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UBP: “Abbiamo ridotto l’esposizione al credito verso una posizione difensiva”

UBP: “Abbiamo ridotto l’esposizione al credito verso una posizione difensiva”

Olivier Debat, senior investment specialist Global & Absolute Return Fixed Income di Union Bancaire Privée – UBP, interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav sugli investimenti high yield denominati in dollari

Logo Union Bancairee Privee - UBP

Il segmento degli high yield bond in Usd ha offerto rendimenti negativi agli investitori europei a causa dell’ascesa dello spread rispetto ai Treasury bond e della svalutazione del biglietto verde. A che punto è il trend negativo del comparto? L’ampliamento dello spread potrebbe continuare o è un buon momento per dedicare risorse a questi bond?

Nell’arco di un anno, i rendimenti nel mercato Hy statunitense sono stati stabili al +4,2%, e, sebbene febbraio sia stato un mese negativo a causa dell’impatto temporaneo del crash di volatilità, i differenziali high yield hanno resistito quando l’S&P 500 ha perso il 10%. Escluso febbraio, i ritorni sono stati del 6,3% nel corso di un anno. Guardando ai rendimenti dalla prospettiva dell’euro, la volatilità del dollaro contro la valuta del Vecchio Continente è stata di circa il 7%. Pertanto, un investitore in euro oggi potrebbe considerare l’idea di coprire il rischio cambio nell’effettuare i propri investimenti in high yield globale o americano.
Dal punto di vista delle valutazioni, l’high yield, attraverso gli indici Cds, offre un rendimento del 7% in dollari: questo è più elevato del rendimento medio degli ultimi cinque anni (6,3%) e rappresenta un rialzo dell’1,6% rispetto alle obbligazioni globali ad alto rendimento. Ciò significa che gli investitori sono compensati dal credit premium degli indici Cds per tassi di default del 6% qualora accadano, anche se quelli previsti si attestano al 2% circa. Pertanto, con un approccio carry, è un buon momento per investire sebbene si debba essere consapevoli del fatto che ci potrebbe essere volatilità lungo il percorso, cosa che costituisce un’ottima motivazione per seguire un approccio di gestione attiva. A febbraio abbiamo proattivamente ridotto l’esposizione al credito a una posizione difensiva.

Ritenete che i previsti incrementi del costo del denaro che saranno adottati dalla Fed nel corso dell’anno possano provocare anche un peggioramento dei rating e un rialzo delle percentuali di default tra gli emittenti HY Usa?

Da inizio anno l’aumento dei tassi di interessi ha comportato un costo pari all’1% del ritorno del benchmark dell’obbligazionario ad alto rendimento globale. Con gli indici Cds, che non hanno un’esposizione ai tassi d’interesse, gli investitori possono evitare il rischio di un aumento dei tassi. Guardando al dot plot della Fed, la stima è del 3% nel 2020 e i Fed funds sono ora all’1,5%: ci troviamo quindi esattamente a metà strada del processo di normalizzazione monetaria delle Fed nel caso in cui le aspettative inflazionistiche dovessero realizzarsi.
I tassi di default dipendono dal contesto macroeconomico e quello attuale è caratterizzato da una crescita robusta e generalizzata. Si prevede che questi tassi restino bassi, attorno al 2%. In tale contesto, i dati macro sarebbero di supporto ai differenziali. I rischi si sono spostati da preoccupazioni relative alla crescita a quelle sull’inflazione. A tale riguardo, gli investitori che si preoccupano dell’aumento dei tassi d’interesse punterebbero sull’high yield con una limitata esposizione ai tassi d’interesse: ciò può essere fatto con gli indici Cds Hy.