2020: “Economia globale dovrà schivare i rischi sostanziali per mantenere il momentum”

“Il Pil reale mondiale crescerà del 3,4%”, commentano Rick Lacaille, global chief investment officer, e Lori Heinel, deputy global chief investment officer di State Street Global Advisors

Rick Lacaille, global chief investment officer di Ssga

“Il 2020 non sarà un anno di recessione”, ha affermato Rick Lacaille, global chief investment officer di State Street Global Advisors. “Ci aspettiamo che la ripresa economica globale prosegua l’anno prossimo, in un contesto caratterizzato da continuo allentamento monetario, cambiamenti politici e persistenti elementi di resilienza. Il mix di bassa inflazione, consumi robusti e un settore dei servizi relativamente forte a livello globale può far sì che l’attuale ciclo economico continui. Nonostante ci siano chiari fattori di rischio, complessivamente, ci aspettiamo che il Pil reale mondiale cresca del 3,4%, in rialzo rispetto alle nostre attese precedenti che vedevano un incremento del 3,2% nel 2019″.

State Street Global Advisors stima che la crescita dovrebbe rimanere abbastanza solida da consentire un ulteriore prolungamento del ciclo. In questo contesto, gli investitori possono aspettarsi di trovare alcune sacche di resilienza e opportunità, nonostante il panorama macroeconomico potrebbe riservare delle sfide significative.

Ci aspettiamo che emergano rischi su diversi fronti, nello specifico l’aumento delle tensioni geopolitiche e la persistente incertezza politica. In uno scenario di questo tipo è fondamentale scegliere in quali aree investire, facendo particolare attenzione agli asset di rischio selezionati. In quest’ottica, è probabile che i dubbi degli investitori si focalizzino su cinque aree fondamentali:

Situazione geopolitica: Quali saranno gli sviluppi della Brexit, delle tensioni commerciali, della situazione in Iran, delle procedure di impeachment degli Stati Uniti e molto altro?

Resilienza economica: I consumatori possono sostenere una spesa elevata senza il sostegno di solidi fondamentali?

Politica: La risposta politica andrà oltre un intervento a livello monetario per includere misure di stimolo fiscale?

Riforme strutturali: La velocità con cui saranno introdotte le riforme sarà maggiore nei mercati emergenti e in Europa?

Sviluppi positivi in queste aree offrirebbero un notevole impulso soprattutto all’Europa e ai mercati emergenti piuttosto che agli Stati Uniti, area nella quale sono presenti minori margini di miglioramento.

Nel 2020 il sostegno da parte delle banche centrali dovrebbe consentire il mantenimento di una posizione di sovrappeso sulle azioni, prospettiva che potrebbe però essere mitigata da valutazioni sempre più elevate, sulle quali gravano il persistere dei rischi in ambito commerciale e i periodi di volatilità dei mercati.

Lori Heinel, deputy global chief investment officer, Ssga

“La forte domanda interna e i dati positivi sulla spesa per i consumi avvalorano l’azionario americano, area in cui le recenti misure di politica monetaria hanno incrementato la propensione al rischio e ridotto il rischio di recessione”, ha dichiarato Lori Heinel, deputy global chief investment officer di State Street Global Advisors. “Al contrario, l’azionario europeo, pur presentando valutazioni più interessanti, resta ancora sensibile alle persistenti incertezze politiche e strutturali. I cambiamenti nella politica fiscale e una maggiore chiarezza politica in merito alla Brexit, così come passi avanti nelle necessarie riforme strutturali, potrebbero far emergere il potenziale dell’azionario europeo”.

“Nonostante gli attuali venti contrari, nel lungo termine l’azionario emergente potrebbe essere fonte di value, anche se gli investitori dovranno pazientare ancora un po'”, ha affermato Kevin Anderson, head of investment per la regione Asia-Pacifico di State Street Global Advisors. “I catalizzatori per la creazione di valore nei mercati emergenti includono una ripresa dei flussi, in scia l’ampliamento dei benchmark dei mercati emergenti, una diminuzione delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e una maggiore allocazione ai mercati emergenti da parte degli indici globali, oltre al miglioramento dei fondamentali nei mercati domestici e alla crescita del Pil a lungo termine, dovuto alla crescita dei dati demografici e alle riforme strutturali. In attesa che questi catalizzatori emergano, è importante sottolineare che attualmente l’azionario emergente presenta una dispersione dei rendimenti piuttosto elevata, suggerendo che un’attenta selezione dei titoli potrebbe generare opportunità”.

Ci aspettiamo tassi bassi sui mercati obbligazionari. Se si escludono Europa e Giappone, i tassi offrono un premio che però è recentemente diminuito, un trend che sembra destinato a persistere anche nel 2020. Tuttavia ulteriori fattori potrebbero entrare in gioco, creando nuove opportunità in quest’area. Una politica monetaria accomodante, compresi movimenti dei tassi di interesse e la probabile estensione del quantitative easing, dovrebbero mantenere ancorati i tassi a più lungo termine e sostenere una maggiore crescita del Pil.

Questo, a sua volta, dovrebbe creare un contesto favorevole per gli emittenti corporate con conseguente stabilità dei rating. Chi detiene obbligazioni corporate potrebbe anche aspettarsi di ottenere ulteriori benefici grazie al miglioramento dei fattori tecnici di mercato, con emissioni tendenti al ribasso e acquisti da parte della Bce che potrebbero far salire i prezzi. La possibilità di un esito meno favorevole dal punto di vista economico continua a rappresentare un rischio e riteniamo sia opportuno essere cauti in termini di allocazione al credito di qualità inferiore.

All’interno dell’area emergente, i titoli di Stato cinesi meritano particolare attenzione, in quanto offrono benefici sia in termini di rendimento sia di diversificazione, e il loro ingresso degli indici obbligazionari emergenti nel 2020 genererà probabilmente flussi consistenti.

I rischi geopolitici sono i principali driver valutari nel 2020. Le continue incertezze legate alla Brexit che si trascineranno anche l’anno prossimo continuano a generare rischi per gli investitori europei. Se da un lato la volatilità stessa è relativamente moderata, dall’altro gli investitori non dovrebbero sottovalutarla – valutazioni elevate segnalano il potenziale di potenziali oscillazioni degne di nota in futuro. Il dollaro è caro, ma è in attesa di un catalizzatore che ne inverta la rotta, che potrebbe concretizzarsi nella potenziale fine delle tensioni commerciali.

Gli investitori si concentrano sempre più su fattori di rischio tematici a più lungo termine, tra cui il rischio climatico e il potenziale impatto sulla capacità di resilienza delle imprese. “Continuiamo a ritenere il rischio climatico un fattore chiave integrato praticamente in tutti i segmenti di mercato e in tutti i settori industriali”, ha dichiarato Lacaille. “Il cambiamento climatico pone dei rischi per i mercati finanziari che cercano di metabolizzarne l’impatto sulla crescita economica, sulla società e sul mix energetico globale”.

 

Advertisement