Ancora valore nel credito investment grade, con giusta posizione su curva tassi

Antoine Lesné, responsabile della Strategia e della Ricerca di SPDR ETFs per l’area EMEA, risponde all’inchiesta di Fondi&Sicav sui corporate bond investment grade denominati in euro

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Quali sono le ragioni che hanno permesso agli investment grade corporate bond in euro di comportarsi meglio dei government bond dell’eurozona negli ultimi mesi? Perché il rischio politico ha avuto conseguenze di poco conto sulle quotazioni dei bond societari?

In termini assoluti la performance del credito a inizio 2017 non è proprio impressionante, anche se la sovraperformance legata agli spread consente di limitare l’impatto negativo della recente ripresa dei rendimenti. In questo periodo in cui è possibile osservare leggere tensioni sui tassi, il credito è favorito dalla duration in media più breve, tanto più che si assiste in Europa a un irripidimento della curva, legato al miglioramento dei dati economici e a un ritorno dell’inflazione, il che dovrebbe spingere gli investitori a privilegiare le scadenze più brevi. Anche il sostegno della Banca centrale europea (Bce) sembra aver funzionato meglio per il credito che per i titoli di Stato.
Per quanto riguarda il rischio politico, quest’anno lo scenario resterà complesso per i gestori obbligazionari. Invece di adottare un orientamento stabile su una parte o sull’altra della curva dei tassi, gli investitori farebbero meglio a restare flessibili. La nostra preferenza per il rischio di credito rispetto al rischio politico ci spinge a privilegiare le obbligazioni corporate rispetto ai titoli di Stato, e gli Etf sono strumenti adatti in questo senso in quanto consentono in un’unica operazione di accedere alla grande varietà di titoli corporate inclusi negli indici.

Nell’attuale contesto di mercato, quali investment grade corporate bond sono da preferire in termini di duration, settori di appartenenza delle società emittenti o altri fattori che ritenete prioritari nella selezione dei singoli titoli?

Continuiamo a vedere valore nelle credito investment grade, ma tutto sta nel trovare la giusta posizione sulla curva dei tassi. Potrebbe essere adeguato un posizionamento sulla parte intermedia, che ha già iniziato a scontare il ritorno dell’inflazione ed è, forse, un po’ meno sensibile alle variazioni dei tassi, con la parte vicina alla scadenza dei “cinque anni” che è attualmente la più ripida.
Negli Stati Uniti si è registrata una contrazione degli spread creditizi di circa 120 punti base sul credito investment grade statunitense, il che li rende equivalenti a quanto si osserva nell’Eurozona (120 punti base). Poiché i tassi americani sono più elevati, offriranno comunque un rendimento superiore all’investitore che non ha previsto una copertura valutaria. Una differenza con l’Eurozona è che la curva dei tassi Usa è più piatta, in particolare sulla parte breve, e ciò riduce i vantaggi del carry trade con conseguente penalizzazione delle strategie di tipo “buy and hold”.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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