Bce, l’allarme deflazione è terminato

Bce, l’allarme deflazione è terminato. Niente di nuovo per la politica monetaria della Banca Centrale.

Draghi conferma nelle prime battute della conferenza stampa che il board della Bce ha deciso di mantenere inalterati i livelli dei tassi d’interesse e che continuerà a farlo per un tempo considerevole a causa dell’evoluzione economica dell’Unione Europea. Inoltre conferma che il programma di acquisto titoli seguirà le linee indicate nella precedente riunione: 80.000 mln di euro fino alla fine del corrente mese e 60.000 mln di euro mensili fino al prossimo dicembre. Poi passa a commentare l’evoluzione dell’inflazione sottostante, che continua a mantenersi lontana dal target inflation del 2%.

I prezzi al consumo, dice il governatore, hanno subito un’accelerazione a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e degli alimenti. Le pressioni inflazionistiche continuano a mostrare un trend moderato. Il programma di acquisto titoli prevede un eventuale incremento dei volumi di acquisto se questo si rendesse necessario.

Draghi sostiene che secondo la Bce sono cambiate le prospettive economiche per l’Eurozona: le nuove stime includono un aumento del Pil dell’1,8% (la precedente stima era all’1,7%); 1,7% nel 2018 (rispetto al precedente 1,6%), e 1,6% nel 2019 (invariato).

Cambiano anche le stime che fotografano l’evoluzione dell’inflazione nei prossimi anni: 1,7% nel 2017 (rispetto al ben più contenuto 1,3% dell’ultima revisione); 1,6% nel 2018 (in aumento rispetto all’1,5% precedente); e 1,7 per il 2019 (invariata).

Per Draghi è molto importante che si sia messa in moto una riduzione della dispersione della crescita tra i paesi dell’eurozona (scesa ai minimi registrati dal 2009). Nonostante ciò, il governatore evidenzia che la misura più importante per uniformare le condizioni economiche nell’area è legata alla riduzione del tasso di disoccupazione in alcuni paesi. In tutti i casi, Draghi conferma che l’attuale tasso di crescita dell’economia ha consentito all’area di lasciarsi alle spalle i rischi deflazionistici. Il rapporto tra rischio (inteso come deflazione) e crescita è migliorato di molto.

Interrogato dalla stampa sul livello del consenso all’interno del board dell’istituto, il governatore comunica che nessuno dei membri del board ha proposto modifiche all’impostazione della politica monetaria fin qui perseguita. In merito alle tensioni politiche, il governatore sostiene che la maggior parte della popolazione dei paesi dell’area è favorevole all’euro.

Ulteriori tagli ai tassi ufficiali di riferimento sono esclusi. la nostra forward guidance in materia di costo del denaro, ha sottolineato, è quella dettata dal momento.

Per quanto riguarda il cambio dell’euro, Draghi afferma che il problema non è la divisa unica europea ma il dollaro, che si trova su livelli di quotazione molto più alti rispetto a quelli mostrati dalla media storica. Il governatore sostiene che la maggior parte dei problemi da risolvere per l’eurozona sono di natura internazionale (i rischi domestici si sono ridotti mentre quelli geopolitici sono in aumento).e che pertanto la loro soluzione richiede una maggiore capacità di fare gruppo e di lavorare insieme. La Brexit e il referendum in Italia non hanno prodotto gli effetti disastrosi sull’economia dell’area che venivano pronosticati da più parti, ha sottolineato il capo della Bce

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.