Stati Uniti, non più il Paese dei balocchi

Stati Uniti, non più il Paese dei balocchi

“Le azioni dei mercati emergenti e quelle europee superano i titoli Usa”, commenta Lisa Thompson, gestore di portafoglio di Capital Group

Nel 2017 la maggior parte degli indici dei mercati azionari mondiali ha raggiunto o si è avvicinata ai massimi pluriennali, dal momento che gli investitori hanno messo da parte i timori sulla politica concentrandosi sulla crescente espansione.

Le azioni europee hanno inanellato un successo dopo l’altro nel 2017, salendo del 23% e superando i titoli Usa per la prima volta dal 2012. Anche le azioni dei mercati emergenti hanno superato i titoli Usa, con un’impennata del 32%. Di fatto, i livelli del mercato suggeriscono che queste migliori opportunità d’investimento potrebbero continuare nei mercati non statunitensi.

Basti pensare che gli Usa rappresentano il 52% della capitalizzazione del mercato globale, quasi un massimo storico, e che la sua capitalizzazione di mercato è pari al 106% del suo Pil. Vero è che molti fattori giustificano una quota della capitalizzazione di mercato relativamente maggiore per le società Usa, dal momento che molto spesso si tratta di società con una posizione dominante a livello globale e che quasi il 40% degli utili delle società incluse nell’indice Standard & Poor’s 500 Composite provengono dall’estero. Occorre inoltre considerare che il rapporto P/e previsto per il mercato Usa, pari a 17,9, è notevolmente superiore a quello degli altri principali mercati.

Al contrario, la quota della capitalizzazione di mercato globale dei mercati emergenti sembra relativamente modesta rispetto al relativo contributo al Pil. Inoltre, entro il 2021 il contributo delle economie emergenti dovrebbe costituire la metà del Pil mondiale.