Accordo in vista tra Atene e Bruxelles?

Il commento di Bart Van Craeynest, capo economista di Petercam

Le prese di posizione politiche sulla situazione greca son continuate questa settimana, con la scelta di entrambe le parti in causa di utilizzare un linguaggio forte per difendere le proprie ragioni. Detto ciò, da un punto di vista economico c’è una sola soluzione sensata alla controversia in atto: un accordo che dia alla Grecia un po’ di sollievo sul fronte finanziario, in cambio di ulteriori riforme strutturali.

Dall’inizio della crisi, Atene ha fatto sforzi impressionanti per far fronte ai problemi di natura strutturale. Secondo l’OCSE, di tutti i Paesi industrializzati la Grecia è stato quello che, dal 2007 al 2014, ha fatto di gran lunga lo sforzo maggiore in termini di riforme. Sul fronte finanziario, poi, la Grecia è riuscita in un miglioramento strutturale del suo deficit di bilancio del 10% del PIL, dal 2010 al 2014. Nel contesto di una recessione economica, questo impegno si è visto molto di rado. Tuttavia, ci sono dei limiti alle sofferenze economiche che una popolazione può sopportare e ora sembra che quei limiti siano stati raggiunti in Grecia (anche se c’è ancora lavoro da fare, in particolare in termini di riforme strutturali).

Ora, poiché il Governo di Atene ha riportato le sue finanze ad un avanzo strutturale, l’attenzione dovrebbe spostarsi maggiormente su ulteriori riforme strutturali che, per l’outlook di crescita dell’economia ellenica nel medio-lungo periodo, sono molto più importanti rispetto a un’ulteriore stretta fiscale. Ogni soluzione sostenibile dovrebbe concentrarsi molto di più sul rimettere l’economia del Paese in carreggiata verso la crescita, piuttosto che sul rimborso del debito.

Per ora, c’è ancora un compromesso piuttosto chiaro al di là del dibattito attuale: il resto dell’Eurozona dovrebbe concedere alla Grecia un po’ di respiro sul fronte finanziario (eliminare l’obbligo di aumentare ulteriormente l’avanzo primario) in cambio di un impegno su ulteriori riforme strutturali. Nonostante l’attuale muro contro muro, un accordo di questo genere sembra ancora essere l’esito più probabile della crisi greca.