Alla ricerca dei trend di crescita

Nicholas Bratte ha 46 anni di esperienza sui mercati finanziari, di cui 16 trascorsi in Lazard Asset Management dove è a capo di un team, composto da quattro persone, che si occupa del Global Thematic Equity Fund. Per Bratte l’investimento tematico non è una scelta recente, bensì il frutto di un processo che, negli anni, lo ha portato a staccarsi sempre più dalla gestione a benchmark e a focalizzarsi sullo studio delle singole società alla ricerca di trend futuri di crescita.

Lei ha iniziato la sua attività di gestore diversi anni fa e, con il tempo, ha cambiato il suo approccio alla professione. Che cosa lo ha spinto a farlo?

«Ho iniziato il mio lavoro costruendo il portafoglio attorno a un benchmark, che era per me il riferimento principale. Devo ammettere che dopo un po’ investire in un universo definito, ricco di informazioni legate al passato delle aziende, mi annoiava. Avevo voglia di cambiare il mio approccio, ma, come è facile intuire, senza un parametro con cui misurarsi non era semplice costruire un portafoglio. Ho quindi iniziato, insieme ai miei colleghi che condividevano lo stesso punto di vista, a cercare all’interno dei listini quelle società che sarebbero diventate driver di crescita e che si legavano a grandi temi attorno ai quali costruire un universo di titoli».

Ma come si definiscono le tematiche e quanto queste rischiano di diventare a loro volta statiche?

«Le tematiche nascono dalle idee che si maturano incontrando costantemente le aziende, anche quattro al giorno, e facendosi aiutare da analisti competenti che ne sviscerano gli aspetti più complessi e identificano le possibili evoluzioni in un arco di quattro anni. Il processo, che è completamente bottom up, porta a scoprire diverse opportunità di investimento che vanno a popolare la tematica di riferimento. Ma attenzione, l’investimento tematico può diventare un falso narrativo». 

Che cosa è per lei un falso narrativo? Potrebbe fare un esempio?

«Un esempio è l’auto elettrica o all’idrogeno che, sulla carta, sembra un tema che dominerà il nostro futuro, ma che non necessariamente offrirà ritorni interessanti per gli investitori. La motivazione va ricercata in un mercato automobilistico che è molto competitivo, che sarà dominato dai produttori cinesi, più interessati ad acquisire quote di mercato che a generare utili, visto che per la maggior parte si tratta di aziende a partecipazione pubblica. Ecco, non sempre trovare un tema di investimento in voga può migliorare la performance del portafoglio».

Quanti temi sono presenti all’interno del portafoglio?

«La scelta fatta da me e dal mio team è stata creare un portafoglio all’interno del quale vivono tra otto e 12 temi, necessari per diversificare gli investimenti e per cogliere i trend in corso che sono considerati più interessanti e redditivi. I singoli temi possono essere ridenominati o cessare se le valutazioni fatte dal portfolio manager e dagli analisti smettono di giustificarne l’esistenza. Al loro interno esiste un bilanciamento in termini di risk adjusted return, grazie al quale il portafoglio non è unidirezionale, con due macro categorie: “focus” e “diversified”. Lo stesso tipo di approccio basato sull’analisi fondamentale, molto attento alle valutazioni, vale per i titoli in portafoglio (tra 80 e 120). L’orizzonte dell’investimento va da tre a 10 anni».

Come si articola quindi il processo di investimento?

«Il processo di investimento, che avviene senza un benchmark di riferimento, si articola in tre fasi: la definizione del contesto globale, l’identificazione e validazione di una tematica e la scelta dei singoli titoli. Per definizione del contesto globale si intende un ampio modello che identifica le opportunità strategiche e le sfide più importanti per aziende e investitori, tenendo conto dei  cambiamenti strutturali in tutti i settori. Gli approfondimenti provengono da ricerche interne, da riunioni aziendali, da fonti di dati esterne e dalla cooperazione dei diversi team coinvolti. Queste analisi permettono di indiduare i driver dei singoli temi, valutando sempre se siano allineati ai potenziali cambiamenti delle politiche in relazione agli obiettivi di sostenibilità (ad esempio Sdg delle Nazioni Unite). Per la scelta dei titoli, si seguono cinque criteri: la coerenza con la tematica, i fattori specifici di natura idiosincratica, le valutazioni, la sostenibilità e la diversificazione». 

Quali sono i temi in portafoglio?

«Nel fondo Lazard Global Thematic sono attualmente presenti 11 tematiche. Il “focus portfolio” è solitamente composto da tre-sei temi che il team ritiene abbiano il più alto profilo di rendimento a lungo termine, attraverso una valutazione qualitativa, basata sulla comprensione dei cambiamenti strutturali. Attualmente include: asset efficiency, bits of chips, empowered consumer, software as a standard, digital runway, data-networks & profits. Nel diversified portfolio troviamo invece first world health, distribution footprints, enduring brands, energy transition ed extreme risk. Ci sono parti di portafoglio investite in temi che servono a proteggere la performance in caso di estrema volatilità, come ad esempio nel caso di extreme risk in cui sono presenti titoli decorrelati dall’andamento dei mercati o meno vulnerabili agli effetti disruptive che potrebbe causare una nuova crisi finanziaria».

Qual è la tipologia di titoli presenti in portafoglio in termini di capitalizzazione?

«Il fondo ha una forte presenza di azioni a grande capitalizzazione e ciò potrebbe fare sorgere il dubbio che queste aziende non siano esattamente dei disruptor, ma non penso che i market leader siano molto diversi dalle società considerate disruptor. L’importante è identificare chi ha le capacità per essere un market disruptor e questo è un aspetto che non necessariamente dipende dalle dimensioni dell’azienda. Il Lazard Global Thematic non è un fondo tematico nel senso tradizionale, bensì il risultato di un approccio bottom up disciplinato, che ha cercato, di identificare le tendenze future, le aziende che ne sono state protagoniste e quelle che lo saranno nei prossimi anni».

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