera, da una crescita dei salari che supera quella della produttività e da una dipendenza sempre più accentuata dall’andamento dell’export diretto all’eurozona.

Il caso polacco rappresenta una storia di successo. Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente confermato che per Varsavia si è trattato del periodo di espansione economica più lungo della storia con ben 25 anni di crescita. L’unica eccezione di breve termine si è verificata nel 2001 con due trimestri consecutivi di variazione negativa del Pil (recessione tecnica) che però sono stati completamente riassorbiti nell’arco dei dodici mesi.
La Polonia è stato l’unico paese dell’UE che è riuscito a schivare la recessione post-crisi finanziaria e la successiva crisi del debito dell’Eurozona. Questo trend ha aiutato a ridurre drasticamente il tasso di disoccupazione fino a consentire il raggiungimento di un reddito pro-capite pari al 70% della media UE. L’adozione di politiche orientate verso un’economia di mercato ha fomentato gli investimenti esteri e, di conseguenza, l’occupazione. L’apertura ai mercati esteri e lo sviluppo del mercato dei capitali hanno trasformato la capitale Varsavia in un centro finanziario.

La Banca Mondiale ha sottolineato l’importanza rivestita dalle riforme implementate dopo la caduta del comunismo: la costruzione di istituzioni forti, la ristrutturazione del debito estero, le privatizzazioni che, a differenza di altri paesi vicini (vedi Russia) non sono sfociate nella creazione di oligarchie. L’insieme di questi provvedimenti ha permesso al paese di raggiungere il pieno impiego e ottenere salari caratterizzati da un tasso di crescita superiore alla media europea. Attualmente il problema è riuscire a calamitare manodopera dall’estero per evitare un surriscaldamento dell’economia che ne metta a rischio la sostenibilità nel medio-lungo termine.

Un altro importante elemento di rischio è la dipendenza dai mercati esteri: il 26% delle esportazioni polacche arriva in Germania e ben l’87% è destinato all’area euro. La decelerazione della domanda estera -causata in particolare dalla frenata della locomotiva tedesca- potrebbe limitare la crescita del Pil al 3,6% nel 2019. La produzione dovrà puntare molto sulla crescita dei consumi domestici. Con una domanda estera in calo, salari in crescita e consumi interni in rafforzamento, la bilancia delle partite correnti potrebbe tornare in territorio negativo come già accaduto nel 2017. Questa situazione farebbe lievitare l’esposizione debitoria verso l’estero che attualmente viaggia introno al 57% del Pil (livello sostenibile).

Nel lungo termine, una popolazione in età da lavoro che tende a diminuire potrebbe ridimensionare il tasso di crescita annuo del Pil fino al 2,7% nel 2023. Un ulteriore punto debole del sistema polacco è dato dal peso (25% sul totale) dei lavoratori con contratto a tempo determinato. Fino a questo momento, la crescita ininterrotta da circa 25 anni ha marginalizzato il problema. Tuttavia, in caso di recessione, le conseguenze a livello sociale e umano potrebbero essere molto pesanti.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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