Addentrarsi nella nebbia valutaria

Il commento di Mark Phelps, CIO e Dev Chakrabarti, Portfolio Manager di AB

La caduta libera dell’euro nei confronti del dollaro avvenuta questa settimana ha iniziato a innervosire gli investitori azionari. Ma perché sono tutti così sorpresi quando le fluttuazioni dei cambi destabilizzano i profitti? Secondo noi, se si ha la corretta percezione della propria esposizione societaria, ci si crea una copertura valutaria “naturale” nei portafogli azionari globali.

Investire nelle valute rappresenta quest’anno una interessante opportunità. Negli ultimi sei mesi il dollaro americano si è apprezzato del 12% contro un paniere delle maggiori valute, sull’onda di un’economia in crescita. Attualmente l’euro ha già perso oltre l’11% dall’inizio dell’anno, con una probabile ulteriore svalutazione a seguito del quantitative easing. Considerato nel suo complesso, il cambio dollaro-euro mostra un andamento piuttosto netto.

Tradurre questi trend in previsioni di profitto specifiche per le aziende è sempre un’impresa ardua. Uno dei motivi è l’eccessiva dipendenza dai report aziendali. Di solito le società non informano i mercati su come le fluttuazioni valutarie potranno influire sui loro utili, mentre gli analisti sell-side normalmente si basano su previsioni sul tasso di cambio statico che si adeguano in tempo reale alle variazioni valutarie.

Maggiore Chiarezza sulle Valute

Agli investitori europei suonerà sicuramente familiare: poiché le società europee hanno ottenuto maggiori proventi all’estero che non nei propri mercati nazionali rispetto alle loro omologhe statunitensi (sinistra del grafico), la valuta ha prodotto effetti maggiori sulle performance e ha aggiunto una forte componente di incertezza alla stagione dei profitti. Siamo infatti convinti che la maggiore esposizione valutaria spieghi in parte perché le previsioni di profitti europei relative alle società, di qualsiasi dimensione, sono molto più diffuse rispetto alle previsioni relative ai loro omologhi USA.

E’ possibile, però, chiarire la confusione presente nel mercato valutario: gli investitori globali possono iniziare guardando alla recente esperienza del Giappone”; il programma “Abenomics”, varato 18 mesi fa, si poneva l’obiettivo di svalutare lo yen, con la conseguenza di gonfiare gli utili e scatenare una fortissima reazione nell’ampio mercato azionario.

Lezioni dal Giappone

La strategia per gli investitori era chiara: tenere una posizione corta sulla valuta e una lunga sui profitti. Questa combinazione è stata vincente finché il mercato era sostenuto in modo artificiale, ma non appena il sostegno statale è venuto meno, le società giapponesi hanno dovuto dimostrare di cavarsela da sole nel realizzare profitti. Secondo noi, gli investitori devono identificare quelle società che presentano un potenziale di crescita sostenibile-con o senza incentivi monetari-per generare rendimenti stabili a lungo termine.

Siamo convinti che quest’anno l’Europa seguirà le orme del Giappone. Una valuta più debole sarà molto gradita dalle aziende più orientate all’esportazione nei paesi non-Europei, che beneficeranno della crescita degli utili, soprattutto perché i margini di profitto europei sono molto più bassi che negli Stati Uniti, dover riteniamo che la redditività abbia raggiunto il suo apice ma probabilmente ci vorrà del tempo perché l’incentivo europeo alimenti la crescita economica, mentre l’economia USA quest’anno potrà fare grossi passi avanti.

Creare una Copertura “Naturale”

Vi sono dinamiche complesse che coinvolgono gli investitori azionari globali. Molti stanno già seguendo la strategia giapponese, ammassandosi nelle azioni europee in maniera indiscriminata attraverso fondi passivi. Secondo noi si tratta di una strategia miope.

Riteniamo invece che nell’attuale contesto valutario sia più opportuno creare una copertura “naturale” – senza usare derivati o vendite allo scoperto. L’idea è quella di aumentare l’esposizione a un euro più debole e, al contempo, a una crescita economica americana più forte mediante un’accurata selezione dei titoli.

Occorre puntare alle società dell’eurozona che hanno consistenti rapporti commerciali con gli USA. Queste società dovrebbero godere di un doppio vantaggio – la debolezza dell’euro e la solidità dell’economia americana. Dobbiamo cercare società che siano in grado di offrire un potenziale di crescita sostenibile anche in vista di un risveglio a lungo termine dell’economia europea, non drogata dagli incentivi. Allo stesso tempo, occorre vagliare l’eventuale vulnerabilità al dollaro forte da parte delle società statunitensi con un reddito internazionale superiore alla media, anche quando i loro fondamentali sottostanti sembrano robusti.

La selettività può rappresentare un antidoto efficace contro l’irrequietezza delle valute, mentre l’impatto dei tassi di cambio sulle singole società non deve costituire un’incognita. Quest’anno è particolarmente importante assicurarsi che il proprio gestore di portafoglio sia proattivo nel valutare l’impatto valutario sul portafoglio mantenendo e adattando di conseguenza la posizione azionaria.