Allianz Global Investors: «Il 2022 sarà un altro anno di crescita economica»

Qual è la vostra lettura del contesto economico globale?

«Credo che il contesto macroeconomico rimanga positivo a livello globale, sebbene sembri abbastanza evidente che il picco dell’attuale ciclo economico sia stato raggiunto in diverse aree geografiche: tra queste, direi, soprattutto la Cina e, probabilmente, anche gli Stati Uniti, come conferma il dato sul prodotto interno lordo del terzo trimestre in calo al 2% annualizzato. Detto ciò, il 2022 sarà comunque un altro anno di crescita economica, anche se certamente inferiore rispetto al 2021. Ma non si tratta ovviamente di una sorpresa, dato il forte recupero di quest’anno dopo la recessione del 2020 dovuta alla pandemia. Le politiche monetarie delle banche centrali restano decisamente accomodanti, anche se in misura inferiore rispetto al recentissimo passato. La Fed inizierà il tapering tra novembre e dicembre del 2021 e ad alzare i tassi di interesse ufficiali nell’estate dell’anno prossimo, mentre la Bce dovrebbe terminare il Pepp a marzo del 2022 e, con ogni probabilità, sostituirlo con un altro programma di acquisti ancora da definire. Ciò nonostante, nei mercati finanziari continuiamo ad avere una liquidità molto abbondante che sarà di supporto al sistema economico globale. Non mancano, però, fattori di incertezza che possono incidere negativamente su questo scenario di moderata positività: l’aumento costante del prezzo delle materie prime potrebbe indebolire la ripresa economica, oltre a consolidare un’inflazione stabilmente più alta; il mondo del lavoro è ben lontano dall’essere tornato ai livelli pre-pandemia e ciò sta creando diversi colli di bottiglia che cominciano a pesare sul lato dell’offerta; la stessa pandemia, sebbene decisamente più sotto controllo, non è sparita e nei mesi invernali i casi potrebbero aumentare, portando a  nuove limitazioni; in Cina abbiamo una situazione fluida, come confermano il caso di Evergrande e gli interventi delle autorità politiche sui mercati finanziari e sull’economia locale. Tutti questi fattori potrebbero determinare un aumento della volatilità, ma in un contesto che, ripetiamo, rimane impostato positivamente».

Pensate che arriveremo a vedere aspettative di inflazione sistematicamente più elevate sul lungo termine?

«Il ritorno dell’inflazione è stato sicuramente il tema dei mercati finanziari del 2021, dopo anni in cui era praticamente scomparsa, tanto da fare ritenere che uno scenario giapponese potesse divenire realtà anche per i paesi occidentali quali gli Stati Uniti e, soprattutto, l’area euro. L’aumento repentino dell’inflazione di questi mesi è indubbiamente dovuto, come sappiamo, all’effetto base, cioè il confronto anno su anno su base mensile che ha portato l’inflazione a risalire per un rapporto 2021-2020 molto penalizzante per quanto riguarda l’impatto delle materie prime: a causa della pandemia i primi sei mesi dell’anno scorso sono stati caratterizzati dalla chiusura delle attività produttive ovunque a livello globale. Crediamo, però, che, una volta esauritosi o diminuito l’effetto base nel corso dei prossimi mesi, esistano alcuni elementi strutturali che hanno determinato l’aumento dell’inflazione e che porteranno ad avere in maniera abbastanza stabile un incremento dei prezzi più alto rispetto ai target delle banche centrali. Si tratta dei colli di bottiglia che si stanno creando nel mondo del lavoro e dal lato dell’offerta: nei prossimi mesi vedremo molto probabilmente il passo successivo, cioè il passaggio ai consumatori finali da parte delle imprese di uno spicchio di questo aumento dei prezzi, con la conseguenza che l’inflazione e le relative aspettative rimarranno più alte di quanto pensavamo nei mesi scorsi. A ciò si deve aggiungere il comportamento delle principali banche centrali, che continuano a dichiarare che l’aumento dell’inflazione è solo un fenomeno temporaneo. La Fed e la Bce hanno fissato un target di inflazione flessibile nel medio-lungo periodo del 2%: questa “flessibilità” consente loro di non intervenire a fronte di un aumento dell’inflazione alzando i tassi di interesse ufficiali, come avveniva in passato, per contrastare un rialzo se ritenuto temporaneo: di fatto rimangono, come si dice tecnicamente, “dietro la curva” e quindi continuano ad alimentare le aspettative di inflazione. Pensiamo, perciò, che un rialzo dei prezzi più alto rispetto al passato sia destinato a essere presente nei mercati finanziari».

Quindi le attese legate all’inflazione continuano a persistere sul mercato. Quali strategie consigliate?

«In un contesto di rialzo dell’inflazione, accompagnato da un rialzo dei rendimenti nei mercati del reddito fisso, la componente obbligazionaria governativa nominale dovrebbe essere quella maggiormente penalizzata. In effetti, così sta avvenendo dall’inizio dell’anno, con i rendimenti in risalita sul Treasury americano, ma anche su tutti i titoli governativi europei. L’asset class dell’inflazione, per le ovvie caratteristiche dello strumento, è la naturale soluzione per proteggersi dalla risalita dei prezzi, ma poiché i titoli inflation-linked sono solitamente contraddistinti da scadenze molto lunghe, in un contesto di rialzo dei rendimenti il contributo della duration può risultare negativo e penalizzante. Crediamo che la ricerca del rendimento continuerà a rimanere il tema dei mercati obbligazionari, perché ricordiamoci che, nonostante la risalita di quest’anno, i rendimenti restano a livelli storicamente bassissimi. In questa ottica, soluzioni di investimento che combinano la ricerca del rendimento, focalizzate quindi prevalentemente sul comparto delle obbligazioni societarie, all’investimento in tematiche di lungo periodo, quali possono essere gli investimenti socialmente responsabili e i green bond, siano tra le più adatte all’attuale contesto di mercato, ma anche in un’ottica di lungo periodo. I nostri fondi quali Allianz Euro Credit Sri, oppure Allianz Green Bond, per non dimenticare Allianz Credit Opportunities Plus (quest’ultima una valida soluzione alternativa al tradizionale mercato monetario) si sono comportati molto bene in termini di performance nel 2021, considerando le loro specifiche caratteristiche di investimento. I green bond, ma anche gli investimenti Sri, sono settori in fortissima espansione, per motivi che ormai conosciamo tutti bene e che sono sempre più attuali e di fondamentale importanza: basti pensare al Summit Cop26 di Glasgow sul clima. Inoltre, sono comparti ai quali, essendo ancora in forte crescita, il mercato riconosce un premio di rendimento superiore ai tradizionali segmenti di investimento fixed income, come dimostrano le loro performance, sia in un contesto di rendimenti in discesa, sia in risalita, visto che hanno ottenuto una migliore performance in entrambe le situazioni».

Pensate che avremo presto rendimenti più elevati, curve più ripide e un aumento degli spread sui corporate?

«Credo che nelle prossime settimane e mesi vedremo rendimenti più elevati rispetto a quelli attuali, anche per riadeguarsi in prospettiva alle nuove aspettative di rialzo dei tassi di interesse ufficiali, in particolare della Fed.  Per il Treasury a 10 anni prevediamo un prossimo livello nell’area 1,75-1,80%, mentre per il Bund a 10 anni il mercato vorrà probabilmente vedere un valore vicino allo 0%. Di più difficile interpretazione l’andamento delle curve dei rendimenti, che dovrebbero diventare più ripide, come è avvenuto per buona parte del 2021, ma i timori di un rallentamento della crescita economica stanno portando alcuni segmenti della curva, come per esempio la parte 5-30 anni, ad avere un’inclinazione più piatta. Sicuramente questo è un aspetto che sarà molto importante da monitorare nel breve termine, per capire meglio la possibile evoluzione dei mercati finanziari. Non credo, però, che questo movimento possa portare a un forte allargamento degli spread sul settore corporate: i fondamentali economici restano solidi, i numeri della reporting season sono positivi e quindi il quadro micro è assolutamente sano. Certamente, gli spread si sono molto compressi e, di conseguenza, selezione e diversificazione a livello di settore e di emittente saranno sempre più importanti per generare rendimenti nel mercato obbligazionario».

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