Aletti Gestielle: “Bene le obbligazioni in valuta forte di Argentina ed Egitto”

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sul debito governativo emergente con l’intervento di Jacopo Turolla, portfolio manager comparto obbligazionario di Aletti Gestielle SGR

 

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Gli Em bond in valuta forte, in valuta locale e societari hanno generato rendimenti totali praticamente identici nel 2016. In quali bond governativi – in valuta locale e in valuta forte – emessi dai paesi emergenti ritenete sia possibile trovare del valore in uno scenario internazionale in cui le scelte politiche nei paesi industrializzati potrebbero avere impatti considerevoli sull’andamento del mercato valutario?

Tradizionalmente i rischi politici derivano dai mercati emergenti, ma nel 2017 paradossalmente la maggior fonte di rischi saranno i paesi sviluppati. Le politiche protezionistiche di Trump potrebbero portare a un rallentamento della globalizzazione e una frenata negli scambi commerciali che negli ultimi anni hanno aiutato i paesi in via di sviluppo a crescere a ritmi sostenuti e a ridurre il gap di prodotto pro capite con i paesi industrializzati. I paesi più colpiti potenzialmente sono il Messico, spesso oggetto degli attacchi del neo presidente americano perché ha tratto più vantaggi rispetto agli Usa dall’accordo commerciale di libero scambio Nafta e la Cina, accusata di tenere la valuta fittiziamente debole. L’area caraibica che ha forti scambi commerciali con gli Usa potrebbe anch’essa cadere vittima del fuoco incrociato senza esser target diretto di restrizioni.

Sull’altra sponda dell’Atlantico gli appuntamenti elettorali nei paesi dell’Unione Europea potrebbero portare a un aumento dell’influenza dei partiti antieuropeisti e un’eventuale riallocazione delle risorse finanziarie dell’Unione europea potrebbe essere fortemente svantaggiosa per i paesi dell’Est Europa.

Evitare completamente l’esposizione a questi rischi è difficile, ma tra i paesi che potrebbero essere parzialmente immuni e che offrono ancora valutazioni interessanti consigliamo le obbligazioni in valuta forte dell’Argentina e dell’Egitto, paesi che stanno affrontando un ambizioso percorso di aggiustamento macroeconomico e non intrattengono forti relazioni commerciali con gli Usa.

Sul lato delle valute non prevediamo forti apprezzamenti nei confronti dell’euro e preferiamo valute dall’elevato rendimento e appartenenti a paesi con solide posizioni esterne come il rublo russo e la rupia indiana.

Quanto rischiosa per i bond governativi emergenti potrebbe rivelarsi la normalizzazione dei tassi voluta dalla Federal Reserve?

Il nostro scenario centrale prevede due o al massimo tre rialzi nei tassi americani per quest’anno. Un approccio così cauto e per altro già prezzato dal mercato non avrebbe conseguenze negative per i mercati emergenti, soprattutto se le decisioni restrittive della Fed saranno supportate da un’accelerazione della crescita. L’unico scenario in cui la politica monetaria potrebbe divenire un pericolo è il caso in cui un’improvvisa accelerazione dell’inflazione (ad esempio spinta da politiche protezionistiche più forti di quanto atteso) costringesse la Banca centrale americana ad alzare i tassi due o tre volte più velocemente di quanto atteso, sino a portare i tassi a breve a livelli più elevati di quella che è la crescita nominale potenziale americana. Questo potrebbe portare a un forte apprezzamento del dollaro ed eventualmente a una nuova recessione con conseguenze negative per i paesi emergenti indebitati in valuta americana.

A vostro giudizio, quali altri rischi possono condizionare l’asset class nel 2017?

I rischi politici a livello domestico quest’anno sono limitati, ma sicuramente va tenuta d’occhio la situazione in Turchia dove potremmo assistere a un’ulteriore deriva del regime democratico a favore di un regime semidittatoriale e questo potrebbe indebolire ulteriormente la lira. In Cina, dopo il Congresso di fine anno, non è da escludere un ulteriore tentativo di ribilanciare l’economia che nel breve potrebbe condurre a un rallentamento, nuove pressioni sul cambio e quindi sulle altre economia asiatiche. Infine, vanno monitorati un eventuale contagio in Est Europa delle politiche populiste anti euro ed eventuali passi indietro sul fronte della disciplina fiscale vista negli ultimi anni. In Romania ad esempio stiamo già assistendo a una dinamica similare e le valutazioni non tengono ancora conto di questo pericolo.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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