Julie Tedeschi, senior sales manager di Allianz Global Investors, Certified Esg Analysis & Investing, partecipa al Focus Sostenibilità
Investimenti sostenibili e mercati emergenti. Qual è la situazione attuale?
«Sul tema degli investimenti sostenibili riferiti ai mercati emergenti si possono fare diverse considerazioni. Partirei da una notizia di questo inizio d’anno: l’India ha annunciato di volere integrare la finanza sostenibile nell’agenda del G20, di cui è presidente di turno. Il governo di Nuova Delhi, in questa occasione, ha promosso due strategie di investimento che si impegnerà a finanziare con una serie di bond sostenibili a partire dal 2023.
La prima è offrire un’assistenza finanziaria ai fragili, per rendere olistiche e inclusive le cure mediche della parte meno abbiente della popolazione. La seconda è l’iniziativa per i “porti verdi”, strutture che includono l’acquisizione di attrezzature per il monitoraggio dell’inquinamento ambientale, l’acquisizione di sistemi di abbattimento delle polveri e la creazione di impianti di trattamento delle acque reflue. C’è un altro aspetto che è importante ricordare, emerso dalla conclusione di Cop27 nel 2022: il concetto di “just transition” (transizione giusta). In chiusura dell’incontro di Sharm el-Sheikh, è stato raggiunto un accordo che ha portato alla creazione di un “fondo per le perdite e i danni” per i paesi più vulnerabili e, fra questi ultimi, si possono contare diverse economie emergenti. Si tratta di un passo positivo e un riconoscimento formale della necessità di attribuire un onere finanziario a tutti quei paesi che hanno, sia i mezzi finanziari, sia la responsabilità storica delle emissioni. Appoggiare i paesi emergenti nel percorso di uno sviluppo sostenibile è possibile. AllianzGi ha di recente lanciato l’Emerging Markets Climate Action Fund (Emcaf), un fondo innovativo di blended finance, avviato congiuntamente con la Banca europea per gli investimenti (Bei), per finanziare la mitigazione del clima e l’adattamento per progetti ambientali in Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente. Prevediamo, inoltre, un continuo sviluppo di offerte di finanza mista, come la strategia di debito di Allianz climate solutions per i mercati emergenti. Entrambi questi progetti fanno capo alle soluzioni private market di AllianzGI. Per quanto riguarda, invece, i mercati pubblici, le strategie di investimento nei paesi emergenti, attraverso i filtri Esg e con chiari obiettivi di sostenibilità, sono sicuramente la minoranza rispetto a fondi con obiettivi analoghi su aree geografiche considerate già sviluppate. Credo che questo gap andrà a colmarsi nel corso dei prossimi anni, sia per le motivazioni espresse sopra, sia per una maggiore crescita di opportunità riscontrabili all’interno di diversi paesi emergenti che mirano a una crescita sostenibile».
Quali sono, al momento, le vostre attese per le emissioni di Gsssb?
«Il 2022 è stato un anno difficile per il mercato del reddito fisso, comprese le obbligazioni sostenibili. Secondo i dati di Environmental finance data, le emissioni di obbligazioni green, social, sustainable e sustainability-linked (Gsssb) nel 2022 si sono ridotte del 15% a 899 miliardi di dollari rispetto al record di 1,05 trilioni di dollari raggiunto nel 2021. Nonostante i problemi del 2022, il mercato obbligazionario sostenibile è stato in grado di aumentare la sua quota in quello del reddito fisso globale a oltre il 13,5%, con un’accelerazione negli ultimi sei mesi dell’anno. Si tratta di un notevole miglioramento rispetto al 12% registrato nel 2021 e al dato inferiore al 7% nel 2020.
Gli esperti di mercato prevedono che nel 2023 si assisterà a una ripresa delle emissioni di obbligazioni sostenibili, anche se l’aspettativa di un nuovo record è attenuata dal contesto macroeconomico sfidante. Condividiamo questo punto di vista e pensiamo che saranno ancora i green bond a prevalere nell’insieme delle nuove emissioni. Ci saranno, inoltre, più scadenze da rifinanziare. Forse la dimensione più interessante di tutto ciò è che il 2023 vedrà probabilmente una serie di operatori di mercato puntare i riflettori sull’importanza del necessario, anche se ancora nebuloso, tema della “transizione” nei mercati obbligazionari sostenibili. In altre parole, una maggiore attenzione alla definizione di ciò che è un piano di transizione credibile e completo non solo aiuterà a sviluppare fiducia su come strutturare meglio gli strumenti di transizione, come gli Slb (Sustainability-linked bond), con un conseguente aumento delle emissioni, ma anche a giudicare meglio tutti gli emittenti di bond e comprendere se le loro azioni sono parte della soluzione, piuttosto che del problema».
Quali sono i temi di engagement più importanti per il 2023?
«Riprendo le parole del nostro head of sustainable and impact investing, Matt Christensen, che recitano: “Creare un futuro più sostenibile va oltre la lotta al cambiamento climatico. Si tratta di proteggere il nostro ambiente, promuovere la biodiversità e garantire che questa importante transizione avvenga senza lasciare indietro nessuno. È quindi fondamentale che tutti noi lavoriamo insieme per risolvere le sfide che stiamo affrontando. Ogni azione conta”. Il nostro engagement parte da tre temi chiave: il cambiamento climatico, i limiti planetari (biodiversità, economia circolare e utilizzo delle risorse) e il capitalismo inclusivo (modalità e condizioni di lavoro, accesso ai servizi sanitari, finanziari e istruzione, capitale umano e mezzi di sostentamento). Questi temi fungono da linee guida per un’attività di engagement che mira a individuare i principali rischi e opportunità per la nostra attività di asset management e per la clientela, così da assicurarci di avere un impatto positivo. Le nostre attività di engagement si svolgono attraverso un duplice approccio. Il primo guarda alla strategia, alla performance operativa e finanziaria, alla gestione del capitale, alla governance e ai rischi e impatti Esg che un’azienda presenta: ciò ci permette di gestire la componente di rischio materiale. Il secondo focalizza l’attenzione sui temi specifici legati alle tre macroaree evidenziate sopra. All’interno del tema che guarda al cambiamento climatico, ad esempio, argomenti chiave saranno l’analisi del progresso delle aziende in termini di riduzione di emissioni scope 1, 2 e 3, e ancora engagement molto specifici con le aziende legate alla produzione di combustibili fossili. Per quanto riguarda i limiti planetari, la biodiversità è diventata e sarà un argomento sempre più importante, riflettendo il crescente interesse dei clienti e la richiesta di trasparenza riguardo all’impatto su di essa da parte delle economie globali. In AllianzGi, un esempio chiave è stato l’engagement con una società chimica francese che, attraverso l’uso di dati esterni scientifici che misurano l’impatto sulla biodiversità, ne ha evidenziato le molte criticità. Dopo avere contattato il ceo, si è creata una grande apertura che ha portato la società stessa ad associarsi a una serie di iniziative, tra le quali Act4nature international, un’alleanza creata per accelerare l’azione delle imprese ad azioni concrete a sostegno del mondo naturale. Riteniamo che questo duplice approccio ci consenta di raggiungere un migliore equilibrio tra le riduzioni del rischio Esg nei nostri portafogli e di guidare i clienti e le aziende in un percorso di transizione inclusivo verso un futuro sostenibile. Infine, partecipiamo, e continueremo a farlo, a diverse iniziative di engagement collettivo, tra le quali la 30% Club France investor group, di cui nel 2022 siamo anche stati alla presidenza. Si tratta di una campagna globale che mira ad aumentare la diversità di genere nei consigli di amministrazione e nei livelli dirigenziali. È chiaro che abbiamo bisogno di un engagement globale per una soluzione a problemi mondiali: le sfide climatiche, planetarie e sociali non rispettano i confini. Quanto più riusciremo a impegnarci a livello globale, tanto più avremo la possibilità di trovare un percorso equo, solido e credibile verso un’economia in grado di resistere all’impatto di un mondo a temperatura più elevata».
Che cosa è emerso dalle assemblee degli azionisti cui avete partecipato lo scorso anno?
«Abbiamo partecipato a 10.205 (10.190 nel 2021) assemblee e al voto espresso su oltre 100 mila proposte avanzate da azionisti e vertici aziendali. Sono emersi chiaramente due temi: una maggiore responsabilità nei confronti di obiettivi credibili di transizione climatica e il continuo controllo delle remunerazioni. AllianzGi ha votato contro o si è astenuta su almeno un punto all’ordine del giorno nel 69% di tutte le assemblee a livello globale (68% nel 2021). Sempre a livello globale, si è inoltre opposta al 16% delle proposte in materia di capitale, al 23% di quelle sui membri dei consigli di amministrazione e al 43% delle mozioni sulle remunerazioni. Il principale motivo di disaccordo è stato, ancora una volta, la politica di remunerazione del management. Molte società non adottano incentivi a lungo termine che siano realmente allineati agli interessi degli azionisti, premiando la sovraperformance e non solo l’andamento di mercato. Nel 2022 la seconda principale area di interesse è stata l’iniziativa “Say on climate”, decollata solo in alcuni paesi europei, soprattutto in Francia e nel Regno Unito, tanto che in futuro AllianzGi riterrà responsabili gli amministratori se l’azienda non disporrà di obiettivi “net zero” e di una strategia credibile per raggiungerli. A partire dal 2024, a seconda dell’assetto del consiglio di amministrazione, voteremo contro il presidente del comitato per la sostenibilità, del comitato strategico o il presidente del cda di determinate società ad elevate emissioni, qualora riterremo non soddisfacenti i loro obiettivi “net zero” o le loro Climate-related financial disclosures. Le perplessità sono elevate per alcune società statunitensi, che spesso sono meno avanzate rispetto ai peer europei. Inoltre, attribuiamo grande importanza alla qualità dei consigli di amministrazione, poiché una buona governance va di pari passo con migliori risultati finanziari ed elevati standard di sostenibilità. Se guardiamo, infine, alla percentuale di voti espressi alle assemblee italiane, AllianzGi si è opposta al 32% delle proposte».

