AdvertisementAdvertisementAdvertisement

Russia: crescita modesta

Russia: crescita  modesta

Russia: il 2018 è stato un anno tutto sommato non malvagio, con un 2019 che però vede non pochi problemi all’orizzonte. L’anno scorso, infatti, il Pil è salito dell’1,7%, l’incremento più rapido dal 2013 a questa parte. Certo non si tratta di un andamento entusiasmante, ma resta il fatto che nel 2017 si era avuto solo +1,5%. La Russia è dunque uno dei pochi paesi che ha visto nel 2018 un’accelerazione, per quanto modesta, rispetto al 2017 che, a livello globale, rischia di rimanere come il picco del ciclo attuale. 

L’economia del paese sembra essersi stabilizzata, dopo la quasi depressione del 2015 (-2,5% il Pil quell’anno) e del 2016 (-0,2%). Allora fu una serie di elementi a dare una botta non da poco: innanzitutto il collasso del prezzo del petrolio e una congiuntura non facile a livello globale andarono a colpire quella che rimane la voce principale della presenza russa nel commercio internazionale e poi le sanzioni per il conflitto in Ucraina. Proprio da questo punto di vista, visto anche il recente e bellicoso corso dell’amministrazione Trump e il nuovo Congresso che pare intenzionato a varare ulteriori sanzioni, potrebbero arrivare sorprese poco gradite. 

UN CORRIDOIO STRETTO

Nel frattempo la Banca centrale russa si deve destreggiare in un corridoio piuttosto stretto: da una parte non vuole uccidere la non fortissima ripresa, dall’altra deve tenere sotto controllo un’inflazione che resta alta Per questa ragione è risultato sorprendente ad alcuni osservatori il fatto che sia stato lasciato lo scorso febbraio invariato il tasso di interesse di riferimento al 7,75%, quando molti si aspettavano un aumento di 25 punti base. La politica monetaria russa, infatti, è stata caratterizzata da un andamento controintuitivo: l’ultimo aumento dei tassi era stato infatti nel 2014, cui hanno fatto seguito diversi tagli fino allo scorso ottobre. Da allora il tasso benchmark è stato alzato due volte di 25 punti base. Nella fase precedente per un lungo periodo si è preferito infatti non danneggiare troppo un’economia fragile, nonostante un’inflazione che è schizzata al 15,5% nel 2015, per scendere poi al 7,1% l’anno successivo e al 3,7% nel 2017.

Il 2018 ha visto però una ripresa non indifferente: lo scorso dicembre l’aumento dei prezzi al consumo è stato pari al 4,8%, mentre a gennaio si è saliti ulteriormente al 5% su base annua: si tratta dei due peggiori valori dai primi mesi del 2017. Questa volta dunque la Banca centrale, potendo contare su un’economia in condizioni meno pessime, sembra maggiormente decisa a tenere la situazione sotto controllo: il target per quest’anno peraltro è compreso fra il 5% e il 5,5%, mentre il consensus vede difficile riuscire a rimanere entro tale obiettivo senza ulteriori rialzi del costo del denaro. Tutto ciò anche perché il governo ha varato un aumento dell’Iva, portandola dal 18% al 20%, a inizio 2019, per la maggior parte dei beni in commercio. Questa decisione è stata dovuta al desiderio di tenere in ordine i conti dello stato, anche se da questo punto di vista grandi problemi non ci sono: nell’anno fiscale 2018 si è registrato un surplus di poco inferiore al 3% del Pil, mentre nel 2017 si era avuto un modesto deficit pari all’1,4% del Pil, Un disavanzo rilevante si era avuto nel 2016, con un saldo negativo intorno al 3,5%. Gli effetti di questo provvedimento sull’Iva in termini di pressione sui prezzi al consumo devono però ancora farsi sentire: secondo gli economisti ciò non avverrà prima di aprile. Infatti i recenti rialzi sono stati più che altro dovuti all’aumento del costo degli alimenti. Se esso dovesse proseguire, insieme agli effetti generati dall’Iva più elevata, non ci sarebbe da sorprendersi se nel corso del 2019 almeno in alcuni mesi l’incremento dei prezzi al consumo superasse il 6%. Al di là di questi dati, il problema di fondo dell’economia russa è che rimane scarsamente diversificata e con i corsi attuali dei prodotti energetici e il ciclo non particolarmente intenso dell’economia globale più di tanto non ci si può aspettare. Le stime attuali della Banca centrale prevedono infatti una crescita del Pil pari all’1,9%. Prima del 2021 non è previsto che si verifichino incrementi dell’output economico superiori al 3%. Data l’aleatorietà di questo tipo di previsioni, non ci sarebbe poi da stupirsi più di tanto se esse venissero modificate in futuro.

ANCHE AREE DI FORZA

Per il resto comunque permangono anche aree di forza nel sistema russo, specificatamente il fatto che il paese dai primi anni ‘90 presenta saldi delle partite correnti costantemente positivi. Nonostante il disavanzo degli anni magri, inoltre, il rapporto debito/Pil è rimasto bassissimo (ben al di sotto della soglia del 20%), salendo solo di qualche punto percentuale rispetto ai tempi belli pre-crollo petrolifero e pre-sanzioni. Non sembrano dunque esserci le tipiche condizioni di molti emergenti fragili, che finiscono coinvolti nel classico scenario di fuga di capitali esteri, svalutazione monetaria e una massa di debito estero che diventa impagabile. La sfida rimane sostanzialmente normalizzare i rapporti politici con i propri maggiori partner commerciali, nonostante l’alleanza de facto con la Cina: i cinque principali partner dell’Ue, Olanda, Germania, Italia, Polonia e Finlandia, assorbono oltre un quarto (specificatamente il 26,7%) delle esportazioni russe a fronte del 10,9% della Repubblica popolare e del 5,1% della Turchia. Oltre a ciò, ovviamente, bisognerà sul lungo periodo costruire settori industriali internazionalmente competitivi, al di là del fiore all’occhiello costituito dagli armamenti e dalla tecnologia nucleare civile. 

Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

Dallo stesso autore