Amundi Us: “Siamo investitori equity un po’ conservativi”

Intervista a Marco Pirondini, head of equities di Amundi Us.

Quali principi guidano la costruzione dei vostri portafogli azionari?

«Ai nostri clienti offriamo diverse strategie con un focus geografico, sia globale, sia regionale, con però alcune caratteristiche comuni. Sicuramente siamo investitori equity con un approccio fondamentale e di lungo periodo. Ci piace capire i business in cui andiamo a investire e siamo dunque caratterizzati da una decisa preferenza per le aziende di qualità, che però inseriamo in portafoglio a valutazioni ragionevoli. Quest’ultimo è un tema importante e riteniamo che sia determinante mantenere una visione realistica in questo ambito, senza inventare nuove metriche per giustificare corsi troppo elevati. Sicuramente la nostra gestione può essere definita di tipo fondamentale,  particolarmente attiva, diversificata. Infine incorporiamo i criteri Esg nel nostro processo di investimento».».

Cosa vi aspettate dai mercati e dall’economia per il resto del 2021?

«La nostra view è ancora positiva su entrambi i fronti, anche se i rendimenti degli asset rischiosi potrebbero risultare nel futuro prossimo più modesti, rispetto al recente passato. Infatti, già il 2020 in parte aveva scontato la ripresa che da lì a poco è cominciata. Nei primi sei mesi del 2021, poi, si è avuto, a livello di azionario globale, un rialzo intorno al 14%. Simili guadagni sono più o meno pari a quanto prevedevamo a inizio anno per tutti i 12 mesi del 2021. Va detto che generalmente i listini azionari sono particolarmente sensibili a due elementi: l’andamento degli utili e la direzione prevista dei tassi di interesse. Per quanto riguarda il primo aspetto le news continuano a stupire al rialzo, specialmente negli Stati Uniti. Infatti nel secondo trimestre di quest’anno l’Eps dell’S&P 500 dovrebbe essere cresciuto di circa il 60% rispetto a un anno prima, riportando i profitti al di sopra del dato equivalente del 2019. Si tratta di un risultato su cui quasi nessuno avrebbe scommesso fino a poco tempo fa».

Vedete qualche scricchiolio sulle aspettative sui tassi sulla base di quanto è emerso nell’ultimo Fomc meeting?

«Si tratta sicuramente di un punto delicato, perché l’equity un po’ dappertutto non presenta certo valutazioni contenute, anche se continua a essere in termini relativi l’asset class più conveniente, dato il quadro complessivo dei rendimenti obbligazionari. Riteniamo, però, che, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, i movimenti saranno moderati e graduali. Pertanto continuiamo a essere ottimisti circa le prospettive future. Infatti, tutto sommato le politiche fiscali e monetarie rimangono estremamente generose». 

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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
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