Acquisto di bond USA e copertura rischio di cambio possono risultare attraenti

0
6
Axa Im

Intervista a Luca Tobagi, CFA – Invesco

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?
Luca Tobagi

La dinamica dei rendimenti USA a dieci anni dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione che hanno sorpreso al rialzo è molto interessante.

Oggi i tassi sono in linea, anzi poco sotto i livelli della settimana precedente la pubblicazione di tali dati. A mio parere dimostra che i mercati finanziari avevano già in larga misura prezzato la reflazione.

Da questo momento e per i prossimi 3-6 mesi, i rendimenti potrebbero probabilmente rimanere nell’intervallo 1.50%-1.80%.

Poi, man mano che i mercati riprezzassero anche la crescita, oltre alla reflazione, i rendimenti decennali potrebbero muoversi gradualmente e ordinatamente verso il 2%. Per avere oscillazioni dei rendimenti obbligazionari disordinate e fuori controllo, servirebbero degli choc dai dati macroeconomici su inflazione e crescita rispetto alle aspettative.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

In questo momento la duration negli Stati Uniti è remunerata dal mercato meglio di quella europea su molte scadenze, anche dopo aver coperto il rischio di cambio.

Ciò potrebbe generare una domanda supplementare per asset obbligazionari negli USA che potrebbe contribuire a mantenere sotto controllo i rendimenti obbligazionari.

Quindi in questa fase, per molti investitori europei che per qualche ragione devono esporsi a duration medie e soprattutto lunghe, l’opzione di acquistare bond USA e coprire il rischio di cambio può apparire attraente.

Da un punto di vista valutario, il differenziale di rendimenti è a favore del dollaro rispetto a molte altre valute. Ma vi sono anche fattori fondamentali, a cominciare dall’ampio deficit, che potrebbero contribuire a un indebolimento del biglietto verde.

Per quanto riguarda le aspettative di inflazione, il livello implicito nei rendimenti dei titoli indicizzati è già piuttosto elevato. Come detto, i mercati hanno riprezzato la reflazione velocemente. Quindi la scelta fra titoli indicizzati e titoli di Stato ordinari riguarda più la diversificazione di portafoglio e obiettivi e vincoli dei singoli investitori che una vera convenienza relativa.

Analogamente, con i rendimenti USA a cambio coperto superiori a quelli domestici, gli investitori europei oggi possono permettersi di scegliere l’esposizione valutaria più in una logica attiva e di diversificazione che di protezione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here