Approcciare il rischio in tre fasi

L’inizio dell’anno aiuta a mettere molte cose in prospettiva. Per i consulenti finanziari, questo è il momento migliore per aiutare i propri clienti a mutare l’approccio al rischio. L’analisi di Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l’Italia di Natixis Global AM

Prima del 2008, gli investitori e i loro consulenti erano soliti parlare di rischio in termini piuttosto accademici. Discutevano della volatilità come di una misura standard di rischio e prevedevano che i rendimenti fossero commisurati al rischio. Ai clienti veniva detto che la diversificazione era fondamentale per diminuire l’esposizione del portafoglio al rischio. Ottimi consigli – fin quando il rischio si è tradotto in un persistente calo del mercato che ha interessato tutte le asset class, con gli investitori che hanno dovuto percorrere una lunga e difficile strada prima di ritornare in pareggio. Alcuni investitori sono rimasti ai margini di tale strada. Dal 2008, sappiamo che il rischio significa cose diverse per investitori diversi. E gli investitori sono combattuti. Secondo l’ultima indagine globale sugli investitori condotta da Natixis Global Asset Management, sette investitori italiani su dieci sono combattuti tra l’ottenimento di un rendimento e la conservazione del capitale investito, e solo il 66% è pronto ad aumentare la propria esposizione al rischio. Non sorprende quindi che molti consulenti finanziari ed i loro clienti desiderino allargare il proprio orizzonte tramite nuovi approcci di investimento, asset class alternative e strategie di portafoglio che siano maggiormente adattabili alle complessità del mercato di oggi. Occorre un nuovo approccio al rischio e un diverso dialogo con i propri clienti per aiutarli a ritornare sulla giusta strada e raggiungere i loro obiettivi a lungo termine.

Un nuovo dialogo sul rischio
Tre quarti degli investitori dichiarano di non avere una buona consapevolezza del rischio del proprio portafoglio1. Abbiamo già visto in passato le caratteristiche di tale dinamica – basti pensare agli effetti negativi della bolla tecnologica della fine degli anni ’90 e alla più recente crisi finanziaria. Gli investitori erano concentrati sulla crescita ma ignoravano le crescenti correlazioni e non erano consapevoli del rischio dei propri portafogli. Ora è giunto il momento di costruire un dialogo aperto e franco con i clienti sul rischio e su come questo sia impiegato nei portafogli. Questi ultimi sono sufficientemente esposti al rischio? Sono davvero diversificati? Ottengono un giusto rendimento a fronte del rischio assunto? Il check del portafoglio di inizio anno rappresenta l’occasione perfetta.

Le 3 fasi per mettere il rischio al centro
1. Il rischio dovrebbe essere l’elemento centrale del dialogo con i propri clienti, specialmente alla luce del ritorno degli investitori al mercato azionario. Il rischio non dovrebbe essere visto come qualcosa da evitare”;” piuttosto, questo dovrebbe essere affrontato come una condizione essenziale per ottenere un ritorno sull’investimento. La domanda più importante è la seguente: il livello di rischio è appropriato alla luce degli obiettivi di lungo termine e dell’orizzonte temporale dell’investitore?

2. Ogni rischio deve avere uno scopo specifico. Sebbene i consulenti siano molto abili nel diversificare gli asset per stile di investimento, i titoli detenuti possono spesso avere caratteristiche simili sotto il profilo del rischio. Una concentrazione del rischio nel portafoglio può equivalere a detenere una quantità eccessiva di un singolo asset – rendendo il portafoglio più suscettibile ad oscillazioni di mercato. Una efficace analisi del portafoglio consente ai consulenti e ai propri clienti di conoscere meglio quali asset tendono a ridurre il rischio e quali sono maggiormente suscettibili ad aumentare il ritorno sull’investimento. Se un asset non fa niente di tutto ciò, non dovrebbe far parte del portafoglio.

3. Il rischio dovrebbe essere costantemente monitorato. Gli investitori tendono ad essere passivi in tema di rischio. Dopo le decisioni iniziali sulla asset allocation, tendono a rimanere fermi e ad effettuare aggiustamenti solo ai margini dei propri portafogli. Lasciano quindi che gli alti e bassi del mercato determinino la composizione del proprio portafoglio senza rendersi conto che questi alterano il livello di rischio.

Una analisi dettagliata, regolare e rigorosa di portafogli modelli può consentire ai consulenti di dare un valore al rischio dei propri clienti, individuare asset class altamente correlate e trovare modi per aumentare la diversificazione. Nello stesso modo in cui un consulente può rivedere il rendimento o le asset allocation dei propri clienti, i modelli possono anche essere utilizzati come strumento per esaminare il valore del rischio. Occorre procedere con i clienti ad un approfondito “”inventario”” del rischio per aiutarli a capire quali modifiche possono essere apportate.Come dice il detto popolare, coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo. Ponendo invece il rischio come fattore principale – nel dialogo con i clienti, nella costruzione e nell’analisi del portafoglio – i consulenti possono aiutare i propri clienti a modificare il copione e scrivere un finale più felice.