Bce, con estensione Qe maggiori benefici per le asset class più ad alto rischio

Le principali banche centrali sono ancora sotto i riflettori. Quali saranno le prossime mosse di Fed, Bce e BoJ nel breve-medio periodo? Risponde all’inchiesta di Fondi&Sicav Jacopo Ceccatelli, amministratore delegato di Marzotto Sim

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Gli occhi del mercato restano puntati sulle banche centrali. Credete che le aspettative di normalizzazione dei tassi Usa siano eccessive? Quanto potrebbe pesare l’esito delle elezioni presidenziali sulle scelte della Yellen?

Le aspettative di normalizzazione dei tassi non sono particolarmente elevate, se si considera che da qui al 2018 è previsto un aumento dei Fed Funds dallo 0,25% al 1%. In pratica dopo il probabile aumento del prossimo dicembre, i mercati anticipano solo due ulteriori rialzi da 0,25% nei successivi 24 mesi.
In effetti i mercati non sembrano anticipare per nulla una “normalizzazione”, quanto semmai un movimento molto limitato dei tassi di interesse, segno che non c’è una grande fiducia nella ripresa economica.
L’esito delle elezioni presidenziali potrebbe pesare parecchio sulle scelte della Fed, soprattutto nel caso di vittoria di Donald Trump. In quel caso mi aspetterei un maggiore intervento per contenere le possibili ripercussioni sui mercati che, qualora fossero fortemente negative, potrebbero spingere verso un nuovo allentamento della politica monetaria.

Il mercato si aspetta un’estensione del Qe della Bce a dicembre. Quali asset class in Europa potrebbero trarre beneficio da tale provvedimento?

Posto che le asset class direttamente coinvolte sono già su livelli molto alti, l’estensione del Qe beneficerebbe i mercati in generale. In misura proporzionale sarebbero forse le asset class più ad alto rischio a godere dei maggiori benefici. Ci aspetteremmo comunque un impatto significativo ma non enorme, in linea con la tendenza degli ultimi anni che vede effetti via via decrescenti sugli annunci di estensione/aumento del Qe.

La Banca del Giappone sembra avviarsi verso una stabilizzazione della sua politica accomodante. Quali i potenziali effetti su yen e Borsa di Tokio?

Più che di stabilizzazione si potrebbe parlare di re-indirizzamento. Da una politica di Qe “standard”, l’idea è di passare a una vera e propria gestione della curva dei rendimenti, orchestrando l’aumento dei rendimenti delle scadenze a medio-lungo termine per venire in aiuto del settore finanziario.
Data l’estrema novità di questo approccio, gli effetti non sono facili da prevedere. Se tutto andasse come pianificato ci si potrebbe attendere un rafforzamento dei valori di borsa, soprattutto evidentemente del settore finanziario e un indebolimento della valuta.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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