a cura di Pinuccia Parini
Dinnanzi alla possibilità di un rallentamento economico e vista la performance degli indici azionari, Fondi&Sicav ha discusso con Michele Morganti, senior equity strategist di Generali Investments, le prospettive future per l’equity.
La resilienza dell’economia Usa sta portando a rendimenti più elevati e a banche centrali ancora aggressive: qual è lo scenario per l’economia statunitense per i prossimi mesi?
«I consumi e, in misura minore, gli investimenti non residenziali si stanno dimostrando più resilienti a condizioni finanziarie più restrittive, poiché la domanda è orientata verso voci meno sensibili ai tassi di interesse. Prevediamo un atterraggio non così morbido, con un rallentamento futuro, anche se la resilienza della domanda interna ritarderà e attenuerà la contrazione dell’attività. Il terzo trimestre registrerà un’altra solida performance di crescita, ma poi i venti contrari (tassi elevati, stretta fiscale e saldi delle famiglie più deboli) diventeranno più forti. Prevediamo, quindi, una lieve contrazione del Pil nel primo trimestre 2024, seguito da una debole ripresa. La crescita dovrebbe tornare alla tendenza di fondo entro la fine del prossimo anno».
Il 2023 ha sinora registrato una forte espansione dei multipli, specie nelle borse statunitensi e nelle cosiddette mega cap che operano in settori legati agli sviluppi dell’Ai. A che punto siamo? Quale livello hanno raggiunto oggi i multipli e le valutazioni negli Usa e in Europa?
«Negli Usa i multipli sono elevati, ma questo premio nel corto termine rimane in parte giustificato dalla maggiore resilienza dell’economia americana e dalla sua indipendenza energetica, i rischi geopolitici, nonché le migliori prospettive di crescita degli utili. Il comparto legato all’intelligenza artificiale ha corso molto, ma lo stesso hanno fatto le previsioni degli utili di questo settore (+100% vs S&P 500 dal 2018), la cui redditività e marginalità sulle vendite sono circa il doppio dell’indice S&P 500 nel suo complesso. Le valutazioni europee rimangono, invece, contenute rispetto allo storico, anche se confrontate con i livelli dei tassi reali».
In precedenza avete indicato ancora una netta moderazione verso l’azionario: è ancora così?
«La nostra visione a 12 mesi prevede rendimenti totali dal 4% al 9%, rispettivamente per gli indici Usa ed ex-Usa. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo recentemente ridotto la posizione di sottopeso azionario. Oltre alle valutazioni interessanti in Europa e nei mercati emergenti, citiamo la stagionalità storica dell’S&P 500 nel quarto trimestre, l’andamento positivo del mercato dopo il picco dei tassi della Fed e prima del primo taglio, e il posizionamento, che attualmente appare piuttosto neutrale. Infine, come anticipavamo, la crescita degli utili, i margini e il rendimento del capitale proprio giustificano pienamente l’attuale premio dell’indice americano. All’interno di questo quadro, tuttavia, confermiamo un approccio più prudente nel breve termine. La resilienza dell’economia statunitense sta portando, infatti, a rendimenti elevati e vischiosi, insieme a banche centrali aggressive, elementi che stanno pesando sui mercati. I nostri modelli indicano, perciò, un sovrappeso per le obbligazioni rispetto all’azionario, e la debolezza cinese e quella europea non aiutano il quadro nel breve».
Quali saranno i fattori che potranno nuovamente spostare il sentiment degli investitori verso l’azionario?
«Nei prossimi mesi, con livelli degli indici più bassi, che avranno incorporato la debolezza dell’economia e una crescita degli utili più realistica, i tassi a lungo termine più contenuti e le politiche monetarie più accomodanti porteranno il mercato a scommettere di nuovo sugli indici globali ex-Usa, le cui valutazioni sono già attraenti, e, in parte, anche su quelli statunitensi, divenuti nel frattempo meno cari».
A livello settoriale, dove trovare le maggiori opportunità?
«A medio termine rimaniamo costruttivi su energia e banche, mentre nel breve preferiamo un’allocazione bilanciata tra value-growth e cyclical-defensive. Tatticamente, abbiamo una posizione di sovrappeso sui settori della salute, food retail, software e utility, mentre siamo prudenti su industriali, media, telecomunicazioni e trasporti».
Ci sono temi di investimento-megatrend che a vostro avviso si dimostreranno particolarmente robusti nei prossimi anni?
«Riteniamo che alcune tendenze di lungo periodo saranno protagoniste e guideranno la prossima fase di crescita economica. Penso a tematiche strutturali come l’invecchiamento globale della popolazione, la crescente attenzione alla tutela della biodiversità, la produzione di energia da fonti pulite e la decarbonizzazione. Ma siamo attenti anche alla progressiva ripresa dei mercati emergenti e ad alcuni specifici segmenti, legati innanzitutto alla digitalizzazione, al cloud e all’intelligenza artificiale».

