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Tcw: “Sovrappesiamo Medio Oriente e Africa”

Tcw: “Sovrappesiamo Medio Oriente e Africa”

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sui government bond emergenti. Oggi è la volta di Penelope Foley, co-gestore del fondo Tcw Emerging Markets Income, Tcw

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Foley, Tcw

Penelope Foley, Tcw

Dopo un 2018 negativo, condizionato dalla forza del dollaro Usa e dalle strette della Fed, i government bond emergenti hanno recuperato parte del terreno perso. Ritenete che si tratti di un rimbalzo di breve termine o che si possa guardare all’asset class con fiducia?

Siamo convinti che il 2019 possa essere un anno migliore per il debito emergente, dal momento che alcuni dei fattori negativi che hanno condizionato il 2018 stanno iniziando a migliorare. Ecco i principali:

Crescita più lenta negli Usa e dollaro più debole. All’inizio del 2018, l’accelerazione della crescita statunitense, alimentata dai tagli alla tassazione e dalla spesa fiscale, ha portato a un rafforzamento del dollaro, a cui ha contribuito anche la maggiore aggressività percepita da parte della Fed. Crediamo che la crescita degli Usa abbia superato il picco e che sia destinata a rallentare, a mano a mano che viene meno lo stimolo fiscale, portando a una minore aggressività della Fed nel 2019. Le ultime dichiarazioni della Fed suggeriscono una svolta ‘dovish’, date le preoccupazioni legate alla crescita e alla volatilità del mercato. Inoltre, il dollaro sarà probabilmente sottoposto a una pressione ribassista a mano a mano che il mercato inizierà a mettere a fuoco i problemi strutturali dell’economia Usa – vale a dire, un conto delle partite correnti e un deficit fiscale in aumento. Per questi motivi riteniamo che il 2019 possa presentare opportunità per aumentare l’esposizione sulle valute locali dei mercati emergenti.

-Crescita cinese più lenta ma stabile. Il deleveraging e, in misura minore, le tensioni commerciali hanno pesato sulla crescita cinese. Crediamo che la Cina continuerà a rallentare nel 2019 fino a un tasso di circa 6% sull’anno, con la possibilità di una crescita inferiore al 6% nei primi uno o due trimestri. Tuttavia, riteniamo che l’impatto degli stimoli già adottati e di quelli in arrivo possa stabilizzare la domanda attorno alla metà dell’anno. Dato che le banche sono riluttanti a concedere prestiti per via dei rischi di credito in aumento, è probabile che la politica fiscale abbia un ruolo maggiore nel sostenere la crescita.

-Allargamento del divario tra crescita dei mercati emergenti e sviluppati. In un contesto caratterizzato da una crescita globale e cinese più lenta, la nostra previsione sulla crescita dei mercati emergenti rimane relativamente stabile, se pur meno uniforme rispetto al passato. Numerosi Paesi stanno accelerando – come Brasile, Indonesia e Sudafrica – mentre altri stanno mantenendo un ritmo relativamente costante – come India e Russia. Per questa ragione, riteniamo che il divario tra la crescita degli Usa e degli emergenti aumenterà marginalmente: ciò potrebbe portare a flussi in uscita dagli asset statunitensi e in entrata negli asset internazionali – non solo dei mercati emergenti.

Guerra commerciale Usa-Cina. La cena tra il presidente Trump e il presidente Xi alla fine del 2018 è andata meglio del previsto, con gli Stati Uniti che hanno sospeso l’aumento e l’estensione dei dazi a una maggiore quantità di prodotti cinesi. Siamo convinti che un ulteriore rinvio dei nuovi dazi sia sempre più probabile, dato l’impatto negativo dell’aumento dei dazi sull’economia e sui mercati e dato che la Cina si sta in parte muovendo per rispondere alle preoccupazioni statunitensi. Con il proseguire delle trattative, ci aspettiamo una complessiva stabilità del renminbi, che fornirebbe un punto di riferimento per le altre valute emergenti, in particolare in Asia. Tuttavia, sebbene i mercati abbiano reagito in modo positivo alle negoziazioni di gennaio, riteniamo che la probabilità di un accordo esteso e di una riduzione dei dazi esistenti rimanga bassa, mentre è possibile che gli Usa inaspriscano le restrizioni sull’esportazione e sugli investimenti cinesi in tecnologia statunitense. L’incertezza sull’estensione delle restrizioni al commercio e agli investimenti probabilmente continuerà a pesare sulla fiducia delle aziende e sul capex sia negli Usa sia in Cina e dirotterà alcuni investimenti verso altri mercati emergenti.

-Le vicende idiosincratiche che hanno coinvolto Argentina e Turchia all’inizio del 2018 hanno avuto un impatto negativo sugli emergenti. Entrambi i Paesi hanno iniziato ad affrontare queste questioni: l’Argentina grazie all’ampio programma del Fmi e la Turchia adottando politiche lievemente migliori. Crediamo che nel 2019 entrambi i Paesi sperimenteranno un calo significativo della crescita. Tuttavia, l’aspetto importante è che questi due Paesi, puniti per la loro forte dipendenza dal finanziamento esterno, non rappresentano la norma. Il rapporto medio tra debito e Pil nei mercati emergenti è attorno al 50%, ben al di sotto del mondo sviluppato, dove è superiore al 100%. Inoltre, la maggior parte del debito sovrano emergente è denominato in valuta locale e non in dollari: ciò rende l’asset class meno vulnerabile ai periodi di forza del dollaro come quello che si è verificato nel 2018.

Quali Em government bond – per Paese, duration e valuta – state sovrappesando nel vostro portafoglio?

Da un punto di vista geografico abbiamo un sovrappeso sull’area del Medio Oriente e dell’Africa, mentre sottopesiamo Asia ed Europa. Siamo relativamente neutri sull’America Latina, con posizioni più ampie in Brasile e Argentina e un sottopeso sul Messico. Abbiamo incrementato l’esposizione al Brasile prima delle elezioni presidenziali del 2018; con la vittoria di Bolsonaro, riteniamo che vi sia spazio per una riforma delle pensioni e per un aumento della crescita. Inoltre, crediamo che l’Argentina sia sottoprezzata, in particolare alla luce dell’accordo con il Fmi che elimina il bisogno di finanziamento nel breve termine. Vi sono anche i primi segnali di stabilizzazione economica, mentre gli spread si sono ristretti di parecchie centinaia di punti base rispetto all’inizio dell’anno.

Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

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