Il messaggio delle banche centrali

Il messaggio delle banche centrali. I responsabili della politica monetaria planetaria si stanno muovendo in maniera coordinata. Il weekly di Mps

Durante il forum organizzato dalla BCE a Sintra, Portogallo, i banchieri centrali avevano un messaggio da consegnare, lo hanno fatto e i mercati hanno preso nota. Il messaggio ha cementato la percezione che già esisteva che le banche centrali si stanno allontanando dalle politiche ultra-accomodanti degli ultimi anni. Ma la vera novità di questa settimana è che questo allontanamento appare come coordinato, dal momento che i discorsi di Draghi e dei governatori della Banca d’Inghilterra e della banca centrale canadese sono tutti apparsi come varianti dello stesso copione. Gli sviluppi di mercato sono apparsi tutti come una variazione attorno a questo tema, con azionario e obbligazionario entrambi in calo e dollaro debole. La reazione è stata probabilmente esacerbata dal fatto che i flussi di mercato recenti sono stati in direzione contraria. A fronte della forza del messaggio, a nulla sono valsi numeri sull’inflazione di giugno che hanno confermato la decelerazione in atto sia negli USA che nell’area euro.

Sul mercato azionario, lo euro stoxx ha segnato la quarta settimana consecutiva di declino, con le prime tre che hanno visto declini marginali e quest’ultima un più robusto -2,6%. Il mercato ha sofferto anche un accenno della Yellen alla possibilità che le valutazioni di alcuni asset siano “piuttosto ricche”. Da notare la performance in controtendenza del settore bancario, spinto dall’esito degli stress test delle banche USA (positivo per tutte le 34 banche analizzate ad eccezione di una, Capital One), a cui sono seguite comunicazioni su massici acquisti di azioni proprie e distribuzione di dividendi. In aggiunta, il settore è uno dei pochi beneficiari di tassi più elevati.

Sul mercato dei cambi, l’euro-dollaro si è spinto sui massimi dal maggio 2016 e flirta con la rottura del range 1,05-1,15 che ha contenuto il movimento negli ultimi 2 anni e mezzo. Da notare anche la rottura della relazione tra la valuta ed il differenziale dei tassi a breve EUR-USD.

Sul mercato obbligazionario, la variazione settimanale di 20 punti base del bund (da 0,25% a 0,45%) rappresenta la più consistente dal dicembre 2015 (in occasione della delusione per un mancato taglio dei tassi da parte della BCE) ed è sorpassata solo dai 35 p.b del giugno 2015. Il movimento al rialzo dei rendimenti ha ricacciato gli indici obbligazionari governativi in territorio negativo dall’inizio dell’anno (circa -1% sia per l’indice EUR che per quello italiano)

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