Connettività 5G, una tecnologia in forte espansione

Le tensioni geopolitiche e commerciali potrebbero creare discontinuità nella catena di approvigionamento del 5G. Ma, se tutto questo potrebbe rendere il tema più complesso da navigare, è improbabile che ne diminuisca la sua importanza.

Quanto sia importante la connettività 5G, uno dei principali temi emergenti della nostra economia e della nostra cultura, lo dimostra la sua capacità di imporsi all’attenzione mediatica nonostante l’inconsueto affollamento che attualmente caratterizza i flussi di notizie.

Prendiamo la crisi causata dal coronavirus. In precedenza si continuava a ripetere che lo smart working, l’intrattenimento online e l’assistenza sanitaria da remoto sarebbero decollati con il lancio operativo del 5G. Ora, però, la domanda per queste applicazioni ha subito un’impennata e il tentativo di usarle sulle lente e inadeguate connessioni 4G ha reso ancora più impellente la necessità di implementare il 5G.

Contemporaneamente, le tensioni geopolitiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti si sono riacutizzate e le criticità sul ruolo della cinese Huawei, uno dei principali fornitori mondiali di infrastrutture per il 5G, sono ritornate sotto ai riflettori.

Quando il 5G viene associato a trend allo stesso tempo fortemente rialzisti e ribassisti, che conclusioni bisogna trarne?

Il mese scorso, il Canada ha respinto la richiesta del CFO di Huawei, Meng Wanzhou, di sospendere l’estradizione verso gli Stati Uniti, dove la dirigente dovrà rispondere dell’accusa di frode e di violazione delle sanzioni.

Nel frattempo, Washington ha raddoppiato gli sforzi per interrompere le forniture di componenti a Huawei da parte dei produttori globali. Imponendo alle società non statunitensi l’obbligo di ottenere una licenza prima utilizzare tecnologie o software americani nei componenti fabbricati per il colosso cinese.

Huawei si sta preparando da tempo a questo clima operativo

L’arresto di Meng risale a oltre 18 mesi fa ed è già passato un anno da quando gli Stati Uniti hanno imposto a Qualcomm, azienda 5G nazionale, di ottenere una licenza per vendere forniture a Huawei. Di conseguenza, Huawei ha praticamente smesso di fare affidamento sui chip di Qualcomm, progettando i propri presso la controllata HiSilicon e facendoli produrre a qualche società asiatica del settore, come la taiwanese Semiconductor Manufacturing Co.

Una simile manovra, per quanto minacciata dai controlli statunitensi sulle esportazioni, non ha impedito a Huawei di allacciare rapporti ancora più stretti con altri produttori e sviluppatori di chip cinesi, come MediaTek e Unisoc. Sono pochi a dubitare che quei chip 5G, specie quelli di MediaTek, abbiano qualcosa da invidiare ai chip prodotti dalla concorrenza internazionale.

Un'”alleanza democratica per il 5G”

Allo stesso tempo, c’è chi nel mondo teme la capacità produttiva della Cina nel ramo dei chip e, naturalmente, le criticità geopolitiche e di sicurezza derivanti da un eccessivo affidamento su Huawei per l’infrastruttura 5G.

Simili preoccupazioni si osservano soprattutto nel Regno Unito e in Europa dove la tecnologia mobile integrata ha raggiunto stadi avanzati. Non stupisce quindi che sia stato il Regno Unito ad annunciare un nuovo esame degli aspetti della sicurezza per quanto riguarda il ruolo di Huawei nel 5G, lanciando l’idea di un’”alleanza democratica per il 5G” il cui scopo è di favorire la diversificazione e una minore dipendenza dalla tecnologia cinese.

Tutto ciò potrebbe determinare un allontanamento dalla semplice filiera produttiva del 5G, in cui Huawei occupava una posizione dominante a livello mondiale nel segmento delle infrastrutture e Qualcomm in quello dei chip, creando una maggiore biforcazione o frammentazione.

In Cina è probabile che Huawei confermi la propria posizione leader per quanto riguarda le infrastrutture 5G, ma i recenti sviluppi offrono un’opportunità più netta a Nokia ed Ericsson (in Europa), nonché Samsung (parzialmente in Europa e Stati Uniti, ma soprattutto in India e nel resto dell’Asia).

Tra i produttori e gli sviluppatori di chip, le società nazionali cinesi probabilmente continueranno a essere avvantaggiate dal ritiro forzato di Qualcomm, mentre le aziende asiatiche quasi sicuramente si faranno carico di sbrigare gli aspetti burocratici aggiuntivi necessari per continuare a restare fornitrici di Huawei, la quale potrebbe anche aumentare le forniture alle aziende che andranno a riempire il vuoto da essa lasciato nell’infrastruttura 5G europea.

Cortina di ferro

Se tutto questo pare complicato, basti pensare che si tratta solo di un allineamento del 5G alla cortina di ferro che divide in due il resto dell’universo digitale, con Google, Facebook, WhatsApp e Amazon, da un lato, e Baidu, WeChat e Alibaba dall’altro.

Si tratta di una biforcazione che non rende Internet, i social o l’e-commerce meno indispensabili per l’economia moderna e che difficilmente disturberà l’adozione di un’altra tecnologia presto anch’essa indispensabile: il 5G.

Sicuramente, però, rende il tema degli investimenti nel 5G più complesso, più diversificato e più dinamico. E secondo la nostra view, ancor più difficile da affrontare con uno stile di investimento passivo.

Riteniamo che la connettività 5G modificherà la nostra vita sotto molti aspetti, ma per investire nel tema e ottenere i rendimenti migliori saranno verosimilmente necessarie una gestione attiva, una profonda conoscenza e una vasta esperienza in questo settore.

A cura di Yan Taw (YT) Boon, director of research di Neuberger Berman per l’Asia

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