Michele Scolletta, managing director di Allianz Global Investors, partecipa al Focus Trend. 

Nel contributo precedente, ha parlato di quanto sia necessario un approccio dinamico negli investimenti, che privilegi le gestioni flessibili, per cogliere opportunità nelle classi di attivi più rischiosi. Potrebbe elaborare questa sua considerazione?

«Non vorrei focalizzarmi sulla situazione contingente, ma è indubbio che le evoluzioni recenti ci indicano che una gestione attiva e flessibile è fondamentale nell’approcciare i mercati finanziari. Ossia, di fronte a un nervosismo crescente e a un’elevata volatilità, bisogna fare ricorso a ciò che abbiamo imparato dalla storia: le situazioni di crisi non durano all’infinito e spesso da esse si esce con un miglioramento della qualità dell’investito. In queste fasi, essere particolarmente attivi nelle scelte dà un contributo positivo alle proprie risorse finanziarie. Nello specifico, bisogna leggere sempre all’interno dell’economia reale le opportunità di investimento e quindi, più che liquidare le posizioni in essere, si deve operare una rotazione delle aree di interesse su cui andare a posizionare gli investimenti. Per fare un esempio concreto, collocandolo anche nel contesto attuale, si può evincere che c’è un’asincronia all’interno dei vari settori produttivi dove si assiste a un recupero di alcuni comparti, come le materie prime (sia a scopo energetico, sia a scopo industriale), rispetto ad altri. Stiamo vedendo un riposizionamento dei mercati su alcuni temi che erano stati abbandonati e verso stili di investimento verso i quali c’era stato un disinnamoramento: commodity, petrolio e industria tradizionale rispetto a tecnologia e settore finanziario, value verso growth. Anche nei momenti di crisi ci sono asset finanziari che riescono a produrre risultati positivi: l’importante è individuarli in maniera analitica senza necessariamente dovere inseguire le performance, in un’ottica di posizionamento tattico per arginare le ricadute momentanee di una crisi». 

Si tratta di una rotazione settoriale?

«Sarebbe semplicistico definirla in questo modo. Le faccio l’esempio della tecnologia, non certo tra i settori particolarmente favoriti da inizio d’anno. Ebbene, se si guarda al suo interno, si può vedere che ci sono nicchie, come la cybersecurity, che stanno attirando l’interesse degli investitori e offrendo contributi positivi. Diventa quindi essenziale sapere guardare le dinamiche all’interno di ciascun settore e leggerne le potenzialità, in modo da comprendere le possibilità di crescita dato un determinato contesto».

La validità di avere un approccio dinamico e flessibile significa quindi avere anche la possibilità di cambiare, tatticamente, la composizione del portafoglio?

«Sì, soprattutto in termini di asset allocation, all’interno della quale occorre stabilire la massima esposizione al rischio che si è disposti a tollerare come investitore. Ovviamente, i principi base che guidano le nostre decisioni non cambiano: attenzione alla qualità e alla governance delle aziende in cui investiamo».

Allianz Global Investors ha sempre dato molto peso ai prodotti tematici, all’interno delle varie strategie proposte. Come bisogna leggere questo vostro approccio nel contesto di un’ottica di investimento flessibile? Cosa si fa in situazioni dove la volatilità aumenta insieme al nervosismo?

«Farei una distinzione tra cliente delegante e cliente partecipativo. Il primo si affida totalmente alla professionalità del consulente finanziario, cui dichiara il proprio profilo di rischio senza entrare nel merito delle scelte di investimento e degli eventuali adeguamenti, lasciando che sia il gestore a farlo, anche da un punto di vista tattico. Nelle decisioni che quest’ultimo implementa, il momentum gioca un ruolo nel posizionamento tattico, senza ovviamente perdere di vista l’ottica di lungo periodo. In altre parole, si può assistere a operazioni di alleggerimento di alcuni temi rispetto ad altri, senza però disconoscere completamente i secondi. Il cliente partecipativo, invece, prende parte in modo più diretto alle scelte di portafoglio, perché ha interesse ad approfondire la materia degli investimenti e ha proprie convinzioni. Con quest’ultimo, si operano scelte più di natura strategica. Detto ciò, per rispondere alla domanda, va sottolineato che un fondo tematico raccoglie al suo interno un universo molto vario, che non deve essere identificato con un unico settore. Questa caratteristica fa sì che anche nelle fasi di volatilità e di nervosismo dei mercati, le diverse componenti del fondo possano avere una performance differenziata. Ad esempio, noi siamo promotori del fondo Allianz Global Artificial Intelligence, un tematico che raccoglie al suo interno diverse declinazioni che spaziano dalla tecnologia, ai consumi discrezionali e al settore finanziario, e che investe in aziende, indipendentemente dal comparto di appartenenza, che puntano sull’AI.  Va inoltre ricordato che, proprio per la loro natura, i fondi tematici investono in trend che sono secolari e, anche nelle fasi difficili di mercato, mantengono valido il loro obiettivo di investimento. Può succedere che, nel caso del cliente delegante, l’asset manager decida, in determinati momenti, un cambiamento tattico del portafoglio con l’alleggerimento di alcune strategie, rispetto ad altre, ma senza stravolgere la visione di lungo periodo all’interno della quale il tematico mantiene la propria ragione d’essere. Nel caso dell’investitore partecipativo, le decisioni saranno invece il frutto di un confronto con il proprio consulente finanziario. Inoltre, in merito a un’ottica di investimento flessibile, all’interno della nostra gamma prodotti vi è una soluzione, chiamata Allianz Thematica, che permette un’ampia diversificazione di temi, con driver diversi».

Di che cosa si tratta?

«La filosofia è selezionare cinque-sette temi e investire in quelle aziende che possono beneficiarne, sempre in un’ottica di lungo periodo. Ma poiché non tutti i temi possono esprimere uguale potenzialità di crescita in un dato periodo, il gestore decide su quali concentrarsi in un determinato contesto di mercato per massimizzare le potenzialità che possono offrire e mantenendo la diversificazione. È, in sintesi, l’espressione di una gestione attiva all’interno degli investimenti tematici che fa emergere l’importanza della delega di gestione. Per fornire un esempio concreto di come sia gestito, dall’inizio dell’anno è stata ridotta l’esposizione all’intelligenza artificiale a favore della cybersecurity, perché si è ritenuto che quest’ultima fosse un tema di maggiore attualità».

In questa fase di mercato avete apportato cambiamenti alla vostra strategia?

«Abbiamo operato grandi rotazioni di portafoglio, ovviamente nelle linee di prodotto che rendevano l’operazione possibile, e abbiamo aumentato il peso delle materie prime, preferendo i titoli value a quelli growth, una scelta quest’ultima intrapresa già dall’inizio di quest’anno. I temi che secondo noi saranno interessanti nei prossimi mesi sono: le energie alternative, la pet economy (perché anticiclico), la cybersecurity».

In merito al vostro posizionamento, reiterate la vostra view positiva sulla Cina?

«Continuiamo a essere positivi, sia sul mercato azionario, sia su quello obbligazionario. La ragione di fondo è che riteniamo che la Repubblica Popolare sia un motore della ripresa economica globale nel prossimo futuro, nonostante la revisione al ribasso del Pil per il 2022 annunciata di recente. La Cina è fonte di sviluppo, di ricerca, di crescita, di produzione, da parte di aziende la cui qualità è in aumento e che sono, tra l’altro, sempre più presenti all’interno dei diversi indici di mercato. E poi non dimentichiamoci che il Paese è all’avanguardia in alcuni ambiti, come le energie alternative, e si sta impegnando a rafforzare altre aree in cui potere esprimere la propria crescita economica».

La gestione attiva rimane quindi il mantra della vostra filosofia di investimento.

«Il nostro slogan è “Active is” e lo decliniamo all’interno delle nostre politiche di gestione. Esiste poi un approccio tattico e uno strategico, ma l’elemento importante è che l’asset manager abbia sempre chiaro l’obiettivo dei propri investimenti e che sappia prendere percorsi alternativi che possono limare la volatilità di mercato e i rischi di momento».

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