Valore in posizioni in carry su Sud Africa e Russia

L’inchiesta di FondieSicav sulle obbligazioni emergenti in valuta forte continua con Fabrizio Santin, senior investment analyst di Pictet Asset Management

Pictet

Ritenete che il rialzo dei tassi Usa possa avere implicazioni negative sul debito emergente in valuta forte? Come state preparando i vostri portafogli per reagire al meglio dinanzi a un’inversione di rotta della politica monetaria statunitense?

Le turbolenze di breve periodo saranno possibili, tuttavia crediamo che tali episodi saranno di breve durata. Il nostro scenario prevede un ciclo di rialzi della Fed molto cauto (per il 2016 crediamo che possano esserci uno o due rialzi) e pertanto non ravvisiamo condizioni eccessivamente provanti per il debito in hard currency (Usd). Le condizioni cambierebbero qualora dovessimo osservare un ciclo di rialzi più aggressivo (Fed in ritardo, surriscaldamento dell’economia, Pil Usa +4% e pressioni salariali in aumento) oppure se i rischi geopolitici legati al ciclo elettorale Usa dovessero assumere maggiore importanza rispetto ai livelli attuali. Lo spread sul treasury si attesta su livelli ancora interessanti (sopra i 400 punti base annui) e si trova quindi a un livello superiore rispetto ai 250 punti base di fine 2012 (quando è iniziata la politica di normalizzazione dei tassi negli Usa).

Quale trend vi aspettate per il dollaro Usa? I flussi cedolari e la potenziale rivalutazione del biglietto verde sono in grado di compensare i potenziali cali delle quotazioni dei titoli derivanti da rialzi dei tassi operati dalla Fed?

Riteniamo che il trend di apprezzamento del dollaro contro euro sia nella fase terminale e che i minimi del cambio €/$ si attesteranno nella regione di 1,05 (comunque su livelli superiori alla parità), pertanto è bene non fare eccessivamente affidamento sulla potenziale rivalutazione del dollaro contro euro. Il nostro scenario vede il cambio €/$ muoversi nel 2016 tra 1,08 e 1,20.
Il differenziale di crescita economica tra Usa e area Euro è troppo modesto per giustificare una politica monetaria divergente tanto più che dobbiamo tenere in considerazione la reazione della Pboc (Banca centrale cinese) che in caso di eccessiva rivalutazione del dollaro è pronta a “sganciare” il peg (cambio fisso). Una decisione in tal senso da parte della Pboc arrecherebbe un danno alle condizioni di stabilità finanziaria, pertanto i policy maker statunitensi saranno cauti nel proseguimento della politica di normalizzazione dei tassi.

Qual è la vostra asset allocation per aree geografiche e singoli paesi in questa fase di mercato?

Manteniamo una preferenza per alcuni emittenti a beta elevato esposti al ciclo delle materie prime e che hanno maggiormente sofferto nel corso dell’ultima fase di mercato, All’interno dell’area dell’Est Europa evitiamo alcuni paesi (Polonia e Ungheria) che potrebbero potenzialmente risentire negativamente dell’impatto dell’eventuale Brexit mentre riteniamo che vi sia ancora valore in alcune posizioni in carry su Sud Africa e Russia. Nell’area America Latina il movimento degli spread di credito sul Brasile è già stato significativo pertanto attendiamo livelli d’ingresso più interessanti. L’area asiatica presenta opportunità soprattutto per via del beta inferiore che caratterizza l’investimento in questa area geografica.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
Advertisement