2015, buone notizie in vista per l’azionario europeo?

Il commento a cura di Jean-Sylvain Perrig, CIO di Union Bancaire Privée – UBP

La crescita economica globale a nostro avviso dovrebbe attestarsi al 3,4% nel 2015 – un dato abbastanza deludente, ben al di sotto delle ultime stime e difficilmente molto al di sopra dello scorso anno, quando il PIL mondiale ha segnato +3,3%. Principale causa è l’economia dell’Eurozona ancora debole, sebbene dovrebbe esserci una lieve ripresa nel 2015, con una espansione dello 0,9%. La Cina probabilmente non crescerà più del 7% quest’anno e, eccezion fatta per l’India, i Paesi Emergenti mostrano in generale ritmi di crescita moderata.

Gli Stati Uniti rimarranno quindi il motore della crescita dei Paesi Sviluppati ma, persino lì, l’espansione economica non dovrebbe superare il 3%. Tuttavia, probabilmente la Fed non si fermerà davanti a questo e proverà a normalizzare la propria politica monetaria.

Alla luce di questi elementi, gli utili corporate globali dovrebbero crescere di circa il 7% nel 2015. Nel settore delle commodity e dell’energia le attese sui profitti sono state riviste significativamente al ribasso: ciò ha pesato sulla crescita globale degli utili. Tuttavia, il comparto dell’healthcare e quello della tecnologia hanno ancora le prospettive migliori.

I listini azionari europei scambiano con uno sconto del 10-15% rispetto alle controparti americane. Il mercato a stelle e strisce ha fortemente sovraperformato il Vecchio Continente negli ultimi due anni, grazie a una generazione di utili molto più alta. Questa situazione potrebbe però cambiare se le misure annunciate da Mario Draghi riusciranno a ristabilire la fiducia e a far ripartire la domanda nell’Eurozona. I prezzi energetici sono bassi e il calo della moneta unica potrebbe dare una spinta agli utili delle società europee: questi mercati potrebbero avere qualche bella notizia nel 2015.

Tuttavia, “prudenza” rimane la parola d’ordine: se non dovesse esserci un accordo sulla ristrutturazione del debito, la situazione in Grecia potrebbe danneggiare la percezione di rischiosità di alcuni asset europei. Inoltre, la crisi ucraina e l’isolamento della Russia sulla scena internazionale sono fattori destabilizzanti, specialmente per l’Europa. Fino ad ora, i mercati hanno generalmente minimizzato questi rischi, ritenendo che Atene troverà un accordo e che la Russia non sarà nient’altro che una minaccia.

Il dollaro statunitense dovrebbe continuare a salire contro l’euro e lo yen, anche dopo il forte apprezzamento delle prime settimane del 2015. Solo una crescita più sostenuta in Europa e in Giappone potrebbe invertire questo trend, nel lungo termine. Bisogna però essere cauti: se l’euro dovesse scendere troppo velocemente, ciò potrebbe essere interpretato come una perdita di credibilità da parte della moneta unica.