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Spread di nuovo in ascesa

Spread di nuovo in ascesa

Spread di nuovo in ascesa. Dopo qualche giornata di calma la tensione è tornata a farsi sentire sul differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi

Lo spread ha nuovamente superato quota 300 punti base, confermando i timori degli investitori per un potenziale deterioramento della tenuta dei conti pubblici italiani. Ad innescare le vendite sono state, ancor una volta, le paure per le conseguenze dello scontro con la Commissione Europea ed il rischio di declassamento del debito italiano da parte delle Agenzie di Rating, che dovranno pronunciarsi entro la fine del mese. I derivati sul credito (Cds, credit default swap) che misurano il costo richiesto dagli operatori per assicurarsi contro un default dell’Italia sono schizzati verso l’alto.

Il settore bancario ha pagato per primo dazio per l’incertezza e il calo delle quotazioni. L’indice settortiale Ftse banche della Borsa di Milano è arrivato a perdere il 7,26% in una sola giornata causa degli stretti legami che permeano il rapporto tra istituti di credito domestici ed emissioni del Tesoro. I requisiti patrimoniali che le banche sono tenute a rispettare vengono periodicamente messi a dura prova proprio dalla mancata stabilità delle quotazioni del debito pubblico che ospitano all’interno dei propri bilanci. L’indice di solidità delle banche è dato dal rapporto tra il patrimonio netto ed il totale impieghi, se il primo scende a causa del ribasso delle quotazioni, anche gli indici di solidità bancaria accusano il colpo.

Il quadro di riferimento europeo non aiuta le scelte del Governo in carica perché la fase di politica monetaria espansiva mondiale, quella che tiene bassi i tassi d’interesse, va sfumando anche nell’Eurozona, per via del generale miglioramento delle condizioni economiche.

Fino a poco tempo fa, i tassi d’interesse reali erano negativi su molte scadenze, tuttavia, la ritirata del Qe e la ripresa del binomio crescita/inflazione nell’eurozona sta lentamente portando i rendimenti reali fuori dalle secche.

A questo punto è difficile ipotizzare che l’adozione di misure finanziate a deficit (e quindi foriere di ulteriori incrementi dello stock complessivo di debito pubblico), possano evitare di fare i conti con spread e rendimenti in salita. Per gli investitori privati sembrano delinearsi due possibili approcci all’investimento in Btp.

Il primo è quello del cassettista, colui che detiene i titoli in portafogli fino alla loro scadenza naturale e non si preoccupa delle oscillazioni di prezzo ma si accolla il rischio paese senza dare importanza a quello tassi. In questo caso, il rendimento a scadenza, che si ottiene detenendo il titolo per tutta la sua vita residua, incassando e reinvestendo le cedole e l’eventuale differenza positiva tra valore di rimborso a scadenza e prezzo d’acquisto.

Il secondo approccio è decisamente più speculativo e rischioso. L’obiettivo è la ricerca della plusvalenza derivante dalla vendita del titolo, prima della sua scadenza, a un prezzo superiore a quello di acquisto. Questa seconda opzione è attualmente più speculativa di quanto lo sia stata nel 2011 a causa della diversa direzione intrapresa dalle politiche monetarie adottate dalle banche centrali dei principali paesi industrializzati.

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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