Asset allocation tattica globale, esposizione al rischio neutrale

“I mercati globali non sembrano tenere conto dell’impatto di una potenziale escalation della disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti”, commenta Mark Haefele, chief investment officer, Global Wealth Management, Ubs

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I fondamentali economici rimangono solidi su scala mondiale e gli utili aziendali registrano una crescita robusta. I mercati globali però non sembrano tenere conto dell’impatto di una potenziale escalation della disputa commerciale tra Cina e Usa. La nostra asset allocation tattica globale presenta quindi un’esposizione al rischio sostanzialmente neutrale.

Nei prossimi mesi, il rapporto di rischio/rendimento sui mercati azionari potrebbe diventare più vantaggioso in presenza di una riduzione dei rischi sul fronte degli scambi commerciali o di un miglioramento delle valutazioni. A parità di condizioni, questi fattori potrebbero indurci a rafforzare la quota azionaria.

Manteniamo un leggero sovrappeso sulle azioni globali. Le società dell’S&P 500 dovrebbero aver registrato una crescita degli utili complessiva di circa il 25% nel secondo trimestre di quest’anno, che fornisce sostegno al listino, e l’espansione degli utili aziendali nell’Eurozona e nei mercati emergenti, benché più modesta, rimane a sua volta positiva. Anche gli indicatori  economici appaiono favorevoli su scala globale, alla luce del buon andamento delle indagini presso i responsabili degli acquisti, delle vendite al dettaglio e del mercato del lavoro. Dal canto loro, le valutazioni azionarie globali non sembrano eccessive, dato che il rapporto prezzo/utili passati di 17 volte è inferiore di 9 punti percentuali rispetto alla media a 30 anni.

Sovrappesiamo il debito sovrano dei mercati emergenti denominato in Usd. Questo mese il comparto ha risentito dell’apprensione circa la stabilità finanziaria della Turchia. Tuttavia, l’indice Embi Gd offre un rendimento conveniente, pari al 6,5%, e presenta un’ampia diversificazione, dato che include 67 emittenti complessivi, mentre la Turchia rappresenta appena il 3,5%. Infine, questi titoli sono relativamente immuni dal continuo apprezzamento del dollaro.

Sottopesiamo le obbligazioni high yield in euro. A fronte di un rendimento di appena il 3,3%, il margine di apprezzamento del capitale è piuttosto risicato ed è possibile che le insolvenze tornino ad aumentare rispetto agli attuali minimi storici. Anche la conclusione del programma di quantitative easing della Banca centrale europea entro la fine di quest’anno potrebbe ostacolare il comparto.

Sovrappesiamo i treasury statunitensi a dieci anni. Lo scorso mese questa posizione ha sostenuto la performance del portafoglio, poiché i treasury hanno guadagnato terreno nel contesto di un aumento della volatilità dei mercati azionari. Ci aspettiamo che l’inflazione dei prezzi al consumo rimanga contenuta, dopo aver toccato a luglio il livello più alto del dopo-crisi a quota 2,4%.

Sottopesiamo i Jgb a dieci anni rispetto alla liquidità. Di recente questa posizione ha beneficiato della decisione della Bank of Japan (BoJ) di raddoppiare l’intervallo obiettivo per i rendimenti dei titoli di Stato nipponici a diecianni, fino a un massimo dello 0,2%. È probabile che la politica monetaria giapponese rimanga altamente accomodante, ma a nostro avviso la BoJ è consapevole delle pressioni esercitate dalla configurazione piatta della curva dei rendimenti sulle banche giapponesi.

Sovrappesiamo lo yen giapponese rispetto al dollaro di Taiwan. Il nostro sovrappeso sullo yen fornisce una parziale protezione nelle fasi di avversione al rischio sui mercati globali. Gli investitori giapponesi hanno una posizione netta complessiva in strumenti esteri pari a circa 3mila miliardi di dollari – equivalente a circa il 60% del Pil nazionale – e nei periodi d’incertezza finanziaria globale tendono a riportare capitali in patria. Al contempo, il sottopeso sul dollaro di Taiwan offre una copertura contro il rischio di escalation della disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina, poiché Taiwan è il mercato asiatico più esposto alle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti in termini di valore aggiunto.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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