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Thomas Struth: Nature & Politics a Bologna

Thomas Struth: Nature & Politics a Bologna

Thomas Struth, celebre in tutto il mondo grazie alle sue fotografie di vedute urbane, e ritratti individuali,   negli ultimi anni ha affrontato e documentato un tema per lui nuovo: la scienza e la tecnologia.

Molte delle sue fotografie a soggetto scientifico e tecnologico, sembrano a prima vista ritrarre una gran confusione di oggetti, un caos. In Measuring, Stellarator Wendelstein, Tokamak Asdex Upgrade, Laser Lab o Grazing Incidence Spectrometer, per esempio, il nostro sguardo si perde in un groviglio di cavi, sbarre, giunzioni, coperture metalliche, rivestimenti plastici e dispenser di nastro adesivo. Per chi non è del mestiere, trovare un senso in questo bricolage appare praticamente impossibile. Ci limitiamo dunque a osservare con curiosità, ma anche con una certa cautela, nel tentativo di comprendere il significato di questi accostamenti. Ci appaiono estranei, insoliti e incoerenti come le fotografie della serie “Paradise”, scattate nella giungla. Sappiamo solo che, in questo caso, non stiamo osservando una “natura primordiale”, bensì macchine, dispositivi, installazioni di una tecnologia all’avanguardia; e li osserviamo esattamente come un tempo abbiamo osservato e considerato la tigre di Blake, il mulino di Don Chisciotte, la “bestia di ferro” di Melville e altre metafore attraverso le quali, nella letteratura dei secoli scorsi, sono stati rappresentati gli eccessi dello spirito e della creazione umana. E così, euforici come Marinetti nel suo manifesto futurista o malinconici come Freud, che interpretava come protesi ogni estensione tecnologica del corpo e della mente umana, descrivendola nei termini dell’assenza e della perdita, noi esseri umani ci troviamo a fronteggiare i nostri stessi progressi, la nostra evoluzione tecnica e tecnologica.

Con queste immagini, Thomas Struth si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e ipertecnologiche, di nuovi sviluppi, ricerche, misurazioni e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure mediato, faranno irruzione nella nostra vita e ne muteranno il corso. Ne è un esempio la chirurgia robotica, l’intervento sul corpo realizzato con l’ausilio di un robot e di strumenti chirurgici manovrati a distanza, spesso minimamente invasivi. Deleghiamo la nostra autorità e consegniamo i nostri corpi, fino a quel momento integri, alla scienza e alla tecnologia chirurgica. Gli strumenti penetrano all’interno della persona attraverso il suo strato più superficiale, la pelle, sino a raggiungerne i meccanismi più intimi. Sottoporre il corpo a endoscopia osservandone le immagini in uno schermo significa scrutarne il lato più recondito, agganciarlo alla grande macchina, imporgli una nuova forma di umiltà, e così facendo portare a uno stadio ancora più avanzato la relazione tra uomo e macchina.

Con riferimento alla natura e alla storia dell’umanità sono esposte in mostra, a titolo rappresentativo, le due fotografie Seestück, Donghae City e Acropolis museum, Athens. Il lavoro umano, la capacità propria dell’uomo di operare con la massima precisione manuale e artistica, è rappresentato nel video Read This Like Seeing It for the First Time del 2003, che illustra l’interazione puntuale tra insegnante e studenti nell’ambito di una lezione di musica, lo scambio necessario tra insegnamento e apprendimento, tra il dare e il ricevere.

Thomas Struth: Nature & Politics

MAST.GALLERY, BOLOGNA, 2 FEBBRAIO – 22 APRILE 2019 ingresso gratuito

www.mast.org/thomas-struth