Battere la robotica è dura

Battere la robotica è dura. “Se l’America intende continuare a beneficiare del boom tecnologico, deve concentrarsi sull’allocazione efficiente di lavoratori e capitale nelle società high-tech”, afferma Paul Diggle, senior economist di Aberdeen Asset Management

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Il neo presidente americano vuole che le aziende riportino posti di lavoro nella manifattura negli Stati Uniti. Ma sarà la robotica, non il lavoro umano, ad uscirne vincitrice.

Trump ha dichiarato che troppi lavoratori americani hanno perso il loro posto di lavoro a causa di lavoratori stranieri, dal momento che le aziende hanno portato la produzione all’estero. Le aziende statunitensi devono ripristinare questi posti di lavoro e, così facendo, riportare l’America allo splendore industriale. La sua diagnosi non è del tutto errata: ad esempio, sono meno le aziende che producono auto negli Usa rispetto a prima. Ma questa tesi è troppo semplicistica.

Le aziende americane, nel decidere di produrre beni al di fuori degli Stati Uniti, cercano solo di allocare il capitale in modo efficiente. A livello aziendale ha un senso produrre beni in un paese in cui i salari siano competitivi, gli standard di qualità alti ed esistano accordi commerciali. In Messico i salari sono inferiori rispetto agli Usa, ci sono standard di produzione discreti e accordi commerciali con gli States.

Il dibattito si riduce spesso ai salari. Le aziende scelgono però di stabilire le loro risorse nei paesi per un insieme di ragioni. Ad esempio, BMW segue il motto “la produzione segue il mercato”. Evita i dazi di importazione sviluppando un mercato per le sue auto producendole in quel mercato. Ha quindi impianti di produzione in Sud Africa, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti.

Stabilire un impianto nella Carolina del sud nel 1994 ha permesso a BMW di aumentare le vendite nel paese da 50 mila unità a 260 mila, facendo degli Usa il mercato più vasto dell’azienda. La ragione per cui BMW costruisce fabbriche nel posto in cui lo fa è per un’allocazione del capitale efficiente. Se l’azienda fosse obbligata a trasferire tutta la produzione in Germania questo avrebbe un impatto sull’intera strategia aziendale, non soltanto sui costi salariali.

Se Trump spingerà davvero le aziende a stabilire una parte più consistente della loro produzione negli Usa allora è probabile che quelle specializzate nella robotica e nell’automazione siano le vincenti. Le società non darebbero automaticamente più lavoro agli americani. Piuttosto ripenserebbero le loro strategie e alcune prenderebbero inevitabilmente in considerazione l’automazione come mezzo per evitare i più alti costi dell’impiego di manodopera statunitense.

Questo accelererà una tendenza mondiale che è già in atto verso il ricorso sempre maggiore all’automazione. Boston Consulting Group ritiene che la quota di compiti svolti dai robot crescerà dal 10% al 25% entro il 2025. Amazon possiede un’intera divisione dedicata alla robotica. La sua acquisizione nel 2012 di Kiva, un’azienda robotica, ha portato all’automazione di gran parte dei processi che avvengono negli enormi magazzini di Amazon. Il fattore umano ha ancora un ruolo ma l’investimento nella robotica è assolutamente centrale. Tre anni fa il Bureau of Labor Statistics americano ha pubblicato le proiezioni di quali lavori sarebbero aumentati e diminuiti in modo più significativo tra il 2014 ed il 2024. La manifattura è prevista in calo più di qualsiasi altro settore. Ciò non è dovuto soltanto all’automazione ma questa giocherà un ruolo importante.

Le aziende che riportano la sede negli States non ripenseranno solo i processi di produzione. Cercheranno di ridurre i costi dell’intero business. Questo potrebbe significare l’automazione di altre aree di business, dalla contabilità alla distribuzione. Specialmente dato che paesi come gli Usa stanno promuovendo attivamente la tecnologia che rende questo possibile. Le aziende statunitensi stanno sviluppando veicoli senza guidatore e le autorità sostengono questo sviluppo attraverso linee guida per la sicurezza e normative. C’è molta meno certezza nei mercati in via di sviluppo su come progredirà questa tecnologia. È quindi facile capire l’appeal dei veicoli senza guidatore per un produttore a Milwaukee rispetto a uno in Messico.

Ecco dove risiedono davvero le opportunità per gli Usa. Realisticamente, non possono riportare sul loro suolo i posti di lavoro persi. Farlo creerebbe una nuova specie di aziende zombie, che segnano il passo ma con margini ridotti ai minimi termini. Gli Usa possono invece continuare a dominare il mondo nello sviluppo dell’automazione e nella tecnologia robotica che tutte le aziende stanno cercando affannosamente di abbracciare. Quando Amazon ha acquisito Kiva ha immediatamente ottenuto un vantaggio competitivo perché ha acquisito l’azienda robotica leader di mercato. Altre aziende che dipendevano dalla tecnologia di Kiva hanno dovuto cercare un’alternativa. Acquisendo Kiva, Amazon ha aperto un grosso divario competitivo con altre società.

La domanda è se questa nuova tecnologia possa creare la quantità di posti di lavoro, direttamente o indirettamente, per rimpiazzare quelli persi da questo stesso avanzamento tecnologico. Nessuno conosce davvero la risposta. Ciò che è chiaro è che, se l’America intende continuare a beneficiare di questo boom tecnologico, deve concentrarsi sull’allocazione efficiente di lavoratori e capitale nelle società high-tech. Questo approccio di Trump costringerà le aziende a reagire ma è probabile che non otterrà i risultati sperati.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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