Bce, acquisto corporate bond positivo per settori legati a infrastrutture e utility

Le principali banche centrali sono ancora sotto i riflettori. Quali saranno le prossime mosse di Fed, Bce e BoJ nel breve-medio periodo? Risponde all’inchiesta di Fondi&Sicav James Butterfill, head of Research and Investment Strategy, ETF Securities

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Gli occhi del mercato restano puntati sulle banche centrali. Credete che le aspettative di normalizzazione dei tassi Usa siano eccessive? Quanto potrebbe pesare l’esito delle elezioni presidenziali sulle scelte della Yellen?

Il consensus degli economisti sottolinea che l’inflazione si attesterà sopra i valori previsti dalla Federal Reserve per la fine del 2017. Il quadro non è ancora chiarissimo, dal momento che il tasso di dispersione nelle previsioni è molto alto, tuttavia pensiamo che ciò evidenzi come, in questo momento, i mercati stiano facendo fatica a interpretare i segnali che arrivano dalla Fed. Crediamo che le previsioni della Fed sull’inflazione (core Pce), che secondo le sue stime dovrebbe arrivare al 2% entro la fine del 2018, stiano sottovalutando i rischi legati all’inflazione. Secondo noi l’inflazione (core Pce) arriverà al 2% già a metà del 2017, a causa dell’aumento dei salari, dell’effetto base dovuto ai prezzi delle commodity e all’aumento dei costi delle spese mediche. Il rischio è che la risposta della Fed sia troppo lenta a causa del suo outlook eccessivamente dovish e che alzi poi i tassi in maniera aggressiva per controllare l’inflazione, portando l’economia americana in recessione.

Donald Trump ha accennato all’idea di nominare un nuovo presidente della Fed nel caso sia lui a vincere le elezioni, dunque la politica della Fed cambierebbe drasticamente durante il suo mandato, con un presidente della Federal Reserve dall’approccio più aggressivo sulla politica monetaria. Se dovesse vincere Clinton, sarebbe improbabile un cambiamento delle attuali politiche della Yellen.

Il mercato si aspetta un’estensione del Qe della Bce a dicembre. Quali asset class in Europa potrebbero trarre beneficio da tale provvedimento?

Pensiamo che il programma Cspp della Bce continuerà fino al 2018 e che gli acquisti mensili possano aumentare già alla fine di quest’anno o a inizio del 2017. Da quando la Bce ha annunciato il programma di acquisto il 10 marzo scorso, i titoli obbligazionari europei non finanziari hanno avuto rendimenti del 5%. Crediamo che il programma di acquisto di corporate bond possa avere effetti positivi sui settori europei legati alle infrastrutture e alle utility. Secondo le nostre stime, questi settori rappresentano la fetta più importante dei bond che possono essere acquistatati dal programma della Bce (32%). Inoltre, i settori legati alle infrastrutture sono anche quelli scelti per aumentare il potenziale di crescita dell’eurozona secondo le linee del piano Jucker sugli investimenti per l’Europa annunciato nel novembre 2014. Dal momento che la ripresa dell’eurozona dipende in gran parte dal mercato interno, riteniamo che settori tradizionalmente rivolti al mercato domestico – come i prodotti di prima necessità e i beni voluttuari, o legati alle infrastrutture – faranno meglio dei settori che sono invece esposti globalmente (industriali ed energetici).

La Banca del Giappone sembra avviarsi verso una stabilizzazione della sua politica accomodante. Quali i potenziali effetti su yen e Borsa di Tokio?

Secondo noi è poco probabile che la BoJ stabilizzi la sua politica, dal momento che la Banca resta orienta all’obiettivo della sua politica monetaria che prevede un target del 2% per la stabilità dei prezzi e intende combattere la mentalità deflazionistica dell’economia e dei consumatori giapponesi. Pensiamo che la BoJ continuerà ad ampliare il suo programma di stimolo monetario, poiché non è soddisfatta degli outlook sull’inflazione e della crescita. Anche la Fed dovrebbe alzare i tassi nei prossimi mesi, perciò un aumento del differenziale tra i tassi statunitensi e quelli giapponesi può indebolire lo yen. La BoJ vuole una moneta più debole, e questo farà salire l’inflazione del paese e sosterrà l’attività economica. Uno yen giapponese più debole avrà anche un’influenza positiva sulle azioni giapponesi.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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