A caccia di performance? Meglio l’azionario

Le azioni rimangono il miglior vettore di performance in questo scenario di repressione finanziaria e di crescita fiacca. Il commento di Jean-Sylvain Perrig, CIO di Union Bancaire Privée – UBP

Sebbene la crescita dei ricavi sia modesta, gli utili societari sono nel complesso positivi e la redditività rimane molto elevata. Le borse dei paesi sviluppati offrono tuttora le migliori opportunità, poiché i margini delle società registrano un trend più positivo di quello osservato nei paesi emergenti. Le valutazioni sono ormai superiori alla media degli ultimi vent’anni, ma rimangono su livelli ragionevoli. Inoltre, il mercato statunitense dovrebbe recuperare in parte il suo ritardo grazie a un’attività molto vivace di M&A e ai numerosi programmi di buyback.

In questo quadro continuiamo a credere nelle azioni del settore tecnologico e della salute: le loro valutazioni si confermano interessanti, soprattutto rispetto al potenziale di crescita di queste società. La crescita globale è al di sotto del suo potenziale pre-crisi, quindi gli investitori preferiscono le imprese innovative e capaci di generare abbondanti flussi di cassa. I loro premi di valutazione dovrebbero dunque aumentare ancora in futuro.

Le prospettive per i titoli di Stato appaiono sempre poco allettanti per i prossimi trimestri, così come quelle per le obbligazioni societarie europee, alle quali preferiamo le loro omologhe americane, considerando i ritorni più elevati di queste ultime.

Nei prossimi mesi non si escludono sussulti della volatilità sulla scia delle dichiarazioni e degli interventi delle Banche centrali, degli sviluppi politici in Europa e della scarsa liquidità sui mercati obbligazionari. Le pressioni sui tassi e la risalita della volatilità inducono a privilegiare gli asset meno correlati a questi movimenti del mercato e che offrono una diversificazione interessante, fonte di convessità per l’asset allocation, come per esempio gli hedge fund.

Nello scenario finanziario da noi previsto, gli hedge fund potrebbero generare un maggiore alfa, il che sarebbe auspicabile in quanto le opportunità di investimenti remunerativi diventano sempre più rare. In effetti sarà interessante ricorrere a gestori, soprattutto quelli di fama, in grado di andare «long» o «short», ad esempio nelle obbligazioni.

Infine la divergenza di strategia tra la Fed e la BCE nonché i divari nella crescita economica dovrebbero rafforzare il dollaro e indebolire l’euro nel medio termine.