Italia, prospettive di lungo termine da rivedere

Le dimissioni Renzi pesano sulle prospettive di lungo termine. Il commento di Azad Zangana, senior european economist & strategist, Schroders

Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha annunciato le dimissioni a seguito della sconfitta al referendum costituzionale. Avendo legato la sua carriera all’esito del voto, la prevalenza dei “no” di molto superiore alle attese (59% vs. 41%) non gli ha lasciato altra scelta.

Renzi costituiva la migliore speranza per l’Italia di attuare le riforme strutturali ed economiche tanto necessarie: di conseguenza, le sue dimissioni costituiscono un duro colpo alle prospettive di medio e lungo termine del Paese. Il quesito referendario era poi legato alla riforma elettorale, che avrebbe dato al partito di Governo maggior potere di attuare cambiamenti legislativi. Il bicameralismo paritario italiano ha creato situazioni di stallo ed è un ostacolo chiave alle più grandi riforme economiche.

Il Governo di Renzi ha già cambiato il sistema elettorale per la Camera dei Deputati, in modo da dare un premio di maggioranza al partito che ottiene il maggior numero di voti, con l’obiettivo di ridurre la necessità di costituire Governi di coalizione. Un voto “sì” al referendum avrebbe portato a compimento il processo di riforma, armonizzando il sistema nel Senato, dando a quest’ultimo un ruolo consultivo di pesi e contrappesi – similmente alle Camere Alte di Regno Unito e Germania.

Invece, dato l’esito referendario, l’Italia ha ora un sistema elettorale incompleto. Tale problematica andrà risolta prima delle prossime elezioni del 2018: il prossimo leader dovrà occuparsi di questo, invece che lavorare per sostenere la crescita economica.


Elezioni anticipate improbabili

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dovrà ora trovare un leader di transizione il prima possibile, in modo da minimizzare l’incertezza politica. Tra i favoriti, il ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan, il presidente del Senato, Pietro Grasso, e il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Questi candidati sarebbero una scelta sicura, anche se resta la possibilità che Mattarella sia obbligato a trovare un candidato tecnico (come Mario Monti nel 2011-2013), nel caso in cui Camera e Senato si dividano sulla scelta.
In ogni caso, il rischio di elezioni anticipate è basso: queste permetterebbero ai partiti anti-establishment, come il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord, di aumentare il numero di seggi che controllano. Entrambi i partiti hanno guadagnato popolarità di recente, chiedendo misure anti-austerità e l’uscita dall’UE e dall’euro.
Outlook in peggioramento

Il cambiamento di guida in Italia comporterà un ritardo nell’introduzione delle riforme economiche e strutturali. Senza tali riforme, il Paese probabilmente resterà bloccato in una dinamica deflativa a bassa crescita. L’invecchiamento della popolazione è uno dei principali ostacoli, mentre la pesante burocrazia per le imprese e le complesse legislazioni sul lavoro rendono l’Italia un Paese poco attraente per gli investimenti delle multinazionali. Inoltre, la mancanza di crescita mette le finanze pubbliche italiane a rischio. Il rapporto debito/PIL, al 133%, è il più elevato d’Europa, mentre il costo di finanziamento del debito è del 4% del PIL annuo. In caso di un rialzo dei tassi di interesse in futuro, il Governo non avrà altra scelta se non implementare maggiore austerità, colpendo ancora di più la crescita.


La reazione dei mercati

Finora, la reazione dei mercati è stata relativamente calma. Questo perché i sondaggi prefiguravano una sconfitta di Renzi da ormai un po’ di tempo: gli investitori hanno ridotto le loro posizioni di conseguenza. Il FTSE MIB al momento scambia in lieve calo ma, year-to-date, ha perso poco più del 9%. Si tratta di una sottoperformance sostanziale rispetto all’indice DAX 30 tedesco (+13,6%) o al CAC 40 francese (+13%).
Nel frattempo, il rendimento dei titoli di Stato italiani decennali è salito di 0,139 pp al 2,035%. Come per l’azionario, anche i bond italiani hanno visto un aumento dei rendimenti negli ultimi mesi, in vista del risultato del referendum. Tassi di interesse più alti aumenteranno i costi di finanziamento per il Governo. Attualmente, il tasso medio pagato è ancora sopra il 3% (a causa di debito emesso quando i rendimenti erano persino maggiori). Per questo, l’aumento dei rendimenti visto finora non dovrebbe avere un grande impatto sulle finanze pubbliche.

Banche italiane in focus

Continueranno a esserci preoccupazioni su molte banche italiane. L’elevato rapporto NPL/Equity è uno di essi. Il salvataggio privato di una banca potrebbe essere ora in pericolo, aprendo le porte al “bail-in” degli investitori prima che il Governo possa intervenire con le ricapitalizzazioni. Il problema è che molti di questi investitori sono in verità clienti retail, con scarsa capacità di assorbire le perdite. Niente di tutto ciò sarà facile da gestire, soprattutto se l’assenza di leadership persisterà a lungo.
Sale la pressione sulla BCE

Una delle ragioni chiave dela reazione contenuta dei mercati è il programma di QE della Banca centrale europea. Il continuo acquisto di obbligazioni da parte della BCE, inclusi bond italiani, fa sì che gli investitori si preoccupino meno di un improvviso stop della domanda. Tuttavia, il Consiglio Direttivo dell’Eurotower questa settimana dovrebbe aggiornare le prospettive e potrebbe anche affrontare il tema della prosecuzione o meno del QE dopo marzo 2017.
Dati gli eventi italiani, il QE della BCE è diventato più importante che mai. Sebbene non sia stato progettato per salvare governi, se la BCE dovesse annunciare una riduzione dell’ammontare acquistato, o la vera e propria fine del QE, gli investitori potrebbero entrare in modalità “panico” e liquidare le loro posizioni sui titoli di Stato italiani. Ciò potrebbe scatenare una più ampia crisi nei mercati finanziari, mettendo in dubbio la solvibilità del Governo italiano e il fragile sistema bancario. Il presidente della BCE, Mario Draghi, sarà fortemente sotto pressione affinché mantenga in vita il QE per il momento.

Conclusioni

L’esito del referendum italiano segna una mancata opportunità per il Paese di seguire l’esempio della Spagna sulla strada delle riforme a sostegno della crescita. L’incertezza politica che ne seguirà sarà di breve durata, ma la nuova leadership dovrà fare i conti con una paralisi politica fino a quando non saranno sciolti i nodi sulla legge elettorale e fino a che non si andrà di nuovo al voto.
Quandanche i partiti anti-sistema dovessero essere contenuti nelle elezioni del 2018, probabilmente vere riforme economiche non avrebbero alcun impatto fino al 2020, se non dopo. Nel frattempo, l’Italia resterà altamente vulnerabile a choc globali e potrebbe facilmente perdere attrattiva nei confronti degli investitori, soprattutto quando il supporto della BCE, prima o poi, inevitabilmente, verrà meno.
A livello globale, si tratta del terzo grande choc politico in sei mesi. Dopo la Brexit, la vittoria di Trump e le dimissioni di Renzi, l’attenzione sarà ora sulle elezioni olandesi, francesi e tedesche nel 2017: tutte e tre presentano grandi rischi per gli investitori.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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