Tempo e pazienza, le virtù dell’investitore retail

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Tempo e pazienza, le virtù dell’investitore retail. Nel 1998, l’investitore statunitense Charlie Ellis stabilì un’analogia tra il tennis amatoriale e il mondo degli investimenti

Partendo dal presupposto che giocare a tennis a livello amatoriale è una delle migliori pratiche sportive se si punta a ottenere effetti positivi di lungo termine sulla salute (il dato trova conferma nei risultati conseguiti da alcune ricerche svolte su un campione molto vasto di amatori), quello che ci accingiamo ad esporre è un parallelismo tra le caratteristiche del tennis amatoriale e l’approccio agli investimenti di un investitore non professionale. Secondo Ellis, se ragioniamo in termini di conseguimento delle performance, entrambe le attività rientrano nella categoria di quelle ‘perdenti’ o del ‘gioco del perdente’.

Secondo l’esperto statunitense, anche se l’investitore retail può riuscire a mettere in pratica un ‘colpo’ vincente sotto forma di un titolo o asset class che sia in grado di generare una performance straordinaria, è poco probabile che riesca a farlo in maniera sistematica in un mondo in cui il 90% delle operazioni vengono realizzate da investitori istituzionali o professionali, che possono contare su risorse nettamente superiori a quelle di cui può disporre il più quotato degli investitori retail.

Per questi ultimi, la continua ricerca di colpi vincenti potrebbe presto trasformarsi in una disperata –e dannosa- caccia al recupero delle perdite accumulate. Le statistiche confermano che questa è purtroppo la fine di molti trader improvvisati o investitori retail che, una volta accumulato un discreto capitale, pensano di poterlo moltiplicare nell’arco di un breve periodo.

Di conseguenza, secondo Ellis, l’unica opzione a disposizione dell’investitore retail per ottenere rendimenti positivi consiste nel commettere quanti meno errori. E quali sono questi errori? In primo luogo limitare il numero di decisioni d’investimento potrebbe essere un buon punto di partenza. Non acquistare un titolo soltanto perché ce lo ha consigliato un conoscente o perché se ne sente parlare tanto, entrare e uscire continuamente dal mercato, realizzare un numero molto elevato di operazioni di compravendita o cambiare troppe volte il proprio profilo di rischio. Queste breve ma significativa lista di cose da non fare, contiene gli errori che vengono commessi più spesso dalla maggior parte degli investitori retail. La conclusione del ragionamento compiuto da Ellis si sostanzia nel fatto che più aumenta il numero di errori commessi e più crescono le probabilità che vengano compromessi gli obiettivi di lungo termine.

Il risultato negativo è solitamente ascrivibile non solo al peso crescente dei costi che dovranno essere affrontati per eseguire un numero elevato di operazioni di acquisto e vendita ma anche a tutta una serie di scelte più o meno negative che precederanno o seguiranno le poche scelte vincenti e performanti.

Per evitare di cadere in questa specie di trappola che lo aspetta, l’investitore retail deve rispettare due regole base. In primo luogo, mantenere un’adeguata e completa diversificazione del patrimonio. In secondo luogo, mantenere disciplinatamente un orizzonte temporale di lungo termine senza farsi condizionare dall’emotività o da influenze che mettano continuamente in discussione quali siano i migliori momenti per entrare o uscire dai mercati.

In altre parole, avere l’umiltà per poter partecipare al gioco degli investimenti senza avere gli strumenti e il know how di cui dispongono gli investitori professionali. Questo approccio non consentirà all’investitore retail di individuare le prossime Microsoft, Netflix o Amazon, ma lo metterà in condizione di evitare gli errori che determinano il conseguimento di performance negative. Il tempo e la pazienza sono gli alleati più validi dell’investitore retail e bisogna lasciarli lavorare in pace affinchè portino risultati positivi.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.