Amundi: “Il ritardo nella ripresa potrebbe volgere a vantaggio del Giappone”

Intervista a Eric MIJOT – Head of Developed Markets Strategy Research, Global Research di Amundi

La Borsa di Tokyo ha toccato il massimo storico degli ultimi trenta anni dopo l’annuncio delle dimissioni del premier giapponese Yoshihide Suga. Come interpretate questa reazione?

Eric Mijot

Il fallimento del Primo Ministro Suga, nel tentativo di arginare il declino della sua popolarità mentre l’economia lottava per far fronte alle varie ondate di Covid, ha creato incertezza sulla capacità della coalizione LDP-Komeito di mantenere il potere nelle elezioni della Camera bassa, previste entro il 28 novembre.

Essendo rimasto al potere per un solo anno, ciò avrebbe potuto aprire le porte alla speculazione legata all’instabilità del governo, come avvenne tra il 2006 e il 2012 prima dell’arrivo di Shinzo Abe rimasto poi in carica per quasi 8 anni (da dicembre 2012 a settembre 2020). E avrebbe potuto rafforzare lo Yen e pesare sulle azioni. Il mercato ha quindi voluto vedere nell’abbandono di Suga una rimozione di questa incertezza, evitando un cambiamento radicale nelle attività di business.
Quali sono i fattori che hanno supportato il recupero delle quotazioni azionarie nipponiche negli ultimi anni e quali trend individuate per il futuro?

Ci sono voluti due decenni perché il mercato giapponese digerisse l’enorme bolla degli anni ’80. E il P/E a 12 mesi raggiungesse livelli paragonabili a quelli dei mercati europei e statunitensi nei primi anni del 2010.

La graduale riduzione della leva finanziaria delle aziende giapponesi (l’indebitamento netto delle società non finanziarie rispetto alle attività di bilancio, ad esempio, si è dimezzato negli ultimi 20 anni) ha al contempo contribuito a generare una situazione più sana.

Inoltre, la distribuzione di dividendi agli azionisti è aumentata. I riacquisti di azioni sono stati autorizzati a partire dal 2001 e poi incoraggiati dal Primo Ministro Abe.

Dal 2012 in poi, l’Abenomics ha dato un nuovo impulso al mercato con stimoli di natura monetaria, fiscale e strutturale. Il mercato azionario giapponese è stato quindi in grado di partecipare alla crescita dei mercati azionari globali nel decennio del 2010, con il Topix che è più che raddoppiato in valore (+220% al 9 settembre 2021) dal 1º gennaio 2010, certamente a un livello inferiore rispetto all’indice S&P 500 che è quadruplicato (+407%), ma meglio dell’Europa (+167%).

Nel breve periodo, la crisi di Covid pesa sui profitti delle aziende giapponesi, che pur continuando a crescere in modo significativo nel 2021 (+27% previsto nel 2021 secondo Ibes), sono al di sotto nella dimensione della ripresa rispetto alle controparti americane (+44% negli Stati Uniti) ed europee (+53% in Europa). Tuttavia, il ritardo nella ripresa potrebbe alla fine volgere a vantaggio del Giappone nel 2022 (+13% previsto nel 2022 contro +8% negli Stati Uniti e +7% in Europa). Inoltre, anche le valutazioni assolute sono interessanti.

Ad esempio, il forward P/E a 12 mesi è 15.9x per l’MSCI Japan rispetto al 18.5x per l’MSCI ACWI. Tali argomentazioni offrono quindi alle azioni giapponesi un certo potenziale di recupero in questo orizzonte temporale. E l’eliminazione dell’incertezza politica fornisce un sostegno a breve termine a questa tesi costruttiva sul mercato azionario giapponese.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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