Africa, è il momento di investire

La redazione di Fondi&Sicav ha intervistato Malick Badjie, head of investment solutions & advisory di Silk Invest, società indipedente specializzata sui mercati di frontiera, che a febbraio di quest’anno è sbarcata sul mercato italiano con due fondi, uno obbligazionario e uno azionario, che consentono di investire nel continente africano.

Perché investire in Africa?

«L’Africa resta una delle regioni più a buon mercato nell’universo di frontiera, e riteniamo che sia una grande opportunità per gli investitori. Il sentiment verso il continente è stato duramente colpito, soprattutto sulla scorta del calo dei prezzi del petrolio e delle commodity ma la regione dell’Africa sub-sahariana continua a crescere rapidamente con un tasso che l’FMI prevede del 4.25% nel 2016 rispetto al 3.25% del 2015.
Sia le azioni sia le obbligazioni africane sono attraenti per gli investitori internazionali. Le prime sono andate chiaramente incontro a un ipervenduto e sono ben posizionate per una ripresa. I bond in valuta locale in Africa sono allettanti, soprattutto con rendimenti medi vicini al 15% in Paesi come la Nigeria e il Kenya. Le valute africane hanno visto un sell-off nel 2015 in linea con altre valute dei mercati emergenti e prevediamo un ritorno a una svalutazione annualizzata dal 2-4% invece dei numeri a doppia cifra che abbiamo registrato in passato. Ciò dovrebbe permettere agli investitori di puntare a un rendimento netto di oltre il 10%.»

Quali sono i driver che guideranno la crescita nei prossimi anni?

«L’Africa comprende 54 Paesi con economie, valute e sistemi politici molto diversi. I rendimenti di mercato negli ultimi anni si sono mossi in linea con i più ampi mercati emergenti ma è probabile che nel lungo periodo si comportino in maniera diversa. È molto importante capire i fondamentali economici di queste economie e investire nei Paesi giusti al momento giusto. La ragione fondamentale che ci porta a ritenere che l’Africa performerà meglio del resto del mondo è dovuta alla forte ripresa prevista e al potenziale di crescita nel lungo periodo, considerato che nella regione sub-sahariana la crescita del PIL è appena sotto al 5% e l’aumento della popolazione intorno al 2%.
Riteniamo che le grandi riforme strutturali, come il potenziamento delle istituzioni chiave e l’allargamento della base imponibile, così come l’incremento della spesa in conto capitale, siano un fattore di traino positivo. Il Kenya, per esempio, sta presentando progetti infrastrutturali chiave come la Standard Gauge Railway, 10.000 chilometri di nuove strade e numerosi progetti energetici  che insieme valgono molti miliardi di dollari statunitensi. Il nuovo budget della Nigeria per il 2016 alloca il 30% della spesa in progetti di fondamentale importanza, mentre l’Etiopia ha intrapreso la costruzione della Grand Ethiopian Renaissance Dam che, si prevede, genererà 6.000 MW di energia idroelettrica una volta completato.»

Quali sono i settori/Paesi che privilegiate e quali invece preferite evitare e perché?

«Molti Paesi stanno ancora crescendo anche se a un ritmo inferiore a prima, gli importatori netti di commodity sono i principali beneficiari del notevole calo dei prezzi del petrolio e di conseguenza stanno registrando uno stimolo ai consumi nelle rispettive economie. Preferiamo mercati come Kenya, BRVM e Marocco che sono importatori netti di commodity. Da un punto di vista settoriale, non siamo esposti alle commodity e a conti fatti preferiamo il settore consumer, perché i consumi in numerosi Paesi africani aumentano con la rapida crescita della classe media e l’incremento dei redditi disponibili. Siamo completamente investiti in temi legati ai consumi in settori come le banche, le telecomunicazioni, il settore del cemento e le aziende attive nel food and beverage.»

Quali sono i rischi che vedete all’orizzonte nel breve termine?

«La performance dell’Africa negli ultimi anni ha risentito di un insieme di fattori, come la crisi legata all’Ebola, le elezioni politiche incerte in Nigeria e in generale i minori afflussi verso i mercati emergenti. La maggior parte degli investitori internazionali associa ancora il continente al settore delle commodity, mentre sono i consumi il vero motore della crescita.
L’aspetto positivo del declino comunque è che le valutazioni delle società in Africa stanno scambiando a sconti significativi, fornendo agli investitori una finestra di opportunità per posizionare i portafogli in vista di un’inversione di rotta del mercato. Le valutazioni estremamente basse che si riscontrano attualmente nel continente finiranno con la normalizzazione del mercato. Numerose società di qualità stanno scambiando con un P/E ratio medio di 10x, con dividend yield fra il 5% e il 6%.»

Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
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