BCE al centro

Francoforte e’ palesemente schierata con una delle parti contraenti e naturalmente con quella dei creditori, mostrando così che gli interessi generali sono ancora una volta subordinate a quelli particolari. Fxcm

Diciamolo con grande franchezza, era difficile anche solo 2 settimane fa immaginare di trovarsi a commentare una situazione nella quale un’economia avanzata appartenente all’Unione Europea e all’area Euro è tecnicamente in default selettivo per il mancato pagamento al Fondo Monetario Internazionale e che ha appena attraversato un referendum nel quale la sua popolazione ha praticamente rigettato a grande maggioranza tutte le politiche di “risanamento economico” finora implementate e ha sostanzialmente bocciato l’impostazione tecnocrate (e distruttiva) di questa Europa unita da nulla se non da una moneta unica.

Certo, il problema si trascina da anni – dal 2010 in particolare – e gli studiosi più attenti perfino preconizzavano una sorte simile anni ed anni fa – ma ritrovarsi a commentare così da vicino fatti di questa entità è ancora qualcosa che emotivamente colpisce non poco. Ad ogni modo, tornando allo sviluppo più recenti dei fatti e cercando il più possibile di mantenere un distacco tecnico nell’affrontare tali tematiche (difficile astenersi dall’ assumere una matrice “politica” nello sviscerare la questione ,ma non è questa la sede), si attendeva ieri il fondamentale comunicato da parte della Banca Centrale Europea in merito alla liquidità da fornire alle banche greche che teoricamente avrebbero dovuto riaprire oggi”; va subito precisato che questo non avverrà in quanto il governo Greco ha deciso di estendere fino a tutto domani la chiusura degli istituti di credito. Francoforte ha così deciso di tenere ferma la liquidità di emergenza (Emergency Liquidity Assistance) alle banche elleniche per 89 miliardi di euro, con la riduzione del livello dei collaterali accettati a garanzia; in pratica vi è stata una correzione nella forma di un aumento dello sconto o haircut sul valore dei titoli greci portati a garanzia dalle banche per ottenere appunto la liquidità di emergenza con il risultato che queste ultime dovranno quindi aumentare i titoli da portare come collaterale per ottenere lo stesso ammontare di prestiti dall’istituto centrale europeo.

In tal senso non sembrano nascere problemi ulteriori in quanto le banche greche detengono ancora collaterale a sufficienza, per quanto il protrarsi del controllo dei capitali sia qualcosa ben lungi dall’essere vagamente rassicurante. Per quanto ora le novità dovranno provenire dalla politica, in quella che si connota come una difficilissima partita a scacchi tra i vertici europei e governo Greco, non v’è dubbio che la BCE ora rivesta il ruolo fondamentale quanto meno di garante dello status quo in attesa appunto di decisioni politiche; non dimentichiamo che l’interruzione delle misure a sostegno della liquidità del paese creerebbe una situazione di non ritorno verso l’uscita dello stesso dalla moneta unica in quanto, per far fronte alle obbligazioni “interne”, si ritroverebbe a dover stampare moneta propria. Ancora, Francoforte disattenderebbe pienamente il “whatever it takes” dichiarato 3 anni fa nel quale si lanciava al mondo un messaggio chiaro per il quale la BCE sarebbe stata disposta a compiere qualsiasi manovra al fine di preservare il principio dell’irreversibilità dell’euro (quanto meno discutibile da un punto di vista concettuale). Restiamo dell’idea che il problema di fondo attenga all’indipendenza che un istituto centrale dovrebbe conservare, chiamato com’è a fare da prestatore di ultima istanza ed in ogni caso al fine di mantenere un sistema liquido e quindi in vita.

Va peraltro precisato che la stessa BCE busserà alla porta della Grecia il 20 luglio quando reclamerà il rimborso di oltre 3 miliardi di euro da parte di Atene, per quella che sarà dunque una tappa cruciale di tutta la vicenda. Ad ogni modo, i negoziati “riprenderanno” oggi in un contesto di preoccupante “calma apparente” e paventare uno scenario verosimile è davvero arduo compito, con quello del “Grexit” che comunque ora appare il caso base. Come comportarci con i mercati finanziari? Come si scriveva ieri, nella riapertura settimanale i mercati hanno reagito come da copione, con dollari comprati contro tutto tranne che contro lo yen, borse in calo e oro che inizialmente ha tentato delle salite, il che ci conferma come i quadri di risk off studiati nel corso delle scorse settimane siano da considerarsi validi. La giornata di ieri ha praticamente confermato questa impostazione, con Borse pesanti ed un eurodollaro che dopo le chiusure del gap ha di nuovo assunto uno stampo bearish anche se tutt’altro che deciso. Il concetto di fondo è ancora quello per il quale è opportuno mantenere posizioni a leva contenuta e di impostazione di breve termine per gli strumenti più “delicati” quali i cambi euro, yen, Bund e i listini azionari per i quali ieri si è evinto un chiaro disallineamento Europa/Usa che andrà monitorato nella giornata di oggi al fine di comprendere se possa essere un tema ricorrente che vede l’azionario europeo in vendita e quello oltreoceano in acquisto in evidente dinamica risk off “parziale”. Ancora assolutamente opportuno (e diremmo intelligente) potrebbe essere dirigersi nel trading della sterlina, tecnica ed interessata da dati di rilievo questa mattina, e nelle commodities currencies con particolare attenzione verso il dollaro canadese che sta confermano l’ottima correlazione con il petrolio in forte discesa.