Ancora positivo il mese di marzo

Il debito paesi emergenti e gli strumenti indicizzati all’inflazione potrebbero rappresentare occasioni interessanti per i prossimi mesi. Analisi mensile dei mercati di Fondaco SGR

I mercati finanziari

Nonostante un modesto incremento della volatilità, la dinamica dei mercati finanziari nelle ultime settimane è stata ancora complessivamente positiva, confermando una sostanziale propensione al rischio degli investitori. La divergenza osservata ormai da diversi mesi tra l’atteggiamento delle relative autorità di politica monetaria e le differenti fasi del ciclo economico negli Stati Uniti e nell’area Euro ha cominciato, però, ad emergere in maniera più evidente. In ambito azionario, in particolare, la migliore performance dei mercati europei rispetto ai listini a stelle e strisce è proseguita nell’ultimo mese, accentuata dalla relativa debolezza di questi ultimi. Altrettanto evidente la differenza relativamente al movimento dei tassi di interesse, spinti su nuovi livelli minimi assoluti nell’area Euro dagli acquisti di titoli governativi della BCE, mentre continuano a muoversi intorno ai valori di inizio anno negli Stati Uniti, dove l’atteggiamento prospetticamente più restrittivo della Fed è stemperato dai dubbi sul ritmo di crescita dell’economia. Particolarmente volatile il tasso di cambio tra Euro e Dollaro statunitense: dopo un ulteriore rapido indebolimento della moneta unica europea all’inizio del mese, infatti, l’esito dell’incontro della Federal Reserve di metà marzo ha innescato una parziale correzione ed una successiva relativa stabilizzazione.

Il quadro macroeconomico

L’incertezza riguardo l’effettiva entità della crescita statunitense ha movimentato (moderatamente) i mercati finanziari durante le ultime settimane, penalizzando gli indici azionari e determinando una modesta flessione dei tassi di interesse ed un pausa nell’ambito del continuo rafforzamento del Dollaro degli ultimi mesi. Le rilevazioni macroeconomiche inferiori alle aspettative, in particolare vendite al dettaglio ed ordini di beni durevoli, hanno determinato, infatti, una revisione al ribasso delle stime dei crescita del PIL statunitense nel primo trimestre dell’anno ed una maggiore incertezza riguardo le prossime decisioni della Federal Reserve. L’autorità di politica monetaria statunitense, infatti, ha confermato l’intenzione di procedere ad una graduale normalizzazione dei tassi di interesse nei prossimi mesi ma evidenziando la dipendenza dei tempi di un primo intervento restrittivo rispetto all’effettivo consolidamento della crescita.

Nonostante la variabilità dei dati nel breve periodo, potenzialmente influenzati da diversi fattori ed in particolare dal repentino rafforzamento del Dollaro, la continua crescita del mercato del lavoro ed il crollo del prezzo del petrolio rappresentano elementi strutturalmente positivi, come confermato dall’eccezionale contributo dei consumi interni all’incremento del PIL nell’ultimo trimestre dell’anno passato. La modesta pressione sui prezzi al consumo, inoltre, permetterà alla Federal Reserve di diluire nel tempo i prossimi rialzi dei tassi di interesse e, soprattutto, di attendere tutto il tempo necessario prima di cominciare eventualmente a ridurre il proprio bilancio e, quindi, l’effettivo sostegno offerto all’economia reale. Moderatamente positivi anche i segnali nell’area Euro, dove persiste, però, una forte discontinuità nelle rilevazioni macroeconomiche nei diversi periodi ed eterogeneità tra paesi differenti, alimentando incertezza riguardo la sostenibilità dell’apparente ripresa in atto e, soprattutto, l’effettivo contributo ad una crescita dei redditi e della domanda domestica. Più contrastata, infine, la situazione nei paesi in via di sviluppo: l’inizio dell’anno non è stato particolarmente positivo, condizionato negativamente dalle difficoltà politico-economiche della Russia, dallo sforzo del Brasile nel riuscire a controllore la dinamica dell’inflazione ed i timori di una bolla creditizia in Cina. L’attivismo di diverse banche centrali e le misure adottate in molti paesi, con relativo successo, al fine di consentire una significativa svalutazione delle valute locali ed un maggiore equilibrio della bilancia commerciale, dovrebbero rivelarsi elementi positivi nel medio periodo. Il rallentamento della crescita cinese, in particolare, comincia ad approssimarsi alla soglia indicata come obiettivo dalle autorità locali, aumentando le probabilità di un misure esplicitamente espansive nei prossimi mesi, le quali potrebbero rappresentare un fattore di cambiamento decisivo per l’intera area asiatica.

Il nostro Outlook

I risultati dei mercati nel primo trimestre dell’anno hanno confermato uno scenario sostanzialmente neutrale in ambito obbligazionario, con l’eccezione del contributo positivo per l’area Euro del quantitative easing della BCE, ed ancora positivo per i mercati azionari, dove però l’Europa ha conseguito una performance decisamente migliore rispetto alle aspettative, mentre gli Stati Uniti hanno sorpreso al ribasso. Il movimento dei tassi di interesse è stato un elemento determinate, con un contributo ancora maggiore di quanto previsto a beneficio di un’ampia diversificazione valutaria, alla luce della continua significativa svalutazione della moneta unica europea. Le prospettive per gli strumenti a reddito fisso sono, ormai, relativamente negative: negli Stati Uniti, pur escludendo un rialzo rapido e significativo, il livello attuale dei tassi di interesse appare come un probabile minimo di medio e lungo periodo, mentre nell’area Euro lo spazio per un’ulteriore riduzione di tassi e spread è sempre più limitato. Il debito dei paesi emergenti e gli strumenti indicizzati all’inflazione potrebbero, viceversa, rappresentare opportunità interessanti per i prossimi mesi: il primo, soprattutto in valuta locale considerando esaurita la fase di svalutazione rispetto al Dollaro statunitense, offre tassi di interesse nominali e reali assolutamente rilevanti e potrebbe attirare flussi significativi da parte di investitori alla ricerca di rendimenti. I livelli di inflazione implicita nelle valutazioni dei titoli reali, invece, sono ancora estremamente contenuti e non coerenti con la prospettive di un’accelerazione della crescita economica statunitense e con un possibile, più incerto e avanti nel tempo, successo della BCE nel proprio obiettivo di riportare le aspettative di inflazione in linea con il proprio obiettivo. In ambito azionario, il marcato rialzo del mercato europeo sembra scontare ormai uno scenario particolarmente positivo e le sorprese potrebbero essere negative, nel caso di un mancato consolidamento della riprese nei prossimi mesi. Stati Uniti e paesi emergenti sono risultati decisamente più deboli e potrebbero, invece, beneficiare di apprezzamenti ancora importanti nel corso dell’anno: nel primo caso sulla scia di un quadro macroeconomico ancora solido e nel secondo beneficiando di nuove misure espansive ed, eventualmente, di un recupero del prezzo delle materie prime. Maggiore incertezza relativamente all’evoluzione della valute, anche se il rafforzamento del Dollaro statunitense sembra essere ormai prossimo ad esaurirsi ed i prossimi mesi potrebbero essere caratterizzati da una volatilità inferiore rispetto a quella osservata di recente.