Marco Bernardi, Banca Generali: «Una crescita importante nonostante il Covid»

 

L’intervista a Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali che commenta questo 2020 appena concluso «con un dato di raccolta tra i migliori della nostra storia»

Come è andato il 2020? Al termine dell’anno più difficile di tutta la storia della consulenza finanziaria, quali bilanci si possono trarre per la sua società?

«Il 2020 è stato un anno estremamente complesso per il Paese. A metà febbraio, la pandemia è arrivata all’improvviso a sconvolgere le nostre sicurezze, generando apprensione dal punto di vista sanitario e creando le condizioni per una crisi economica che, per certi versi, rischia di essere ancora più dura di quella del 2008. In questo contesto, le famiglie italiane sono andate alla ricerca di professionisti in grado di guidarle nelle sfide di pianificazione patrimoniale che, mai come oggi, richiedono i massimi livelli di competenza e professionalità».

Come vi siete mossi per soddisfare queste richieste?

«In Banca Generali ci siamo mossi per tempo per rispondere con prontezza a questi nuovi bisogni. Fin dai primi giorni della diffusione del virus in Italia abbiamo infatti trasferito in remoto tutta l’operatività, accelerando processi di digitalizzazione già in atto grazie a sforzi tecnologici senza precedenti. Questo approccio è stato particolarmente apprezzato dai risparmiatori, che infatti ci hanno premiato con un dato di raccolta tra i migliori della nostra storia, vicino a 6 miliardi di euro, e una crescita importante delle diverse voci legate ai ricavi. Basti pensare che oggi abbiamo raggiunto la cifra record di 74 miliardi di masse in gestione, di cui ben 6 sono sotto consulenza evoluta, e che abbiamo indicatori di solidità addirittura superiori a quelli della fase pre Covid».

Avete avuto numeri altrettanto positivi anche nel reclutamento?

«A risentirne è stato, ovviamente, il reclutamento. Nel corso del 2020, in Banca Generali abbiamo inserito circa un’ottantina di nuovi professionisti. Si tratta di un numero decisamente inferiore rispetto alla media degli ultimi anni, ma che evidenzia la forza e la qualità della nostre rete preesistente che, da sola, ha contribuito a quasi l’80% dell’intera nuova raccolta».

Ci sono stati cambiamenti fondamentali indotti dal coronavirus nella vostra società?

«A livello pratico, rispetto a un anno fa, le differenze sono notevoli. La pandemia ci ha infatti aiutati a capire che alcune attività legate all’operatività quotidiana pre-Covid fossero sostanzialmente inutili: penso, ad esempio, a tutta la parte legata all’informativa o all’execution ,che oggi possono essere svolte in remoto con maggiore fluidità. Dall’altro lato, però, è emersa con forza l’importanza dell’incontro fisico per discutere nel dettaglio come sviluppare le strategie di pianificazione patrimoniale sulla base dei bisogni di ogni singolo cliente. L’augurio è che tutto ciò passi in fretta e che si possa tornare alla normalità il prima possibile».

 

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