Bce, politica espansiva anche dopo marzo 2017

Le principali banche centrali sono ancora sotto i riflettori. Quali saranno le prossime mosse di Fed, Bce e BoJ nel breve-medio periodo? L’inchiesta di Fondi&Sicav prosegue con l’intervento di Francesco Leghissa, Ufficio Studi di Copernico SIM

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Gli occhi del mercato restano puntati sulle banche centrali. Credete che le aspettative di normalizzazione dei tassi Usa siano eccessive? Quanto potrebbe pesare l’esito delle elezioni presidenziali sulle scelte della Yellen?

Le aspettative di normalizzazione dei tassi di interesse Usa sono coerenti con quanto pronunciato dalla stessa Yellen negli ultimi interventi. I primi rialzi sono stati continuamente rimandati per motivi esogeni rispetto alle condizioni proprie dell’economia americana che ha mostrato una stabilità invidiabile, almeno per le economie europee, sia per quanto riguarda il tasso di occupazione sia per i livelli di crescita, nonostante le ultime flessioni sulle stime. Probabilmente l’unica cosa che potrebbe rimandare il primo aumento previsto entro la fine dell’anno, al di là di eventi catastrofici per l’economia mondiale, sono le elezioni presidenziali. Un’eventuale vittoria di Trump potrebbe portare una forte instabilità e volatilità sui mercati, sebbene temporanea e limitata nel tempo nella nostra opinione, proprio nel periodo dell’anno che dovrebbe coincidere con l’inizio dell’abbandono della politica ultra espansiva.

Il mercato si aspetta un’estensione del Qe della Bce a dicembre. Quali asset class in Europa potrebbero trarre beneficio da tale provvedimento?

Al di là delle indiscrezioni degli ultimi giorni su un’inattesa riduzione del Qe, la maggior parte degli analisti ritiene altamente probabile un prolungamento della politica espansiva della Bce anche dopo marzo 2017. Al momento tale ipotesi probabilmente non è ancora stata scontata pienamente dal mercato e gli asset che potrebbero continuare la loro corsa, o perlomeno rimanere sull’attuale trend di stabilizzazione, sono principalmente quelli obbligazionari, in primis governativi periferici e titoli high yield cioè l’obbligazionario percepito più rischioso dove una sorta di garanzia “implicita” della Banca centrale può aiutare a ridurre ulteriormente gli spread.
I corsi azionari potrebbero beneficiare in maniera indiretta a causa della continua disponibilità di liquidità nel sistema. Tuttavia la vera linfa per confermare un trend positivo e ridurre la volatilità sarebbe una ripresa economica più salda e una ripresa dei consumi interni che, nonostante qualche eccezione, rimane estremamente contenuta. Il rischio è un’assuefazione alla politica espansiva che nel medio-lungo periodo lascerebbe la Bce completamente disarmata in caso di shock negativi importanti.

La Banca del Giappone sembra avviarsi verso una stabilizzazione della sua politica accomodante. Quali i potenziali effetti su yen e Borsa di Tokio?

Il mercato giapponese, sia a livello monetario sia borsistico, reagisce principalmente a shock esterni o annunci di politica monetaria che sorprendono il mercato. La stabilizzazione della politica della BoJ secondo noi non porterà un’accelerazione al trend positivo dei corsi azionari o a un forte deprezzamento dello yen, molto più importante sarà l’impatto che tutto ciò avrà sull’economia reale e sull’inflazione. In questi ambiti però, più che la Banca centrale, sarà fondamentale la politica riformista del Governo che al momento è risultata poco incisiva.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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