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Yen, l’ultimo Samurai

Yen, l’ultimo Samurai

Yen, l’ultimo Samurai. La divisa giapponese si è trasformata in un rifugio per gli investitori in questa fase di turbolenze e volatilità

Da quando l’indice Standard and Poor’s 500 ha toccato nuovi massimi storici a metà settembre del 2018, le Borse hanno intrapreso un sentiero discendente accompagnato da un’elevata volatilità. In uno scenario di mercato tra i più complessi degli ultimi dieci anni, gli investitori hanno mostrato una chiara preferenza per lo yen come asset rifugio. Un’ulteriore conferma del ruolo di rifugio svolto dallo yen è arrivata il 3 gennaio, giornata in cui si è verificato un ‘flash crash’ di varie monete nel cambio con quella di Tokio.

Il 3 gennaio lo yen si è rivalutato con forza nei confronti delle principali divise planetarie. L’intensità dell’apprezzamento è stata alimentata anche da alcuni fattori tecnici come l’ondata massiccia di vendite automatiche di dollari statunitensi e australiani, accompagnata da scarsi volumi di negoziazioni.
La quotazione dello yen nel cross con il dollaro è passata in pochi minuti da 109 a 104,87 (-3,8%). Qualcosa di simile è accaduto anche al rapporto di cambio con il dollaro australiano e la sterlina.

Alcuni analisti sostengono che il brusco movimento è iniziato quando Apple ha sorpreso gli investitori con un deciso taglio delle proprie previsioni di vendita (in particolare quelle dell’iPhone sul mercato cinese). La diffusione della notizia ha provocato una brusca correzione dei future sugli indici azionari Usa e ha innescato una fuga verso i bond considerati risk free.

In un contesto di elevata avversione al rischio, lo yen ha rotto diversi livelli di resistenza tecnica, alimentando operazioni tese al contenimento delle perdite da parte degli investitori che mantenevano posizioni short sulla divisa nipponica da qualche mese.

Il movimento è stato esacerbato da una scarsità di liquidità che giustifica il crollo delle più importanti divise mondiali nel cambio con lo yen. Anche se le perdite della giornata vanno considerate come un evento eccezionale che conferma l’elevata volatilità dei mercati, non bisogna dimenticare che il fenomeno non ha solo una valenza speculativa di brevissimo termine. Dalla metà di settembre, il dollaro Usa ha perso il 5% circa rispetto alla divisa giapponese, l’euro più dell’8%, la sterlina il 9,3% circa e la corona danese più dell’11%. Anche il franco svizzero, considerato da sempre divisa rifugio per eccellenza, si è deprezzato del 7% circa nel rapporto di cambio con lo yen.

Il Giappone vive un momento di stabilità politica ed economica che è alla base dell’attenzione riposta da molti gestori di fondi nelle opportunità offerte dal mercato domestico. Il Nikkei 225, l’indice di riferimento per la Borsa di Tokio, ha evitato nel 2018 le correzioni accumulate dai restanti indici dei paesi industrializzati ed ha chiuso i dodici mesi con un progresso vicino all’8%.

Nonostante l’assenza d’inflazione, la disoccupazione è scesa fino al 2,3%. Le imprese domestiche stanno aumentando la produttività e gli investimenti (capex) sono saliti a livelli record (più elevati rispetto al precedente record registrato nel 2007).

Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

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