Amundi: “Manteniamo un approccio positivo sul debito estero”

Apre l’inchiesta di Fondi&Sicav sul debito governativo emergente Sergei Strigo, head of Emerging Markets Debt Management di Amundi London

Amundi

Gli Em bond in valuta forte, in valuta locale e societari hanno generato rendimenti totali praticamente identici nel 2016. In quali bond governativi – in valuta locale e in valuta forte – emessi dai paesi emergenti ritenete sia possibile trovare del valore in uno scenario internazionale in cui le scelte politiche nei paesi industrializzati potrebbero avere impatti considerevoli sull’andamento del mercato valutario?

Riteniamo che il debito governativo emergente offra valore su tutta la linea, ma privilegiamo i bond in valuta forte. I fondamentali degli emergenti stanno migliorando, con una stabilizzazione della crescita e una riduzione delle vulnerabilità esterne. Si tratta di un’ottima notizia per il debito estero. L’inflazione nei mercati emergenti seguirà traiettorie divergenti nel corso dei prossimi due anni, con i paesi tipicamente caratterizzati da un’elevata inflazione, quali Brasile, Russia e Sudafrica che vedranno un calo dei propri tassi di inflazione, mentre i paesi dell’Europa centro-orientale e l’Asia registreranno un rialzo dell’inflazione. Ciò richiede un approccio di tipo relative value quando si investe nel debito emergente in valuta locale. Le valute dei paesi emergenti sarebbero le più colpite nel caso in cui gli Stati Uniti decidessero di adottare politiche protezionistiche. Questo è il motivo per cui siamo più prudenti su questa componente del debito emergente. Se venissero adottate politiche protezionistiche le valute dei mercati emergenti probabilmente si deprezzerebbero per mantenere competitività nelle esportazioni e dimostrare la resilienza dei fondamentali. Manteniamo pertanto un approccio più positivo sul debito estero.

Quanto rischiosa per i bond governativi emergenti potrebbe rivelarsi la normalizzazione dei tassi voluta dalla Federal Reserve?
La Fed ha già iniziato il suo processo di normalizzazione dei tassi e gli asset dei paesi emergenti hanno resistito piuttosto bene. Salvo il caso in cui il rialzo dei tassi da parte della Fed sia più aggressivo di quanto preannunciato – piuttosto improbabile a nostro avviso – la Fed non dovrebbe rappresentare il rischio principale per i mercati emergenti.

A vostro giudizio, quali altri rischi possono condizionare l’asset class nel 2017?

I rischi principali da monitorare nel 2017 saranno i seguenti: i) i dati macroeconomici della Cina saranno molto importanti per tutti i mercati emergenti ma in particolare per quelli asiatici e per i paesi esportatori di materie prime; ii) la politica commerciale di Trump: questo sarà il fattore più importante per il Messico, la Cina e per i paesi più esposti alla supply chain della Cina, vale a dire Corea del Sud, Singapore, Thailandia e Taiwan. iii) Il rischio politico nei mercati sviluppati: le elezioni in Europa saranno un elemento chiave, in particolare quelle francesi. Questo rischio impatterà principalmente sui paesi dell’Europa centrale e orientale, molti dei quali sono membri dell’Ue.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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