Allocazione dinamica del capitale e controllo del rischio oggi la strategia vincente

Il commento di François Rimeu, Responsabile di Cross-Asset e Total Return de La Française

Nel contesto di mercato odierno, un’allocazione dinamica e un solido quadro di controllo dei rischi sono fattori essenziali per conseguire alti rendimenti ponderati per il rischio.

Approccio di investimento macroeconomico globale

Chiunque abbia gestito una qualsiasi somma di denaro sui mercati finanziari per almeno un paio d’anni ha imparato alcune sacrosante verità:

Periodicamente, il mercato subisce un crollo. Basti pensare alla bolla delle dot.com nel 2001, agli scandali Enron / Worldcom nel 2002, alla crisi dei subprime e al tracollo di Lehman Brothers nel 2008 o alla crisi del debito nei paesi europei periferici nel 2011. E questi casi coprono solo gli ultimi 15 anni. I mercati tendono a manifestare reazioni eccessive, in positivo come in negativo, ed è bene tenerlo presente.
Occorre fare molta attenzione ai messaggi che arrivano dalle principali banche centrali. Tutti conoscono il caso di George Soros che ha sfidato la Bank of England e ne è uscito vincitore, ma nella maggior parte dei casi scommettere contro una banca centrale porta solo guai. E poi, non tutti hanno le capacità di George Soros.
Un buon gestore di portafoglio, con un solido processo d’investimento e un team efficiente, in genere fa la mossa giusta nel 60% dei casi. Di conseguenza, per trarre profitto da un investimento, è necessario che il guadagno ottenuto nei casi di successo sia maggiore della perdita subita in quelli di insuccesso.

Tutto questo è ancora più vero oggi di quanto lo fosse 10 o 20 anni fa. Viviamo in un mondo in cui i cicli di mercato sono sempre più brevi e gli investitori tendono a concentrarsi in misura crescente sulle oscillazioni a breve termine, dimenticando tutto il resto. È dunque diventato fondamentale allocare i propri capitali secondo criteri dinamici e, soprattutto, essere sempre consapevoli del grado di rischio a cui si è esposti in ogni dato momento.

L’aspetto più importante da considerare quando si compie un investimento sui mercati finanziari è il profilo di rischio-rendimento dei titoli selezionati. Occorre sapere cosa stanno scontando i mercati nella fase corrente, o quantomeno averne una chiara percezione. Occorre sapere come sono posizionati i principali operatori, quali sono le dinamiche dei flussi finanziari, quanto si può guadagnare se la mossa è giusta ma, soprattutto, quanto sia ha da perdere se è sbagliata. Anche disponendo delle migliori analisi macroeconomiche possibili, se questi indicatori non vengono presi debitamente in considerazione, il conto potrebbe essere salato.

Comprare in fasi ribassiste di solito produce rendimenti interessanti.
Prendiamo, ad esempio, il mercato azionario giapponese: da fine 2012 a fine 2014, ha registrato un massiccio rialzo addirittura del 72% ed era pertanto uno degli investimenti di profilo macroeconomico migliori che si potessero fare in quel periodo. Ma vediamo qual è stato l’andamento della performance: da fine 2012 a maggio 2013, un investitore avrebbe guadagnato il 54%, perdendo poi di colpo il 22% nell’arco di sole tre settimane. Un anno più tardi, il rendimento era ancora stazionario salvo impennarsi del 25% nel giro di due mesi durante il quarto trimestre 2014. Non era dunque impossibile cogliere quasi per intero le plusvalenze generate dai movimenti rialzisti investendo solo due volte nel periodo considerato, ma sbagliare anche di poco la tempistica dell’investimento avrebbe potuto provocare una perdita. Il mercato giapponese non è nuovo a simili oscillazioni di grande entità e l’analisi sarebbe stata diversa se si fosse trattato del mercato azionario statunitense. Tuttavia, avrebbe comunque dimostrato che saper dimensionare la propria posizione in base alle circostanze scontate dal mercato è un’abilità molto remunerativa.

Quello che ci preme sottolineare è l’importanza dei cosiddetti “”fattori tecnici”” di mercato, termine con cui non intendiamo l’analisi tecnica, bensì tutti i parametri che possono contribuire a prevedere il rapporto rischio-rendimento. Ne sono un esempio l’analisi del sentiment, l’analisi dei flussi, l’analisi tecnica, l’analisi delle tempistiche e via dicendo. A nostro avviso, chi è in grado di raccogliere le informazioni pertinenti, analizzarle e comprenderle si trova nelle condizioni ideali per riuscire a investire nel momento in cui il potenziale di rialzo è maggiore del rischio di ribasso.

Oggi, ad esempio, il posizionamento degli investitori offre alcune indicazioni interessanti per quanto riguarda l’asset allocation geografica: negli ultimi 3 anni, ingenti flussi di capitale si sono spostati dall’Europa verso gli Stati Uniti. Ma questa tendenza potrebbe invertirsi nei mesi a venire, se i mercati azionari europei registreranno performance migliori degli Stati Uniti.

Un’altra considerazione importante da fare riguarda il comportamento futuro dei propri investimenti. È infatti essenziale conoscere come i diversi segmenti di un portafoglio possono reagire a fronte di scenari differenti. Qualsiasi investimento o tema d’investimento può essere caratterizzato in base alla sua correlazione con gli asset rischiosi e questo aspetto richiede un’analisi continua poiché muta nel tempo. In genere, assumere una posizione long sul dollaro USA costituisce una buona copertura rispetto agli asset rischiosi (la crisi del 2008 ne è un esempio, ma è successo lo stesso a inizio 2010 quando si è scatenato il panico per una possibile disgregazione dell’Eurozona). A partire da metà 2014, però, il dollaro ha perso il suo valore di copertura poiché ha iniziato ad evidenziare una correlazione positiva con gli indici azionari. Lo stesso accade per quasi tutti gli asset e proprio per questo è fondamentale valutare la correlazione presente e futura tra i propri investimenti e gli asset rischiosi. Trascurare di compiere questa analisi può riservare, con il tempo, cattive sorprese in termini di performance e, se questo accade in fasi di turbolenza del mercato, i risultati possono essere estremamente negativi anche se l’investitore non riteneva di essere esposto ad un rischio così elevato.

Nel contesto attuale, con i rendimenti su livelli minimi e la politica delle banche centrali che spinge gli investitori ad assumersi maggiori rischi, i mercati continueranno ad essere altalenanti anche nei prossimi anni, con fasi di bassa volatilità seguite da brusche correzioni. Per questo, riteniamo che un’allocazione dinamica del capitale, unita ad un solido quadro di controllo del rischio, sia oggi la strategia vincente.