Bce, occhi puntati sul meeting di domani

I commenti di Andrea Iannelli, investment director obbligazionario di Fidelity International, Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM,  François Rimeu, head of Multi Asset & Senior Strategist di La Française e Adrian Hilton, responsabile global rates and currency presso Columbia Threadneedle Investments, in vista dell’imminente riunione di politica monetaria della Bce

Andrea Iannelli, investment director obbligazionario di Fidelity International, commenta:

“Nel mese di maggio la politica ha preso saldamente il comando dei mercati, in quanto la scena è stata dominata dagli eventi italiani. In Europa, i rendimenti core sono stati spinti al ribasso dalla volatilità dei titoli periferici e dalla successiva fuga verso la qualità. La saga della periferia non si è però ancora esaurita e nei prossimi mesi gli spread potrebbero subire nuovi ampliamenti, anche solo per la prodigalità fiscale che perseguirà il governo italiano.

La Bce si è mostrata poco incline a cambiare orientamento dopo l’aumento della volatilità del mercato, mentre l’ultimo dato sull’IPC dell’Eurozona, essendo risultato superiore alle attese, giustificherà a nostro avviso l’annuncio di un’ulteriore riduzione del Qe dall’estate. La retorica della Bce potrebbe però restare accomodante viste le tensioni politiche ancora sullo sfondo e che potrebbero tornare in superficie. È pertanto probabile che i tassi sui depositi restino invariati per un lungo periodo di tempo.

Per i mercati, mentre la via di minor resistenza nel breve periodo indica un aumento dei rendimenti dei bund, il differenziale rispetto ai treasury Usa dovrebbe ampliarsi ulteriormente in quanto le politiche monetarie di entrambi i versanti dell’Atlantico seguono ancora direzioni opposte.”

Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM, commenta:

“Sebbene recentemente ci siano stati commenti circa un possibile tapering del programma di acquisto di asset della Banca centrale europea, riteniamo che probabilmente ciò non verrà annunciato nel corso del meeting di politica monetaria di questa settimana. A nostro avviso, infatti, con gli ultimi sondaggi che indicano un chiaro rallentamento, la Bce vorrà attendere nuovi report sull’attività economica attuale.

È probabile che le previsioni aggiornate della Bce includano prospettive di crescita più basse per quest’anno, e solo aumenti modesti dell’inflazione, il che manda nel complesso un segnale da colomba. Nel frattempo, gli hard data economici più recenti – tra cui l’output della produzione industriale del mese di aprile – indicano un’attività debole in tutti i paesi. La produzione industriale è diminuita sia nei paesi core, con la Francia che ha riportato un calo notevole nella produzione di energia, sia nei paesi periferici.

In relazione a questi ultimi, la produzione industriale dell’Italia è scesa ad aprile dell’1,2% rispetto al mese di marzo, rallentando a una crescita annua dell’1,9% a/a. Osserviamo che con un sentiment in netto peggioramento – in Francia, il sentiment delle imprese del comparto industriale pubblicato dalla banca centrale è diminuito di due punti il mese scorso – possono essere trovati ulteriori argomenti a supporto di una strategia di comunicazione prudente e da colomba della Bce”.

bce

François Rimeu, head of Multi Asset & Senior Strategist di La Française, commenta:

“Dopo l’ultimo discorso di Praet, capo economista e membro del board direttivo della Bce, le aspettative attorno a una potenziale uscita dell’Istituto centrale dal Qe sono aumentate, specialmente se si considera il tono da colomba precedentemente adottato dal capo economista. Ad oggi è probabile che la Bce riduca gli acquisti di asset a 15 miliardi al mese nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno e che il Qe termini a dicembre. Ad ogni modo pensiamo che avrebbe più senso per la Bce aspettare fino a luglio prima di fornire maggiori informazioni sulla portata e sulle tempistiche. E’ probabile che l’Istituto di Francoforte riveda al rialzo le aspettative sull’inflazione per il 2018 e 2019 alla luce dei buoni dati riportati a maggio e dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda la crescita, le attese potrebbero essere marginalmente riviste al ribasso a seguito dei dati economici pubblicati negli ultimi tre mesi. Con il mercato che ha già prezzato le dichiarazioni di Praet, non ci aspettiamo movimenti significativi se non nel caso di un annuncio da parte della Bce della fine del programma di acquisti di asset”.

Adrian Hilton, responsabile global rates and currency presso Columbia Threadneedle Investments, commenta:

“Pensiamo che ci sia una buona probabilità che la Bce discuta la fine del suo programma di Qe durante la riunione programmata per domani, anche se non verrà raggiunta una decisione finale precisa riguardo ai tempi necessari. Ci aspettiamo un breve e iniziale processo di tapering, con la chiusura del programma a dicembre di quest’anno.

In un certo senso, non importa molto se domani decideranno o meno il da farsi; il programma raggiungerà i limiti massimi di capacità verso la fine dell’anno e, in ogni caso, dovrà essere chiuso. Lo strumento più potente di politica monetaria in questo momento è la direzione che verrà data al reinvestimento totale degli attivi di Qe in scadenza e, a tempo debito, i tempi del primo rialzo dei tassi.

Chiaramente, i recenti sviluppi della politica italiana e dei prezzi delle attività pongono nuovi rischi per l’area Euro e i mercati potrebbero dover abituarsi a livelli di volatilità permanentemente più alti. Ma fino a ora, la Bce non sembra ritenere che questo cambiamento sia sufficiente a far deragliare la sua lenta e costante normalizzazione della politica monetaria. Se si riesce a tenere sotto controllo i rischi del mercato italiano, allora una crescita al di sopra della tendenza e il lieve recupero dell’inflazione dovrebbero consentire ai tassi di aumentare da qui ad un anno circa”.

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