Azioni, obbligazioni e materie prime, l’outlook di Fondaco Sgr

Le prospettive per il 2015 rimangono positive, alla luce delle aspettative di crescita dell’economia globale moderatamente ottimistiche, che, insieme a politiche monetarie piu’ espansive, dovrebbero continuare a favorire le classi di attivita’ più rischiose.

Azioni
La volatilità sarà presumibilmente più elevata rispetto a quella osservata nei mesi passati ed una gestione più dinamica ed opportunistica dell’esposizione ai diversi mercati sarà un elemento fondamentale nelle determinazione del risultato complessivo. Il consolidamento della crescita negli Stati Uniti rappresenta l’elemento cruciale: la spesa per i consumi, sostenuta dai progressi del mercato del lavoro e dal calo del prezzo del petrolio, insieme alla ripresa del mercato immobiliare ed al rafforzamento del Dollaro, continueranno a fornire un contributo stabile allo sviluppo economico del Paese. In questo contesto, nonostante le valutazioni relativamente elevate, le azioni statunitensi potranno trovare ulteriore sostegno nella solidità del ciclo economico, con rendimenti attesi per i prossimi mesi ancora significativamente positivi (7%-10%). Nell’ambito dei paesi sviluppati, l’area Euro continua a presentare il quadro macroeconomico più debole, minacciato dalla debolezza della domanda interna e dai persistenti rischi di deflazione, oltre che dalle tensioni socio-politiche indotte dalla divisione tra paesi core e periferici. La crescita a livello aggregato sarà positiva ma debole e le prospettive per il mercato azionario sono più incerte (+0-5%), sostenute da valutazioni basse e dalla dinamica attesa negli USA, suggerendo un approccio cauto ed una gestione più tattica dell’esposizione.

I mercati azionari dei paesi emergenti offrono una combinazione interessante di valutazioni relativamente basse nell’ambito di un quadro macroeconomico positivo: molti governi e banche centrali, infatti, hanno adottato misure straordinarie importanti e presumibilmente efficaci al fine di sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’atteso consolidamento della crescita statunitense. La forte riduzione del costo del petrolio, inoltre, avrà un effetto complessivamente positivo, favorendo gli investimenti e facilitando il controllo dell’inflazione nelle economie importatrici (la maggior parte) di materie prime. Le prospettive sono, quindi, positive (7%-15%) ma con una sempre crescente divergenza tra paesi diversi, considerando, però, la strutturale maggiore volatilità e prediligendo un approccio selettivo nella scelta dei mercati nei quali investire (top-down) ed uno stile di gestione attivo. Il Giappone continua a rappresentare una buona opportunità di investimento, considerando il supporto offerto dall’atteggiamento estremamente espansivo della BOJ nel breve e medio periodo e gli eventuali effetti positivi, nel medio e lungo periodo, delle riforme strutturali previste dalla politica economica dal Primo Ministro Abe. La volatilità sarà, però, presumibilmente elevata e la dinamica del mercato condizionata dalla misure di politica economica, fiscale e monetaria annunciate ed intraprese nei prossimi mesi, consigliando una gestione estremamente tattica e dinamica.

Mercati obbligazionari
L’aspettativa di politiche monetarie divergenti (Fed/BOE vs BCE/BOJ) rimane l’elemento determinante nella dinamica dei mercati obbligazionari nei prossimi mesi: l’avvio dell’aumento dei tassi di riferimento negli Stati Uniti, atteso nella seconda metà dell’anno, determinerà un incremento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi anche sulle scadenze medio-lunghe, che sarà presumibilmente graduale e dettato dall’evoluzione dell’inflazione. La pressione al ribasso sui tassi di interesse nell’area Euro ed in Giappone rappresenterà, inoltre, un limite al potenziale di crescita dei tassi USA, poiché un differenziale eccesivo non sarebbe sostenibile nel medio periodo. Le prospettive sono, quindi, negative, con rendimenti attesi prossimi allo zero (-2/+2%) ed una dinamica del mercato strettamente legata all’entità ed alla tempistica degli interventi della Federal Reserve.

Nell’area Euro le basse attese inflazionistiche e la prospettive di un politica monetaria ancora più accomodante da parte della BCE, in un contesto di crescita economica debole, continueranno a giustificare tassi di interesse ancora bassi. Tuttavia, l’eventuale incapacità della BCE di realizzare effettivamente le misure annunciate e già ampiamente scontate dagli investitori, rappresenta un fattore di rischio nel breve periodo. Nonostante il carry ormai ridotto ed il livello molto contenuto del differenziale tra paesi core e periferici limiti il margine per un ulteriore miglioramento, le prospettive per il mercato dei titoli di Stato dell’area Euro sono ancora positive (1%-2%).

Nonostante la necessaria cautela nella selezione degli emittenti e l’impatto del rischio valutario, il debito dei paesi emergenti potrà beneficiare della continua ricerca di rendimento da parte degli investitori, soprattutto in un contesto di tassi globalmente bassi e di un rialzo graduale dei rendimenti statunitensi. Le prospettive sono positive (4%-6%), con un interessante premio per il rischio rispetto ai titoli governativi dei paesi sviluppati, puntando sulla selettività e prediligendo le emissioni dei paesi con fondamentali più solidi, attraverso strategie di investimento flessibili e orientate alla creazione di rendimento assoluto. La gestione dell’esposizione valutaria sarà un elemento cruciale della creazione di valore nel medio periodo mentre potrà pesare negativamente la vulnerabilità al processo di normalizzazione dei tassi della Federal Reserve, anche se l’impegno dell’autorità di politica monetaria statunitense a mantenere invariato il proprio bilancio dovrebbe limitare l’impatto negativo.

Corporate bond, inflation linked bond e commodities
I margini di rendimento offerti dalle emissioni corporate rispetto ai titoli di Stato, soprattutto in ambito IG, rappresentano ancora un elemento favorevole per questa classe di attività, anche se i livelli raggiunti sono ormai molto stretti, limitando le possibilità di apprezzamento ulteriore. Maggiori opportunità in termini di carry sono presenti in ambito HY ma la minore liquidità e il progressivo deterioramento della qualità delle nuove emissioni amplificano i rischi legati ai flussi in entrate e, soprattutto, in uscita da questo mercato, in particolare nelle fasi di incremento dell’avversione al rischio degli investitori. Le prospettive sono neutrali: valutazioni già elevate, spread relativamente compressi ed uno scenario di rialzo dei tassi sono tutti fattori penalizzanti mentre le emissioni IG e HY dell’area Euro potrebbero essere favorite, rispetto a quelle statunitensi, dalle attese misure espansive della BCE.

Le prospettive per il mercato dei titoli di Stato indicizzati all’inflazione sono negative (-2/+2%), condizionate dalle aspettative relative alla dinamica dei tassi di interesse ed alla luce dell’assenza di pressioni inflazionistiche rilevanti attese nel breve-medio periodo. Il livello estremamente contenuto delle BEI rappresenta, però, un’opportunità interessante nel medio lungo periodo, soprattutto relativamente negli Stati Uniti, dove il consolidamento della crescita e del mercato del lavoro potranno determinare nuove spinte inflazionistiche.

Nonostante la significativa correzione dei mesi passati, il mercato delle materie prime continua ad essere dominato dall’incertezza, alimentata dalla debolezza del prezzo del petrolio determinata dallo squilibrio tra domanda ed offerta, dall’impatto della crescita moderata dei paesi emergenti (ed in particolare della Cina) e dalle tensioni geo-politiche. Le prospettive sono, quindi, negative poiché i fattori di rischio appaiono preponderanti rispetto alle opportunità di apprezzamento nel breve-medio periodo, nell’attesa di una relativa stabilizzazione del prezzo del petrolio e di segnali più positivi dalle economie in via di sviluppo.