AdvertisementAdvertisement

Sintonizzati sulla Fed

Sintonizzati sulla Fed

Sintonizzati sulla Fed. I toni accomodanti della Fed hanno dato slancio agli attivi più rischiosi, ma quest’anno gli investitori dovranno prestare molta attenzione al tenore dei messaggi della Banca Centrale

Fondamentali

Nelle ultime settimane l’andamento della crescita ha continuato a peggiorare, in particolare in Francia, Italia e Regno Unito. Negli Stati Uniti, il Senior Loan Officer Survey di gennaio 2019, un indicatore anticipatore macroeconomico che misura le variazioni degli standard bancari per la concessione di credito, ha evidenziato un deterioramento delle prospettive. In base ai risultati dell’indagine si prevede inoltre un ulteriore inasprimento delle condizioni dei prestiti alle imprese, delle carte di credito e dei mutui ipotecari.

A dispetto di questi segnali di debolezza dell’economia statunitense, l’indice PMI e il rapporto sull’occupazione di gennaio hanno superato le attese e anche gli utili aziendali continuano a battere le previsioni. Malgrado il deterioramento del contesto economico, gli attivi più rischiosi hanno continuato il rialzo, sostenuti dalla virata di tono della Fed, che ha rimosso ogni accenno a nuove strette dalla dichiarazione a margine della riunione di gennaio, a causa del rallentamento di inflazione e crescita globale e del deterioramento delle condizioni creditizie. Il cambiamento di tono della Fed lascia intravedere come si sia spostata dal suo mandato focalizzato sul mercato del lavoro e sulla stabilità dei prezzi, ai fattori esterni come il deterioramento delle condizioni finanziarie e della crescita globale. Considerate le basse pressioni inflazionistiche, la decisione della Fed di non procedere a nuovi aumenti dei tassi nell’immediato potrebbe servire a prolungare la durata di quest’ultima fase del ciclo. Tuttavia, se la crescita globale accelerasse e l’aumento dei salari si ripercuotesse sull’inflazione, non escludiamo una nuova stretta entro la fine dell’anno.

Valutazioni quantitative
Alla fine del 2018 gli attivi più rischiosi hanno registrato una sostanziale correzione, mentre i titoli di Stato hanno messo a segno un rialzo e tra novembre e dicembre 2018 con il rendimento dell’indice J.P. Morgan Government Bond Global Index che ha restituito nei due mesi rispettivamente il 0,60% e l’1,63% (in valuta locale). L’aumento dell’avversione al rischio e la ricerca di investimenti rifugio hanno contribuito al buon risultato e a gennaio i titoli di Stato dei Mercati Sviluppati hanno confermato l’andamento positivo, archiviando un rendimento dello 0,71%, accompagnato da un forte recupero delle obbligazioni societarie. L’orientamento accomodante delle Banche Centrali ha senza dubbio contribuito alla maggiore propensione al rischio osservata a gennaio e ai primi di febbraio, ma in assenza di nuovi catalizzatori è difficile che un simile orientamento possa continuare. Nel frattempo, qualsiasi indicazione di una ripresa del ciclo di inasprimento da parte della Fed contribuirebbe ad un aumento della curva dei Treasury.

Fattori tecnici
In questo primo scorcio di 2019 la propensione al rischio è stata sostenuta dalla scarsità dell’offerta e dalla robusta domanda di attivi con rendimenti elevati. Per quanto concerne i Treasury, le indagini di posizionamento e i segnali dell’economia reale indicano che la sottoesposizione del mercato potrebbe aver contribuito ai buoni rendimenti degli ultimi mesi, ma ora che gli investitori hanno aumentato l’esposizione alla duration questo impatto positivo si sta affievolendo. Un altro fattore tecnico da tenere sott’occhio quest’anno sarà il ciclo di normalizzazione del bilancio della Fed, che dovrebbe concludersi nel primo trimestre del 2020, se non prima. Anche se non è chiaro quale sarà l’impatto diretto di questa operazione sui mercati, le ripercussioni dovrebbero essere nel complesso positive.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
Sembra che il deterioramento del quadro macroeconomico globale stia spingendo le Banche Centrali internazionali ad ammorbidire la politica monetaria, a tutto vantaggio della performance del reddito fisso da inizio 2019. Siamo però consapevoli che un cambiamento dei fattori tecnici o dei toni delle dichiarazioni delle Banche Centrali potrebbe causare un repentino cambiamento del clima di fiducia. A nostro avviso, questo particoalre contesto richiede un’esposizione al rischio misurata e un graduale passaggio a investimenti meno esposti all’andamento del ciclo.

Dallo stesso autore