Se la BoJ non fa un passo indietro, lo yen si rafforzerà

Le principali banche centrali sono ancora sotto i riflettori. Quali saranno le prossime mosse di Fed, Bce e BoJ nel breve-medio periodo? Paul Jackson, Head of Multi-Asset Research di Source, interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav

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Gli occhi del mercato restano puntati sulle banche centrali. Credete che le aspettative di normalizzazione dei tassi Usa siano eccessive? Quanto potrebbe pesare l’esito delle elezioni presidenziali sulle scelte della Yellen?

Riteniamo che i tassi della Fed il prossimo anno aumenteranno di 50 punti base, toccando l’1%. Tuttavia, crediamo anche che un livello “normale” per i tassi della Fed sia ormai al 2% (in precedenza avevamo ipotizzato 3%), a causa soprattutto dei fattori demografici. In questo senso, riteniamo che gli operatori di mercato stiano sovrastimando l’andamento futuro dei tassi. Immaginiamo che una vittoria della Clinton possa impattare sul processo decisionale della Fed. Una vittoria di Trump, tuttavia, potrebbe rendere la vita più difficile, visti i suo commenti su tassi estremamente bassi della Fed a sostegno di Obama. La Fed sarà quindi più esitante nell’aumentare i tassi nel mese dicembre, (dato che Trump potrebbe dire che questo conferma la sua teoria), o si sentirà più fiduciosa perché il nuovo presidente ha detto che i tassi sono troppo bassi? Abbiamo il sospetto che una vittoria di Trump potrebbe aumentare il nervosismo nei mercati (volatilità) in vista dei prossimi incontri del Fomc.

Il mercato si aspetta un’estensione del Qe della Bce a dicembre. Quali asset class in Europa potrebbero trarre beneficio da tale provvedimento?

Il mercato si aspettava un prolungamento del Qe nella zona euro, ma la recente rivelazione della Bce ha generato qualche dubbio. Non vediamo alcuna necessità per la Bce di fare di più (in realtà pensiamo che stia già facendo troppo). Tuttavia, la Bce ascolta i mercati, quindi ci aspettiamo la conferma che gli acquisti di asset continueranno anche dopo marzo 2017. Ciò avrebbe un effetto marginale sui mercati, come ampiamente previsto. A nostro avviso ci sarà bisogno di qualcosa di più radicale (un tasso più elevato di acquisti, per esempio) per avere un effetto reale. Se ciò dovesse accadere (cosa di cui dubitiamo), le attività che potrebbero trarre i maggiori benefici sarebbero i bund (molti acquisti, ma offerta limitata) e il credito societario (mercato illiquido).

La Banca del Giappone sembra avviarsi verso una stabilizzazione della sua politica accomodante. Quali i potenziali effetti su yen e Borsa di Tokio?

E’ chiaro che la politica della BoJ è stata improduttiva. Tuttavia, la Banca centrale sta combattendo una battaglia persa dati gli scarsi settori demografici e l’effetto deprimente sull’inflazione. Se c’è un desiderio di stimolare la crescita, pensiamo che la politica fiscale possa essere più efficace nel breve termine mentre le misure per migliorare la demografia potrebbero essere più efficaci nel lungo periodo (più immigrazione, più partecipazione femminile e più bambini). Se la BoJ non fa un passo indietro, lo yen probabilmente si rafforzerà, con conseguenze negative per le azioni giapponesi. Se, allo stesso tempo, venissero adottate misure di bilancio e strutturali convincenti, lo yen potrebbe rafforzarsi ancora di più, ma questo potrebbe essere accompagnato da corsi azionari più elevati (non sempre le azioni giapponesi sono state negativamente correlate allo yen).

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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