Valute, sarà l’anno del rublo e del peso messicano?

Le condizioni macroeconomiche e il nuovo allentamento della politica monetaria da parte delle principali banche centrali giocano a favore

Dall’inizio dell’anno, l’euro si è deprezzato l’1,32% rispetto al dollaro Usa. La debolezza della valuta europea non si limita al rapporto di cambio con il dollaro ma si estende a tutte le monete dei principali paesi industrializzati con l’eccezione del franco svizzero, lo yen giapponese e la corona svedese. Il deprezzamento più consistente è quello versus la sterlina britannica, che si è rivalutata del 4% in questa prima parte dell’anno (un rimbalzo che arriva dopo aver accumulato una perdita complessiva superiore al 12% a partire dal 2016).

I motivi dell’arretramento dell’euro, che ha consentito a molti investitori dell’eurozona di guadagnare attraverso gli investimenti denominati in divise diverse da quella domestica, sono da ricercare nella decelerazione economica vissuta dall’eurozona e nella continuità data dalla Bce alla politica monetaria basata sui tassi zero. Entrambe le variabili potrebbero avere ancora vita lunga e contribuire alla debolezza della moneta.

Per investire in valute, il percorso più logico -ma non sempre quello seguito dai cross valutari- è basato sull’analisi dei dati macro e sull’operato delle banche centrali. In tutti i casi, il valore di una divisa dipenderà in larga misura dalla forza dell’economia di un paese/area e dai tassi d’interesse offerti dai titoli di debito denominati in quella valuta. L’ultimo evidente esempio di rivalutazione di una divisa di primo piano -meglio sarebbe dire la più importante dello scacchiere- è il rally realizzato dal dollaro Usa in scia al continuo miglioramento delle condizioni macroeconomiche del paese e degli incrementi del costo del denaro applicati dalla Federal Reserve.

In questa prima parte del 2019, la divisa che ha registrato il comportamento migliore è il rublo russo, che accumula un rialzo del 9,9% versus euro. La divisa russa ha beneficiato del forte apprezzamento delle quotazioni del petrolio, che attualmente si trova su livelli superiori del 42% rispetto ai minimi degli ultimi anni. In questo caso, la corsa del rublo si deve al peso della variabile prezzo del petrolio sull’intera economia russa.

Il peso messicano è la valuta che raccoglie il consensus della maggior parte degli esperti. La divisa messicana sembra avere tutte le caratteristiche per sperimentare una rivalutazione nei prossimi mesi. I modelli che misurano la quotazione delle divise rispetto alla parità di potere d’acquisto indicano che il peso messicano soffre attualmente di un sensibile deprezzamento. Il peso potrebbe trarre beneficio da un allentamento delle tensioni commerciali tra gli Usa e la Cina e del nuovo atteggiamento ‘dovish’ assunto dalla Federal Reserve. Dall’inizio dell’anno, la rivalutazione del peso messicano è stata del 4,7% rispetto all’usd e del 6% versus euro.

In generale, gli esperti continuano a sostenere che il 2019 potrebbe essere un anno molto favorevole alle valute dei paesi emergenti, in particolare quelle latinoamericane. La spinta dovrebbe arrivare dal mix tra prospettive di crescita economica ancora positive e supporto delle principali banche centrali dei paesi industrializzati attraverso l’adozione di politiche monetarie espansive.

Tra le valute dei paesi industrializzati le prospettive più favorevoli vengono delineate per la corona svedese e la sterlina britannica. Per quest’ultima, gli esperti sono convinti che quanto più di prolunghi il periodo di stallo sulla Brexit, tanto più aumenteranno le probabilità di una soft Brexit o di una permanenza nell’Ue (tutte ipotesi ritenute molto favorevoli alla divisa britannica).

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.