Aletti Gestielle: “Meglio i titoli con bassa duration legati all’inflazione”

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sui treasury bond Usa e sull’evoluzione dei tassi di interesse americani. Interviene Giuseppe Benigno, portfolio manager Comparto Obbligazionario di Aletti Gestielle Sgr

SGS GRUPPO

I treasury bond rappresentano da sempre un porto sicuro durante le fasi di burrasca sui mercati. Nell’attuale situazione di mercato –caratterizzata da una Fed rialzista sul versante tassi e da una forte volatilità dei cambi- quale potrebbe essere il modo più equilibrato per assumere esposizione ai titoli di Stato Usa?

Il contesto macroeconomico nel quale ci stiamo muovendo è caratterizzato da buoni dati economici nei Paesi sviluppati. Inizia a manifestarsi un sempre più marcato desiderio da parte della Fed di rimuovere, seppur ancora gradualmente, la straordinaria espansività della politica monetaria e l’effetto sui rendimenti dei titoli di Stato americani è stato infatti evidente; basti pensare che nel corso dell’ultimo anno il rendimento del titolo decennale è aumentato da 1,40% a 2,30% attuale.
Quindi, in un contesto economico caratterizzato da una crescita economica moderata ma costante, un mercato del lavoro in continuo miglioramento, una dinamica dei salari in ripresa e un’inflazione moderata, ma positiva, il modo più equilibrato per assumere una posizione sui titoli di Stato americani, a nostro avviso, è tentare di sottopesare il più possibile l’asset class in questione, scegliere titoli con bassa duration e preferire titoli legati all’inflazione cercando di coprirsi dal rischio di rialzo dei tassi di interesse.
Considerando, infatti, che il break even (l’inflazione scontata dal mercato sui titoli inflation linked) è soltanto 1,80% per i prossimi dieci anni.

Quali sono le vostre previsioni sull’andamento della curva dei tassi negli Usa e quali conseguenze attendersi sui tassi a breve e a lungo termine dall’azione della Fed?

I precedenti cicli economici ci hanno insegnato che una fase di rialzi dei tassi di interesse è stata spesso accompagnata a un appiattimento della curva dei rendimenti (c.d. bearish flattening).
Il rendimento sui titoli di Stato a lunga scadenza aumentava, scontando una maggiore crescita nominale e il rendimento sui titoli di Stato a breve scadenza andava nella stessa direzione in modo molto più rapido.
Anche gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da un movimento di flattening della curva dei rendimenti, non solo perché la parte a breve della curva ha incominciato a scontare maggiori rialzi del Federal Funds Rate, ma anche perché le aspettative di inflazione di lungo termine sono rimaste moderate e certe volte diminuite. Per questo motivo pensiamo che il passato non si possa applicare al contesto odierno.
Una ripresa delle aspettative di inflazione porterebbe, a nostro avviso, a movimenti di steepening della curva dei rendimenti come abbiamo visto nella parte finale del 2016.
Inoltre, la rimozione dello stimolo quantitativo, l’eliminazione del reinvestimento degli acquisti di titoli di Stato, porterebbe a riprezzare il Term premium su livelli superiori rispetto gli attuali, come abbiamo visto durante la fase iniziale del tapering.
Anche se la direzione di rialzo dei rendimenti ci sembra chiara, le forze tra un movimento di flattening e di steepening risultano abbastanza contrastanti.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
Advertisement