Anche il Sol Levante paga dividendi

A cura di Rocki Gialanella

Le pressioni per trasformare la cultura d’impresa e migliorare l’efficienza del capitale si tradurranno in una crescita dei dividendi

Siamo ad appena tre anni dal centocinquantesimo anniversario dell’inizio dell’era Meiji, periodo in cui il Giappone ha sviluppato il suo lungo processo di avvicinamento all’Occidente attraverso un profondo processo di cambiamenti strutturali che hanno coinvolto la politica, la società e l’economia del paese. Quasi un secolo e mezzo dopo l’avvio di tale trasformazione, l’ultima delle tre frecce lanciate dal primo ministro Shinzo Abe, dopo quelle rappresentate dalla flessibilizzazione monetaria e dagli stimoli fiscali, deve essere accompagnata da nuove riforme focalizzate sulla crescita, che implicheranno un ulteriore avvicinamento del comportamento delle società nipponiche a quelle occidentali. Le politiche di retribuzione degli azionisti non resteranno escluse da questa trasformazione.

Gestori e investitori cominciano a guardare al Giappone come un’area in cui incontrare dividendi interessanti, in particolare grazie alla crescita attesa in virtù delle misure impostate da Abe. L’intenzione delle autorità nipponiche è quella di favorire l’espansione di misure di governante e politiche pro-dividendo tali da attirare l’attenzione degli investitori internazionali.

Fino a poco tempo fa, il Giappone non è mai stato un mercato capace di offrire un’adeguata remunerazione degli azionisti mediante i dividendi. Con gli utili conseguiti nel 2014, le imprese del paese hanno offerto un dividend yield inferiore all’1,5%, nettamente al di sotto del 3,5% offerto dalle società facenti parte dello Stoxx 600 europeo e del 2% dello Standard and Poors 500. Tuttavia, le aspettative per il 2017 individuano un dividend yield al 2%. Nell’ambito di una valutazione complessiva non va dimenticato che l’indice Nikkei è cresciuto più di quelli europei e statunitensi nel 2014 – e questo rende meno interessanti i dividendi-, ma la ragione che sta dietro al ritardo accumulato dal paese va ricercata nello scarso numero di imprese locali che praticano una remunerazione dell’azionista: circa il 30% rispetto al 40-50% rilevabile in Europa e Stati Uniti.

L’avvicinamento delle società giapponesi alla politica del dividend yield è solo una parte di un cambiamento strutturale molto più profondo che dovrebbe portare le imprese ad impiegare il capitale seguendo modalità che ne aumentino l’efficienza. Si stanno prendendo misure per spingere le imprese a distribuire i propri capitali in maniera più efficiente per ottenere un miglioramento dei rendimenti offerti ai potenziali investitori.

Uno dei ratio utilizzati per misurare l’utilizzazione efficiente del capitale è il ROE. Quanto più elevato è questo ratio, tanto più l’investitore saprà se l’azienda sta utilizzando in modo efficiente i suoi fondi. Tra le indicazioni del Governo di Abe c’è quella di mantenere il ROE su livelli superiori a quelli del costo del capitale di almeno l’8%. Tra gli altri provvedimenti, i Governo ha fomentato la nascita dell’indice JPX-Nikkei 400, che ospita le società focalizzate su politiche di miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo del capitale. Far parte dell’indice sta diventando sempre più importante per le imprese che vogliano attirare l’attenzione degli investitori internazionali. Un numero crescente di imprese sta cercando di entrare a far parte dell’indice con l’annuncio di operazioni di buyback e di incremento dei dividendi.

Alcune società nipponiche cominciano ad offrire rendimenti da dividendo interessanti e competitivi con quelli occidentali. Tra le grandi società spiccano i nomi di Canon, Mizuho Financial, NTT DoCoMo e Nissan Motor, che offrono rendimenti superiori al 3%. Al di sopra del 2,5% si posizionano Toyota, Sumitomo Mitsui Financial, Mitsubishi Corporation, Bridgestone, Japan Tobacco e Fuji Heavy.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.