Nonostante i mercati abbiamo avuto un 2022 terribile per tutte le asset class e nonostante i risparmiatori venissero descritti sull’orlo di una crisi di nervi, tutte le reti di collocamento di prodotti finanziari hanno registrato raccolte nette altissime, quasi su livelli record.
Ne abbiamo parlato con Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali.
Quali sono stati i vostri numeri di raccolta nel corso del 2022? Come è partito l’anno nuovo? (ovviamente in questo caso si tratta più di sensazioni che di veri e propri numeri)
«Siamo cresciuti di 5,7 miliardi di nuovi flussi di raccolta, di cui circa 2 miliardi sono di risparmio gestito. Si tratta di un risultato molto solido, considerando che proviene interamente dal lavoro dei nostri banker al fianco delle famiglie e senza l’utilizzo di incentivazioni dalle piattaforme di servizi bancari, masse da asset management o conti deposito.
Nell’ultima parte dell’anno, c’è stata una sensibile accelerazione che ci ha visti emergere ancora una volta come leader nei servizi di investimento, per soluzioni come le gestioni patrimoniali e l’advisory evoluta, a conferma della qualità dei nostri servizi a valore aggiunto nel private banking.
La partenza del 2023 ha riportato un po’ di ossigeno sul mercato azionario e dei tassi, ma ovviamente la prudenza resta d’obbligo, considerando le complessità di uno scenario tra persistenti rischi inflativi e rallentamento economico. Le prime sensazioni restano, comunque, molto positive alla luce delle risposte dei colleghi nei nostri incontri di area di inizio anno e delle prime analisi dei flussi settimanali di raccolta».
Quali sono stati gli strumenti più richiesti da parte dei vostri clienti? Azionario od obbligazionario? Amministrato o gestito?
«Le nostre gestioni patrimoniali lo scorso anno hanno raccolto oltre 1 miliardo e l’advisory evoluta è cresciuta a 7,4 miliardi di masse. Piacciono anche alcuni fondi lux im adatti a questo contesto di mercato e i nostri strumenti assicurativi. Nell’amministrato il contributo dell’advisory si associa al plus dei nostri portafogli modello, per non parlare dell’offerta di certificates. Le condizioni di mercato continuano ovviamente a guidare le scelte con la volatilità sullo sfondo, ma assistiamo a una crescente domanda di consulenza e interesse per la gestione attiva per proteggere proprio dai potenziali cambi di direzione».
Quali sono state le motivazioni degli investitori che hanno fatto la scelta, apparentemente contro corrente, di incrementare gli investimenti? Si può fare l’identikit dell’investitore che, nonostante le difficoltà, ha preso una decisione sicuramente coraggiosa?
«I risparmiatori seguiti dai consulenti riescono ad avere uno sguardo più approfondito sui rischi e le dinamiche dei mercati. Le pressioni dello scorso anno provengono dalla corsa dell’inflazione e i conseguenti interventi delle banche centrali. L’alternativa agli investimenti significa rinunciare a provare a difendere il proprio potere d’acquisto perdendo il 10% per l’inflazione. Il ruolo del consulente è guardare a un orizzonte di lungo termine nell’interesse del cliente, ben sapendo che anche nei momenti di maggiore debolezza e criticità possono scaturire alcune opportunità. Diversificazione e competenza sono sempre più richieste dalle famiglie che hanno bisogno dei banker per costruire un percorso efficiente di protezione di quanto accumulato in una vita».

