Battuta d’arresto per azionario Usa in caso di ulteriore rafforzamento del dollaro

Alessandro Rosina, portfolio manager Comparto Flessibili di Aletti Gestielle Sgr, risponde all’inchiesta di Fondi&Sicav sulle prospettive dell’azionario americano nel medio periodo

 

aletti-gestielle

 

I principali indici azionari Usa hanno messo a segno nuovi record nelle settimane successive alla conquista della Casa Bianca da parte dei repubblicani. Come interpretate questa reazione? Il trend è la prosecuzione di quello in corso o i listini stanno scontando le attese per la nuova politica economica annunciata da Trump?

L’elezione a sorpresa di Donald Trump e la contemporanea vittoria dei Repubblicani al Senato (ora sono maggioranza in entrambe le ‘camere’) hanno costretto gli investitori a cambiare l’allocazione dei loro portafogli, sia in termini di asset class sia di allocazione settoriale. La tendenza che si è manifestata in misura rilevante nei giorni immediatamente successivi all’8 Novembre e che sta ancora continuando è quella di ridurre l’esposizione alle obbligazioni governative (in sovrappeso nei portafogli) e di aumentare l’esposizione all’azionario (che partiva da una posizione di sottopeso): questa tendenza è provata dai flussi in entrata/uscita registrati nelle ultime settimane ed è una tendenza nuova, paragonabile a quella che si era registrata nel 2013 quando i rendimenti sul decennale americano avevano raggiunto temporaneamente il 3%. L’uscita dai governativi e il conseguente rialzo dei tassi ha permesso agli indici azionari di raggiungere nuovi massimi storici grazie ai settori ‘value’ dell’indice, come le banche, a discapito dei settori più cari che avevano beneficiato della compressione dei rendimenti avvenuta negli ultimi due anni. Anche in questo caso si tratta di una nuova tendenza in quanto il settore finanziario non sovraperformava l’indice dal 2013.

Quali sono le vostre aspettative per l’azionario Usa nel medio termine? Quali sono i fattori che potrebbero dare continuità al trend rialzista (flussi di capitali diretti verso gli Usa in scia all’atteso aumento dei tassi e al rafforzamento dell’Usd o altre ragioni)? E quali i rischi in grado di far registrare una battuta d’arresto o un’inversione del trend?

I rischi legati a un movimento così repentino risiedono nel fatto che nel breve termine le aspettative incorporate nei ‘nuovi’ prezzi di mercato sono molto alte rispetto alla realtà. La nuova amministrazione americana si insedierà a fine gennaio 2017 e da quel momento in poi agli annunci della campagna elettorale dovranno seguire azioni concrete, soprattutto sui punti fondamentali della riduzione delle tasse sia per i privati sia per le aziende, ma anche per quanto riguarda il piano di spesa/investimenti pubblici. Più i prezzi continueranno a salire nelle prossime settimane a causa delle crescenti aspettative e più aumenterà il rischio nel caso in cui le promesse elettorali non dovessero essere implementate nella realtà. Ulteriori rischi potrebbero palesarsi nel caso in cui la riallocazione verso l’azionario comportasse un rialzo dei tassi di interesse troppo rapido su livelli troppo elevati, magari accompagnato da un ulteriore rafforzamento del dollaro, nel qual caso l’azionario americano, e non solo quello, potrebbe fermare in modo brusco la sua corsa verso nuovi massimi.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.